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Kaiserlich und königlich

Il 2 e 3 maggio scorsi si è tenuto il congresso del SI Cobas; il primo dalla sua costituzione nel, oramai lontano, 2010. Nato allora dalla convergenza delle valutazioni di alcuni cobas dello SLAI (Regione Lombardia, ATM, INPS, Sanità, Poste) sulla fine sostanziale del percorso di quella organizzazione e - per quanto ci riguarda - dalla insostenibilità del permanere nella gabbia creata dagli ectoplasmi del fu (glorioso) Cobas Alfa Romeo, sostanziata in manifestazioni di delirio paranoico di potenza quali la pretesa di decidere  - da parte dei capi - come, dove, di cosa, potessero discutere e decidere i vari cobas ed i vari coordinamenti di settore.
Fu una scommessa fondata più sulla volontà dei partecipanti che sulle condizioni oggettive in relazione all'eventuale possibilità di esito favorevole; tutto era contrario a questo esito, a partire dai numeri dei lavoratori coinvolti, che non superavano complessivamente le poche centinaia. Già allora c'era una sensibile componente - e già maggioritaria - di addetti delle cooperative della logistica, risultato dell'azione  di un gruppo di compagni dei cobas già citati, in questo settore. Si veniva dalla lotta vittoriosa alla Bennet di Origgio, e con passaggi secondari, si era prossimi ad affrontare la pesante sconfitta alla GLS di Cerro al Lambro.
Le cose sembravano funzionare, pur tra alti e bassi, c'era comunque un'unità di intenti che faceva superare naturali differenze e valutazioni politiche o ideologiche. Da allora, mentre sul piano delle vertenze si cresceva in estensione, adesioni, importanza delle controparti (Esselunga, Gigante, TNT), pur con risultati contrastanti, sul piano organizzativo, politico, ideale, relazionale interno, si stavano invece manifestando gravi segnali di crisi. L'incapacità, quando non la mancanza di volontà, da parte del gruppo dirigente di affrontare questi problemi, sempre sospinto dal crescere dell'estensione delle lotte, dall'aumento sistematico delle adesioni, dal proporsi continuo di una sempre nuova, ultima, decisiva, irrinunciabile battaglia da combattere, ha portato ad un incancrenirsi dei problemi al punto da creare condizioni tali da compromettere anche i rapporti personali interni.
Abbiamo allora, nel 2014, posto questi elementi al centro dell'attenzione del SI Cobas con un documento (SICobas tra mito e realtà), al quale è seguito una sorta di congelamento della nostra partecipazione all'attività dell'organizzazione, e fu un dramma. Si scoprì un vaso di Pandora da cui fuori uscirono delle brutture inverosimili, sia sul piano “politico organizzativo” che, soprattutto, per quanto riguarda lo spessore morale dei singoli, con insulti gratuiti ed affermazioni farneticanti nei nostri confronti.
Siamo all'oggi, al congresso, al quale si è giunti dopo vari rinvii. Avevamo rivendicato all'epoca la necessità di questo passaggio per risolvere, o almeno affrontare, i problemi che si stavano aggravando, problemi riassumibili nell'interrogativo:”chi decide quale sia la linea politica, sindacale, ideale del SI Cobas?”. L'annuncio quindi della decisione del congresso per i primi di maggio ci ha colto di sorpresa ma anche colpiti favorevolmente. A margine dell'organizzazione, non abbiamo avuto modo di partecipare al percorso precongressuale; abbiamo comunque deciso di partecipare alla scadenza producendo un nostro contributo.
Un documento (Documento SI Cobas Poste per congresso 2015) dichiaratamente impostato sull'analisi del testo congressuale prodotto dal gruppo dirigente, convinti della inevitabilità di questa modalità per un passaggio cruciale come un congresso, soprattutto in relazione ai contenuti (ed alla forma) espressi nel documento ufficiale.
Non ci facevamo eccessive illusioni sul possibile esito del congresso, ma i lavori ai quali abbiamo assistito (solo il primo giorno, quello del dibattito interno), hanno azzerato le pur tenui speranze di un cambiamento di opinione rispetto all'azione del gruppo dirigente.
Se si volesse esprimere con una formula la sintesi politico-organizzativa-relazionale del SI Cobas entrato-uscito dal congresso, si potrebbe dire che è stato un congresso kaiserlich und königlich, col coordinatore nazionale uscente-entrante nel ruolo di imperatore e re a vita, “l'alfa e l'omega” dell'organizzazione, la stella lucente del sistema solare in cui tutti gli altri quadri sono ridotti a pianeti o satelliti privi di luce propria e i lavoratori delegati detriti spaziali.
Lasciando le metafore, e parlando in modo serio, è sul piano teorico, politico, di analisi, che il gruppo dirigente ha manifestato tutti i suoi limiti, già espressi in modo esemplare nello stesso documento congressuale, incapace di guardare oltre la siepe, oltre i territori conosciuti, consueti, di casa.
Limiti già evidenti nell'azione del SI Cobas, incapace di superare (al di là delle affermazioni sentite al congresso, prive di fondamento reale) i confini del settore della logistica, con le sue connotazioni strutturali specifiche e determinanti, che come cobas sottolineiamo da sempre, e che oggi trovano anche altri sostenitori (vedi ClashCityWorkers), con la specifica connotazione multietnica dei proletari organizzati, ma che vede assenti lavoratori italiani. Assenti come sono assenti altri settori e categorie di lavoro se non nei limiti dei cobas storici già fondatori del SI Cobas.
Noi, come cobas delle poste, abbiamo provato ad avanzare un'ipotesi interpretativa di questa problematica, che avrà pure il limite di essere poco concreta nel suo possibile realizzarsi, se rapportata alla realtà del SI Cobas sia a causa della difficoltà del tema che della pochezza dei mezzi (anche umani) a disposizione, ma che certamente nessuno può negare come centrale ed ineludibile per chiunque voglia affrontare sul piano politico, quindi anche come pratica reale, lo scontro di classe e si faccia portatore del progetto di cambiare lo stato di cose esistente nel suo complesso.
Siamo stati snobbati, e sia, ce ne faremo una ragione; lasciamo i dirigenti del SI Cobas con le loro certezze e convinzioni e gli auguriamo una lunga e vittoriosa carriera; noi continueremo, nel nostro piccolo, in campo lavorativo, a fare quello che abbiamo sempre fatto, contrapponendoci al padrone poste ed all'apparato politico-sindacal-clientelare che le regge, mentre terremo sempre accesa la lampada della ragione per quanto riguarda la lettura della realtà nella sua totalità e complessità, fuori dagli schemi, oltre le formule, e senza dogmi, come abbiamo già detto e scritto.

NB - Abbiamo anche proposto una modifica dello statuto che tenesse conto della problematica delle pratiche religiose nell'ambito dell'associazione, cercando almeno di porvi un limite, se non di vietarle in assoluto. L'obiettivo verosimile ipotizzato nel formulare la modifica era al massimo di portare all'attenzione del SI Cobas il problema.......... ma DIO ci scampi dall'osare proporre di affrontare questo tema di fronte ad un'organizzazione in cui i lavoratori di religione musulmana sono la maggioranza assoluta! I dirigenti del SI Cobas sono dei leninisti duri e puri, ma solo quando fa comodo loro. Ahinoi!

Il testo dell'articolo Considerazioni sul congresso SI Cobas