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(Da www.estense.com) 4 maggio 2018. Postino in scooter si scontra con un furgone e muore. Nell'incidente in via Marina a Comacchio perde la vita il 26 enne portalettere Nicola Benetti di Formignana. Vani i tentativi di rianimarlo. La tragica morte del giovane portalettere, assunto con un contratto a tempo determinato a Comacchio, ha lasciato sgomenti i segretari provinciali dei sindacati di categoria Slc-Cgil e Slp-Cisl, rispettivamente Ida Mantovani e Pierangelo Tolla, che hanno voluto porre all’attenzione di tutti il tema della tutela e sicurezza sul lavoro “quale priorità fondamentale sui luoghi di lavoro in generale e ancor più per chi lavora sulla strada come il portalettere, che svolge un servizio ad alto rischio”. ” Ci preme sottolineare – spiegano i due sindacalisti – come ogni giorno, con qualsiasi condizione meteorologica, con un carico di lavoro sempre più eccessivo, tanti portalettere svolgano con dedizione un’attività per garantire a tutti i cittadini italiani un servizio di consegna universale. Il portalettere, svolge questo servizio di consegna con carichi di lavoro sempre maggiori, dovuti ad una costante riduzione del personale data dalla consegna della posta a giorni alterni per risparmiare sui costi di gestione, fattori che hanno posto un serissimo problema come la tutela e sicurezza sui luoghi di lavoro. Come organizzazioni sindacali riteniamo sia necessario approfondire e analizzare tutte le condizioni di lavoro ad alto rischio a partire dal portalettere. Slc-Cgil e Slp-Cisl Poste di Ferrara in questo momento di dolore e di sconforto si stringono intorno alla famiglia e a tutti i lavoratori di Poste italiane”.

Quando finirà questa strage? Ma soprattutto perché questi morti nel recapito? Paradossalmente ci sentiamo di condividere le affermazioni dei due sindacalisti citate nell’articolo; hanno ragione: “Il portalettere, svolge questo servizio di consegna con carichi di lavoro sempre maggiori, dovuti ad una costante riduzione del personale data dalla consegna della posta a giorni alterni per risparmiare sui costi di gestione, fattori che hanno posto un serissimo problema come la tutela e sicurezza sui luoghi di lavoro”. C’è però una discordanza assoluta sul resto. Ai due andrebbe ricordato che i sindacati che rappresentano sono i coautori delle varie, reiterate, riorganizzazioni del recapito che hanno avuto sempre come costante il taglio degli addetti e l’aumento della produttività. Abbiamo già detto che questa ultima riorganizzazione porta all’eccesso queste costanti determinando una complessiva riduzione di 25.000 addetti entro il 2022 e l’aumento dei carichi di lavoro che conosciamo. Nei centri dove la riorganizzazione è già in atto i lavoratori stanno toccando con mano cosa comporta per la loro condizione di lavoro e di vita il nuovo recapito, negli altri centri (soprattutto nelle tre città che non avranno i giorni alterni) molti si illudono che non saranno coinvolti, che la scamperanno in qualche modo, che – come sempre – ci saranno margini per adattarsi e portare a casa il possibile, magari facendo pure abbinamenti e straordinari. Eppure, almeno a Milano, col venir meno dell’appalto per i messi notificatori del comune, loro stessi, da una decina di giorni, stanno sperimentando, in formato ridotto, cosa potrà essere la nuova organizzazione, cosa insomma determinerà per il loro lavoro quotidiano il taglio di oltre il 20% di zone, cosa comporterà sulla durata, sui modi, sui tempi, sui problemi, e certo non ultimo, sulla loro sicurezza!  Non si illudano costoro, nessuno sarà immune da questa tornata, la spremitura voluta da poste e sindacati toccherà anche loro, e presto. Alcuni mugugnano, i più allargano le braccia in nome del posto di lavoro garantito (?), i precari sono stretti dalla morsa del ricatto della riconferma col miraggio dell’assunzione. Sanno, tutti (o dovrebbero sapere), che i loro sindacati non faranno nulla per porre fine a questa situazione, salvo piangere come coccodrilli, come fanno i due citati sopra, che o sono tonti o in malafede.

Non c’è scampo, devono essere i lavoratori a farsi carico del problema: il piano va ostacolato, attaccato, respinto! Imporre un rigido controllo sull’orario di lavoro, rifiutare prestazioni eccedenti l’orario, pretendere il rispetto assoluto di tutte le norme di sicurezza deve essere l’imperativo di tutta la categoria da qui in avanti. Queste pratiche sono possibili, attuabili e necessarie sin da ora, saranno vitali al momento dell’avvio della riorganizzazione. Come sindacati di base continueremo a dichiarare scioperi delle prestazioni straordinarie, incalzando Poste sul tema della sicurezza, denunciando ogni azione di intimidazione e ricatto nei confronti dei precari. 

Occorre che questo lungo lavoro che ci aspetta abbia una sorta di start, un momento anche simbolico di partenza, noi pensiamo che questo possa essere lo sciopero che abbiamo dichiarato per il 25 maggio prossimo con CUB poste, Cobas poste, ALP Cub, SLG-Cub poste. Invitiamo dunque tutti i lavoratori a partecipare, ma soprattutto ad attrezzarsi per una guerra di posizione che non può essere persa, pena un futuro penoso per chi resterà in azienda.

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Lunedì, 30 Ottobre 2017 21:23

Accordo nazionale produttività

Il totem della produttività .

Inerme, è la condizione della working class italiana. Subalterna, priva di ogni percezione di sè e passiva di fronte agli attacchi del nemico di classe. Ora si appresta a metabolizzare il nuovo assalto sulla produttività, che va ad aggiungersi a pensioni, art. 18, welfare... Nessuna speranza di riscatto quindi? Il sistema capitalistico è e sarà la sola forma economica e sociale possibile? Non è detto, la crisi da una parte, e un nuovo soggetto inaspettato: il proletariato immigrato, potrebbero dare il là al cambiamento.

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