Menu
RSS

Milano, 13 marzo, presidio contro gli infortuni e le morti sul lavoro in Poste

Il 3 marzo, dopo il “consueto” schianto con la moto, è morta una lavoratrice di 37 anni. Un'altra vittima nel recapito di Poste Italiane, che si aggiunge ai due recentissimi decessi dell'ottobre scorso.
La notizia non ha avuto il minimo risalto coperta dalla finzione del banale incidente stradale e della connessa fatalità. Poteva succedere a chiunque, andando al supermercato, o al cinema, può quindi accadere anche a chi usa la moto per recapitare la corrispondenza di Poste.
Questo in sintesi il messaggio veicolato dai media che si sono occupati della vicenda senza che nessuno abbia contestato questa tesi, tantoméno Poste, che ben si guarda dal dire che questo non è un semplice incidente stradale.
Ma invece questa non è la realtà perché questo è l'ennesimo infortunio mortale che colpisce i lavoratori di Poste che fanno recapito! Questa la verità che sottende questi fatti, checchè ne dicano media, Poste, assicurazioni o giudici.
I postini di Poste per costoro non sembrano poter essere degni neppure di morire per infortunio mentre lavorano, per il semplice fatto che vanno a spasso come tutti gli altri utenti della strada.
E' di questi giorni la sentenza contraria al ricorso presentato dai genitori di Roberto Scavo (giovane precario, deceduto nel 2008 sempre in seguito ad infortunio sulla strada) nella quale viene sostenuta la tesi che non di infortunio si tratta ma appunto di un semplice incidente, con tutte le conseguenze del caso, compresa l'attribuzione del pagamento per decine di migliaia di euro per spese processuali a favore di Poste e assicurazioni.
Negli scorsi anni, a partire dal 2008 fino al 2010-11, abbiamo assistito ad una strage di lavoratori del recapito, allora erano in corso d'opera le progressive riorganizzazioni, oggi, alla soglia di una ristrutturazione radicale, il fenomeno si ripresenta, e questo è un fatto molto grave.
Tutti sono a conoscenza del fatto che in Poste oltre il 70% di tutti gli infortuni avviene nel recapito e che oltre il 50% di questi infortuni, anche gravi quando non direttamente mortali, coinvolgono lavoratori che usano la moto. Quindi tutti sanno (persino il parlamento che negli scorsi anni - 2009 - chiese conto a Poste della strage di postini e del ruolo in queste morti appunto del motociclo), ma nulla è cambiato, la moto è rimasta …... e gli infortuni riprendono.
E' il caso di ricordare che questo mezzo fu introdotto proprio in ragione della sua potenza, della sua capienza, dei carichi maggiori da trasportare, della sua velocità, in altre parole per il fatto che consente una maggior sfruttamento dei lavoratori con l'aumento della durata e dell'intensità della prestazione lavorativa? Che la sua introduzione comportò l'eliminazione di oltre 2000 zone di recapito col beneplacito dei sindacati firmatari? Che anche con un uso “normale”, corretto, secondo le regole, è comunque un fattore di rischio specifico, tanto conclamato quanto sottovalutato sia da Poste che da sindacati? Che  l'uso demenziale (sovraccarichi, cattiva o nulla manutenzione manutenzione) moltiplica in modo esponenziale la sua potenzialità come fattore determinante di rischio, anche mortale?
Non dovrebbe essere necessario ma lo stato delle cose dice invece che va ricordato, ribadito, sottolineato all'infinito, anche contro la folle determinazione di parte dei lavoratori nel persistere nella loro scelta di ignorare il problema della sicurezza sul lavoro.
Costoro sono complici del padrone e dei sindacati, e pensano di trarne degli utili, mentre in realtà non sono che delle potenziali vittime che, prima o poi, pagheranno a caro prezzo la loro stupidità. Auguri a costoro.
Per tutti gli altri, meno stupidi, l'invito ad aprire gli occhi, a ragionare, per comprendere che nessuno regala nulla, neppure le poste, che pochi soldi in più, non valgono il prezzo di una eventuale invalidità; che il padrone, sulla carta, ha l'obbligo di garantire la sicurezza dei lavoratori, ma nella pratica, se i lavoratori non si assumono in proprio il controllo e la gestione della loro sicurezza, i padroni possono continuare a far finta di occuparsi di sicurezza, mentre la realtà quotidiana resterà di tutt'altro segno.
Siamo alle soglie di una drastica ristrutturazione (rivoluzione, secondo Caio) che comporterà un pesante peggioramento della condizione dei lavoratori, anche per ciò che riguarda la tutela della loro salute e sicurezza. Sta ai lavoratori scegliere da che parte stare, anche su questo tema.

Venerdì 13 marzo, dalle ore 12 alle 15, presidio con volantinaggio, davanti ai centri recapito di via Valtellina Milano.        

Il volantino da distribuire: Presidio contro infortuni e morti in Poste.

S.I. Cobas

All'iniziativa parteciperemo con la CUB Poste.