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SDA, Poste, SICobas: fischi per fiaschi

Chiusa la vertenza SDA; respinto l'attacco di Poste contro i lavoratori in appalto; rafforzato il peso della presenza Sicobas in SDA; sconfitto l'attacco fascista; denunciato il ruolo dei sindacati confederali nella vicenda .... ora il Sicobas nazionale celebra le dichiarazioni di solidarietà e di stigmatizzazione di alcuni rappresentanti della componente di “opposizione” interna della CGIL, tra i quali appare anche una esponente del SLC-CGIL, sindacato di categoria delle poste di Bologna (vedi link al sito).
Già nel corso della vertenza, in un comunicato ufficiale, il gruppo dirigente Sicobas dichiarava l'aperto sostegno dei facchini ad uno sciopero locale (Emilia Romagna) dei postali per la difesa di posti di lavoro contro la ristrutturazione in corso da parte di Poste. Concetto che riappare anche nel comunicato alla chiusura della vertenza dove si indicano i protagonisti della lotta SDA quali punto di riferimento per i postini che devono affrontare la ristrutturazione del settore.
E' forse il caso di fare un po' di chiarezza in modo tale che anche i dirigenti del Sicobas possano evitare per il futuro di dire sciocchezze di questa portata. Non sappiamo se queste brevi considerazioni potranno essere in grado di ottenere questo risultato, probabilmente non ne abbiamo neppure la capacità per affrontare tale compito, dato che, come ha sostenuto pubblicamente il coordinatore nazionale su facebook, i postini/postali non rientrano nella schiera dei veri lavoratori-proletari, quindi non possono avere gli strumenti per leggere e interpretare correttamente le dinamiche della contraddizione capitale-lavoro in tutte le sue implicazioni. Lasciando il coordinatore nazionale alle sue convinzioni (come impiegato della regione Lombardia evidentemente lui ha avuto la fortuna di poter partecipare direttamente allo scontro di classe, e di questo siamo un po' invidiosi), e facciamo il punto.
La vertenza SDA è chiusa? No, deve ancora (ri)cominciare, questo lo sanno anche i dirigenti che infatti rimandano ad un imprecisato futuro la questione (“molti problemi della ristrutturazione saranno da affrontare in seguito”) per il semplice motivo che la ristrutturazione di SDA, con le conseguenti ricadute anche sul lavoratori in appalto con le cooperative, fa parte del quadro complessivo disegnato dall'ad Caio per la riorganizzazione di tutto il gruppo poste. Cosa ne sanno i dirigenti del Sicobas del piano dell'ad voluto da Renzi, per traghettare finalmente Poste in borsa compiendone la privatizzazione effettiva dopo la liberalizzazione? Temiamo, ragionevolmente, nulla. Dall'alto della loro sicumera militante, del loro spessore ideologico e culturale, non hanno necessità di occuparsi di simili sciocchezze, a loro interessa lo scontro di classe, la rivendicazione salariale, la lotta, il picchetto, lo scontro con fascisti e polizia, un piano padronale in perfetto stile neoliberista applicato ad un'azienda centrale nel panorama economico del paese è un dettaglio sovrastrutturale su cui non si deve perdere tempo ….. salvo poi subirne gli effetti.
La lotta è stata vinta? Sì, se ci si limita al dato immediato: nessuno dei lavoratori che venivano già dichiarati esuberi è rimasto senza salario, o quasi. Ma l'accordo sottoscritto, sembra di capire dai comunicati, se da una parte attiva la cassa integrazione a rotazione, dall'altra dichiara che alla scadenza dei contratti a termine questi saranno compensati dal rientro al lavoro dei cassaintegrati a tempo indeterminato (nessuna considerazione al riguardo sulle possibili implicazioni del jobs act e dei suoi effetti).
Se questi sono i termini dell'accordo, l'obiettivo di Poste di ridurre sin d'ora il numero degli addetti è raggiunto? Sembrerebbe proprio di sì. Del resto, sempre nei comunicati si sostiene che il problema degli esuberi sarebbe tranquillamente stato risolto “con una politica di incentivo all’esodo volontario”, in altre parole quindi, i dirigenti Sicobas sarebbero già stati pronti a concordare con SDA/Poste la gestione degli esuberi voluti dall'azienda, niente di più e niente di meno della classica politica confederale, salvo, probabilmente, una maggior trasparenza, sostegno diretto dei lavoratori, anche con decisione formale finale lasciata alla loro (?) volontà.
Sia ben chiaro, il Sicobas non ha niente in comune con i sindacati confederali, né con le loro pratiche clientelari, né con la loro contiguità/condivisione dei principi economici e politici padronali, ma di fronte alla decisione dei padroni di eliminare forza lavoro, la forza reale dei lavoratori e delle loro organizzazioni (anche del Sicobas) mostra la corda.  Abbiamo già detto della specificità del settore della logistica su cui insiste l'azione del Sicobas e non ci ripetiamo, ma una vera controprova della forza reale del movimento cresciuto sino ad oggi nella logistica, si avrà solo alla prova di un conflitto nel quale siano in gioco esuberi effettivi, chiusure o delocalizzazioni. Fino ad oggi questo non è stato; fino ad oggi gli esuberi/licenziamenti sono stati il prodotto strumentale di ritorsioni padronali nei confronti delle rivendicazioni e della politicizzazione dei lavoratori inquadrati nel Sicobas. Non è un caso del resto che la storia del movimento rivendicativo messo in campo sia costellato di accordi che hanno visto esodi incentivati dei protagonisti delle lotte e che il Sicobas sia pieno di ex: ex Esselunga, ex Ikea, ex Granarolo, ex........ E' questo un argomento degno di attenzione -  pur minima, tale da non distoglierli dalla gestione impetuosa della crescita delle adesioni e del successo dell'azione rivendicativa - per i dirigenti? Lo sviluppo e l'esito del recentissimo congresso dicono chiaramente di no.
Meglio, più facile e gratificante, trastullarsi con fantomatiche paure di Poste e governo relative al possibile contagio “dell'esempio delle lotte dei facchini di SDA” verso, in specie, i dipendenti del gruppo Poste che stanno per subire un attacco (nuovo attacco, diciamo noi) a causa della privatizzazione, portando a sostegno di questa ipotesi (per loro evidentemente già in atto), degli “scioperi per le chiusure degli uffici (vedi Emilia Romagna)”, segnale di un possibile riscatto dalla subalternità verso il padrone Poste ed il braccio sindacale rappresentato dalla Cisl.
Su questo punto la pochezza di analisi politica è al suo apice e, cosa assolutamente grave, nella totale inconsapevolezza. Abbiamo già detto della ignoranza dei temi che riguardano il settore postale, indicandone anche le motivazioni, più o meno conscie, ma appare persino paradossale l'incapacità di comprendere il quadro sindacale in Poste. La lettura che ne compiono, stando ai documenti, è quella secondo la quale esiste il sindacato filo padronale Cisl che tiene i lavoratori sotto scacco mentre altri sindacati, come Cgil e Uil che (è bene ricordarlo) hanno indetto il famoso sciopero del 18 maggio che tanto è piaciuto ai dirigenti Sicobas, sono contrari alla politica aziendale e organizzano i lavoratori con azioni di lotta e scioperi.
Pura fantascienza; i confederali, con i sindacati autonomi e UGL, rappresentano, al punto da esprimerne anche gli stessi dirigenti (dai semplici dirigenti di uffici postali sino ai presidenti del gruppo, secondo una logica di proporzionalità legata alle tessere), l'apparato con cui il sistema poste si è costituito e retto da sempre. E' questo apparato che ha prodotto, per esemplificare, un sistema normativo che sul piano delle relazioni industriali, mentre ha azzerato nel corso degli anni - ben prima degli ultimi accordi interconfederali  - ogni ruolo delle rappresentanze sindacali formali (rsu), ha cercato di impedire ogni azione ed agibilità sindacale alle organizzazioni di base colpendone direttamente, con pesanti interventi sul piano disciplinare, i lavoratori aderenti.
La Cgil e la Uil sono quindi parte integrante di questo apparato, sottoscrittori di ogni possibile accordo succedutosi nel corso dei decenni a discapito della condizione di lavoro, del livello salariale, e della stessa dignità dei lavoratori. La formula “favori in cambio di diritti reali” è il concetto che permea l'attività “sindacale” di queste organizzazioni, e da qui deriva la condizione di sudditanza oggettiva dei postali nei confronti del sistema poste. Quindi, sempre per esemplificare, livelli salariali infimi, ma possibilità di arrotondare con cottimi mascherati o con straordinari; oppure, contratto nazionale scaduto da tre anni ma corresponsione di una una tantum di compensazione che però non andrà a modificare i minimi salariali, ecc.
E' da questo quadro strutturale che si genera il processo di soggettivazione dei lavoratori postali (che certamente poco si discosta dalla maggioranza di tutti gli altri lavoratori italiani), che si manifesta e concretizza sul piano politico in posizioni di destra, anche estrema, sul piano culturale col conformismo gretto ed ignorante, sul piano morale con un'amoralità complessiva, sul piano sociale con razzismo dichiarato ed esplicito. I fatti di Roma, l'aggressione dei corrieri al picchetto organizzata dai capi e dal sindacato, potrebbero tranquillamente vedere quali protagonisti la gran parte dei postali, nel momento in cui si dovessero trovare nelle stesse condizioni materiali di quelli; non solo, nell'ipotesi di una richiesta da parte di Poste di andare a sostituire, anche in SDA, dei lavoratori in sciopero, siamo certi che troverebbero postali più che ben disposti.
Di tutto questo i dirigenti Sicobas non sanno nulla, straparlano solo di unità dei lavoratori, fermi alle loro formule sclerotizzate ed incapaci di analisi efficaci. Meglio rifarsi al prototipo idealizzato del proletario, sempre potenzialmente rivoluzionario, grazie alla prerogative connaturate, piuttosto che relazionarsi con chi, come noi Sicobas Poste, qualche informazione, conoscenza, esperienza, pratica, iniziative sindacali e di lotta, nel corso di vent'anni vissuti nelle organizzazioni di base abbiamo acquisito e realizzato (per informazione dei dirigenti: noi dichiariamo uno sciopero contro le prestazioni a cottimo e straordinarie da anni, subendo sanzioni disciplinari pesanti, mentre i lavoratori, potenziali vittime di contagio, di cui loro fantasticano, si riempiono le tasche in modo vergognoso).  Fantasioso in questo contesto sostenere che le lotte dei facchini sono trasmissibili ai postali. A maggior ragione nel momento in cui non viene neppure ipotizzato un processo di egemonizzazione nei confronti dei postali, partendo dall'appropriazione e direzione di eventuali iniziative (vedi sciopero del 18) assunte nel settore che, almeno sul piano delle forze reali sul campo, potrebbe avere un risultato, non scontato, ma probabilmente positivo. Ma per far questo sarebbe necessario, oltre che la forza dei numeri, anche la conoscenza degli interlocutori nella loro sostanza, nei processi nei quali agiscono e sono agiti, nelle loro contraddizioni oggettive e soggettive, insomma sarebbe necessario avere la capacità di leggere e modificare la realtà effettiva, ma questa necessità non appartiene ai dirigenti Sicobas, e lo dimostrano ad ogni occasione.
E' molto più semplice bearsi per un comunicato di solidarietà da parte di una manciata (quattro) di funzionari Cgil ed assumere questa eccezionale presa di posizione quale termine di valutazione della azione sindacale e politica. Di prese di posizione solidaristiche delle svariate, susseguentisi nel corso dei decenni, componenti sinistre della Cgil, sono pieni gli annali della cronaca politica e sindacale degli scorsi anni, ma questi personaggi ben si guardano dall'andare oltre, dal mollare la sedia, dal risolvere una volta per tutte il loro conflitto morale (sto qui, ma sono con voi). Quindi sarebbero opportuni una minore enfasi ed entusiasmo per simili esternazioni che, quando vedono coinvolti esponenti della federazione Cgil del settore postale, assumono caratteri di pura commedia; il nemico, contrariamente a quanto pensa il gruppo dirigente Sicobas, non è in casa nostra.
SICobas Poste - 28 maggio 2015             Il file: SDA, Poste, SICobas: fischi per fiaschi