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20 €/mese per tre anni e mutua postale

IL 15 dicembre Poste e sindacati hanno firmato l’intesa per il rinnovo del CCNL, scaduto il 31 dicembre 2012, per il periodo 2013-15. L’accordo non presenta variazioni normative al contratto scaduto, prevede invece due interventi: un pagamento di 800€ lordi (livello C), che si aggiungono ai 260€ del luglio 2013, divisi tra gennaio e luglio 2015, e l’introduzione di un fondo sanitario aziendale. Le cifre indicate vanno a coprire il periodo di ritardo nel rinnovo del CCNL (ex vacanza contrattuale). Per come è stato lanciato dai sindacati si tratterebbe di una grande conquista economica (ben 1060€ in tre anni), ma solo degli allocchi potrebbero credere a queste fandonie.
La cifra viene spacciata per aumento contrattuale; accettando questo principio (vedremo che in realtà è falso) si tratterebbe di un misero aumento inferiore ai 20€ mensili per i tre anni 2013-2015.
Ma non si tratta neppure di questo perchè non c’è alcun aumento contrattuale, ma solo un pagamento di una cifra una tantum “onnicomprensiva” di ogni previsione economica. In altre parole, questi soldi, non andranno in alcun modo a modificare i minimi contrattuali che resteranno fermi al 2012. Ma non solo, la stessa cifra, come precisato nel verbale, non concorre alla determinazione del TFR.    
Siamo quindi i presenza dell’ennesima furbata congegnata da Poste e sindacati ai danni dei lavoratori, e realizzata con totale spudoratezza al punto da scrivere nel verbale che sì, effettivamente sarebbe il caso di procedere alla rivalutazione del “valore punto” sulla base del quale determinare i minimi contrattuali, almeno per quanto attiene alla valutazione Istat per l’IPCA (indice dei prezzi al consumo europei), ma per ora lasciamo pure le cose come stanno e poi si vedrà.
E infatti il lasciare le cose come stanno, almeno per ora, è la ragione prima che sottende a questo (pseudo) rinnovo contrattuale. Lo dichiarano anche nel verbale, nel solito modo strumentale e mistificatorio: vi è la trattativa per il premio di risultato, ed il confronto (?) sul piano industriale, quindi è bene che a questi non si aggiunga anche il rinnovo del contratto nazionale.
Ma perchè non si possono sovrapporre queste trattative (?) e questo confronto?
Non lo dicono, e fanno bene a non farlo, perchè se lo facessero dovrebbero dire che in primo luogo ciò che deciderà le sorti dei postali e del loro contratto (o dei loro contratti) sarà l’esito della privatizzazione in corso d’opera e del nuovo assetto societario che da questa ne potrà derivare.
Questo il vero nodo da sciogliere, perchè a quel punto nessuno potrà più esimersi dall’affrontare le questioni del contratto di settore, i cui effetti difficilmente potranno essere positivi per i dipendenti di poste.
Ma non solo, alla luce del piano di Caio, sarà interessante verificare quali saranno gli obiettivi, i contenuti, i vincoli, per la corresponsione di un eventuale premio, che, forse è bene ricordarlo, è appunto una voce assolutamente variabile e subordinata del salario, i cui parametri sono esclusivamente nelle mani del padrone, che appunto ne decide il pagamento o meno.
Insomma le riforme della contrattazione di questi anni hanno portato ad una sempre maggior subalternità del contratto collettivo nazionale rispetto a quello aziendale legato alla produttività, con la chiara connotazione di premio; i postali dovranno prima o poi fare i conti con questa    realtà, che neppure immaginano in questo momento, ma che invece è ben presente e pronta a manifestarsi. Le condizioni ci sono tutte, ed il periodo è fecondo di cambiamenti che porteranno ad uno stravolgimento della realtà postale, adeguandola alla generale e complessiva precarizzazione, sia e economica che normativa.
Forse è ancora presto perchè venga fatto sperimentare anche ai postali il modello cooperative, pur presente e già fondamentale all’interno del gruppo Poste, ma la strada tracciata da quel modello è talmente appetibile per le aziende, i padroni, e nel caso di Poste per i prossimi investitori, che temiamo non passerà molto tempo perchè questo possa verificarsi.

Che ne sarà allora dei postali? Alla luce di quanto avviene oggi, nel lungo percorso di peggioramento delle capacità di discernimento della maggioranza dei lavoratori, della totale non consapevolezza della loro condizione, dei rapporti reali connessi alla prestazione di lavoro, del significato reale di determinati interventi o omissioni sindacali/aziendali, non potrà che essere un disastro, da ogni punto di vista, ma soprattutto in termini di dignità personale.

Si dirà: che c’entra tutto questo col rinnovo contrattuale e i bei soldi che ci danno a gennaio/luglio? Noi abbiamo un contratto collettivo, abbiamo sindacalisti di grido, abbiamo soprattutto un posto di lavoro garantito, perchè ci dovremmo preoccupare? Lavoriamo e basta.
Fate pure, non sarà una novità, raccogliete briciole qua e là, senza porvi alcun problema, così sia, se proprio ne siete convinti.
Nel caso potreste anche valutare quale quota versare nel costituendo fondo sanitario che i vostri sindacati e Poste hanno inventato. Non è tempo di discutere di contratto, di aumenti, di esuberi o di privatizzazione, ma per costituire una mutua postale sì; perbacco, i postali meritano una loro mutua personale che li possa supportare di fronte al venir meno del servizio sanitario nazionale che, naturalmente, deve venir meno perchè i tempi vogliono questo, perchè il servizio pubblico non è all’altezza,  perchè il privato è meglio, ed il pubblico fa parte di una visione collettivista pericolosa e da combattere. E sia, fatevi la mutua postale, foraggiate con i soldi del vostro grande stipendio gli interessi di qualche clinica o consorzio di cliniche, magari di proprietà di qualche amico degli amici, e così sia.