Roserio, Linate, Peschiera……… e molto altro

Ottobre 30, 2017

Nei primi giorni di settembre Poste e sindacati tutti, firmano un accordo per la rilocazione presso il CMP Roserio delle attività genericamente intese come posta internazionale. Dal testo: “ Il nuovo impianto consentirà di sviluppare, potenziare e rendere più efficiente il processo industriale dedicato alla posta internazionale permettendo così di far crescere Poste italiane presso gli altri operatori postali internazionali. Tale innovazione richiede un reengineering della rete logistica, inbound e outbound e l’accentramento dei prodotti di posta internazionale sui nodi dedicati…”

La riorganizzazione avverrà in due fasi: primo lo spostamento temporaneo di un centinaio di addetti quindi il trasferimento completo delle lavorazioni. La prima fase, sempre secondo l’accordo, vede la totale discrezionalità di Poste nella individuazione dei lavoratori da “distaccare” mentre, per la seconda fase, si prevede una verifica delle eventuali disponibilità dei singoli al trasferimento quindi, nel caso i risultati dell’indagine fossero negativi o insufficienti, la formazione di una graduatoria generale, da produrre secondo criteri ancora da definire, per la mobilità di tutto il personale interessato.

Poste, tramite il responsabile di Peschiera, sta quindi agendo nel rispetto dell’accordo sottoscritto, designando d’autorità quali saranno i lavoratori distaccati a breve. Pare proprio che il responsabile abbia ampiamente goduto di questa occasione sottolineando, nei colloqui con i lavoratori prescelti, che la scelta è stata fatta da lui personalmente, che non è trattabile né modificabile, tanto più che nel farla lui ha agito con l’intento di non penalizzare nessuno ma, anzi, ha cercato di tutelare tutti, non stravolgendo la vita e le necessità di nessuno. Il solo criterio quindi usato nello spoglio dei candidati è, a suo dire, la vicinanza a Roserio, con l’obiettivo preciso di non rendere gravoso il raggiungimento del posto di lavoro.

Verrebbe spontaneo a questo punto fare un plauso al responsabile del CMP, rispettoso degli accordi sindacali e garante delle condizioni di vita e del benessere dei dipendenti al suo servizio, ma dato che non crediamo a Babbo Natale, che conosciamo bene la realtà postale, col suo intrico di relazioni, con la fitta trama di interessi personali e di consorteria, con la sua rete di clientele sindacali e/o di altro tipo, temiamo che la situazione non sia esattamente così come viene decritta.

Se veramente si fosse voluto usare una procedura trasparente, priva di implicazioni e connotazioni negative, sarebbe bastato anticipare l’indagine conoscitiva, chiuderla entro settembre, e la manciata di addetti, volontari da distaccare, sarebbero certamente stati trovati.

Il capo di Peschiera, come detto, ha agito in base all’accordo, ma ai grandi sindacalisti professionisti, romani o locali, una tirata d’orecchi, per non dire altro, i lavoratori, i loro tesserati in primis, dovrebbero dargliela; siamo però alle poste e questo non si fa, meglio mugugnare che farsi rispettare, e poi non si sa mai che prima o poi si possa aver bisogno di questi benefattori del popolo postale, quindi meglio tacere e versare l’obolo mensile. Staremo a vedere cosa accadrà nella fase seguente, con la definizione dei criteri, la graduatoria ecc., ma siamo certi che il meccanismo non muterà di una virgola.

Ciò detto parliamo di cose serie. In una recentissima (3 ottobre) intervista al Corriere della Sera il nuovo amministratore delegato dice:” Vogliamo diventare, ad esempio, il numero uno nei pacchi”. Il giornalista suggerisce che il settore è molto concorrenziale, e Del Fante risponde sottolineando che la concorrenza è entrata da anni nel settore postale in senso lato, e aggiunge: “.. tra pacchi e corrieri siamo al 13-14% della quota totale di mercato per ricavi e il 22% dei volumi. Poco… Devo avere l’ambizione di conquistare una quota molto più alta. E possiamo farlo….”. Il giornalista parla quindi di Amazon indicandolo come nemico delle poste, ma l’AD risponde: “Si sbaglia. E’ una grande opportunità per le poste. E’ l’unico settore in crescita. Loro consegnano quei volumi, con noi o senza di noi. Sta a noi essere bravi il più possibile. Loro, Alibaba e tutto l’e-commerce è un settore che ci costringe ad accelerare il processo produttivo”.

Niente di nuovo verrebbe da dire, è la replica, con accenti leggermente diversi, forse meno entusiasti sul tema della digitalizzazione, del predecessore Caio. Entrambi hanno scoperto l’e-commerce dopo che i loro predecessori hanno smantellato la struttura di gestione dei pacchi per affidarla ai vari corrieri appaltando prima per poi acquisirli nel gruppo (SDA).

Diventare primi nel settore pacchi è ora l’obiettivo, quanto questo sia credibile e perseguibile sarà tutto da verificare, certo che l’esperienza insegna che la distanza tra le parole e i fatti, nella gestione delle poste, può essere veramente grande e che, sovente, la parte dirigenziale, ai vari livelli, dal management ai capetti locali, non ha mai brillato per capacità. Gli esempi sono infiniti, per restare alle gestioni degli ultimi venti anni (Passera, Sarmi) è stato un susseguirsi di progetti e servizi svaniti nel nulla dopo pochi anni, e questo avrà pure un significato.

Per tornare al tema, l’impianto di Roserio e la rilocazione dell’attività del CSI rientra in questo processo. Stando alle voci che circolano le premesse sono pessime. Se fossero vere solo la metà di quanto si dice in azienda sul milionario impianto, sulla sua efficienza, efficacia, produttività ci sarebbe da mettersi le mani nei capelli; purtroppo queste voci generalmente hanno una solida base di verità quindi c’è da aspettarsi il peggio; del resto il funzionamento del CSI di Linate, dalla sua riorganizzazione in poi, non ha certo brillato per risultati se non per dispensatore di ore di straordinario e giacenza di pacchi in attesa di lavorazione, eppure il settore e-commerce internazionale era già in auge e già determinante anche agli occhi più miopi……

E’ probabile a questo punto della lettura del volantino, qualcuno (poco perspicace, peraltro) si possa chiedere se il SI Cobas abbia cambiato pelle occupandosi di gestione aziendale, di mercato, di concorrenza, di produttività gettando alle ortiche i lavoratori, le loro rivendicazioni, i loro diritti. Sarebbe un errore marchiano; il SI Cobas poste non ha cambiato pelle, ritiene molto semplicemente che solo la conoscenza approfondita dei processi produttivi, dell’organizzazione e gestione aziendale, del mercato (postale e finanziario in questo caso), delle dinamiche di conflitto connesse alla concorrenza tra le aziende, nazionali e non, possono rendere possibile la difesa degli interessi di classe dei lavoratori (postali in questo caso, che non sanno di essere parte di una classe pur essendolo oggettivamente).

Come sarebbe possibile, ad esempio combattere la concezione universale che il privato è meglio, che la privatizzazione significa efficienza, produttività, e che un servizio pubblico sia necessariamente deficitario sotto tutti gli aspetti, se non si conoscessero processi produttivi, gestionali, dirigenziali, economici in senso lato? Sarebbero solo chiacchiere, nel migliore dei casi affermazioni di principio, ma nulla più.

Oppure, come perseguire il principio sacrosanto della comunità di interessi tra tutti i lavoratori di aziende concorrenti, se non attaccando il dogma della concorrenza celebrato incessantemente anche in Poste. Oppure, ancora, come si possono comprendere, e magari sostenere, le lotte dei lavoratori della SDA, se non si conoscono le scelte del padrone Poste Italiane spa nel trattamento economico e normativo di questi lavoratori?

Perché, è fin troppo ovvio, ma è meglio ricordarlo, che nel perseguire l’obiettivo dichiarato dall’AD di diventare il numero uno sul mercato, due sono essenzialmente i fattori in campo: gli investimenti per il miglioramento della tecnologia degli impianti e la maggior redditività del lavoro applicato nei processi di produzione, in altre parole: un costo del lavoro il più possibile basso per una produttività il più possibile alta.

Come si tradurrà questo dato per i postali coinvolti sarebbe semplice dirlo, ma, ahinoi, altrettanto inutile, dato che da sempre, in tutti i settori, gli stessi dipendenti riescono sempre a dimostrare che è possibile rendere di più, fare più giri di recapito, fare più straordinari nei CMP, prolungare gli orari agli sportelli, in cambio di quattro spiccioli fetenti.

Ben diversa la condizione degli altri lavoratori, quelli invisibili, che lavorano come facchini o corrieri nella logistica di Poste/SDA. Per costoro, da sempre, la ricetta da tempo sperimentata, è semplice: aumento dello sfruttamento e negazione di diritti.

Se i postali si adegueranno in qualche modo alle pretese di Poste, i lavoratori di SDA (come di tutta logistica) invece hanno dimostrato che sanno opporsi, lottare fino al punto di mettere in crisi l’intera attività di SDA. Niente paura quindi, non abbiamo cambiato pelle. Siamo lavoratori tra i lavoratori, compresi quelli immigrati di SDA, sfruttati da Poste tramite il sistema di cooperative in appalto, solidali con la loro lotta, alla faccia della concorrenza, di Amazon, e di tutti gli altri che vivono del profitto tratto dai lavoratori.

Letto 125 volte Ultima modifica il Mercoledì, 01 Novembre 2017 08:15

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