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Messi, corsi, bugie e falsità; ovvero: cornuti e mazziati (e felici?)

Riproponiamo un testo dello scorso anno sul tema della nomina dei messi imposta a tutti i postini. L'argomento è assolutamente attuale e sta mostrando tutta la sua rilevanza anche in considerazione degli esiti delle sentenze che stanno vedendo i giudici molto sensibili e disponibili ad accogliere le tesi di Poste sull'obbligatorietà di assumere l'incarico di messo notificatore per Equitalia. Per quanto ci riguarda la partita non è affatto chiusa; senza farci alcuna illusione sul ruolo della magistratura (del lavoro in questo caso) in questo sistema economico e politico, vogliamo verificare fino in fondo la possibilità di contrastare l'arroganza di Poste. Gli argomenti sono talmenti evidenti (violazione privacy, status giuridico, prestazione lavorativa), che le recenti sentenze negative non possono significare altro che l'assoluta prevalenza degli interessi dei soggetti coinvolti sulla minima parvenza di garanzia del diritto soggettivo dei singoli lavoratori. Niente di nuovo, verrebbe da dire, come in ogni altro settore, i lavoratori subiscono le vessazioni dei padroni, col beneplacito degli organi istituzionali. Non possono essere che i lavoratori stessi a mutare questo stato di cose, ma, nelle poste, come nella gran parte del mondo del lavoro, questo non sta avvenendo più da decenni. Questa è la tragica realtà.

...........................Il testo del volantino .................................

La nomina a Messo Notificatore è regolata dall'art.1 della Legge n.296 del 27.12.2006, commi 158 e 159, che testualmente recitano:

• Comma 158. “Per la notifica degli atti di accertamento dei tributi locali e di quelli afferenti le procedure esecutive di cui al testo unico delle disposizioni di legge relative alla riscossione delle entrate patrimoniali dello Stato, di cui al regio decreto 14 aprile 1910, n. 639, e successive modificazioni, nonché degli atti di invito al pagamento delle entrate extra tributarie dei comuni e delle province, ferme restando le disposizioni vigenti, il dirigente dell’ufficio competente, con provvedimento formale, può nominare uno o più messi notificatori”.

• Comma 159. “I messi notificatori possono essere nominati tra i dipendenti dell’amministrazione comunale o provinciale, tra i dipendenti dei soggetti ai quali l’ente locale ha affidato, anche disgiuntamente, la liquidazione, l’accertamento e la riscossione dei tributi e delle altre entrate ai sensi dell’articolo 52, comma 5, lettera b), del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446, e successive modificazioni, nonché tra soggetti che, per qualifica professionale, esperienza, capacità ed affidabilità, forniscono idonea garanzia del corretto svolgimento delle funzioni assegnate, previa, in ogni caso, la partecipazione ad apposito corso di formazione e qualificazione, organizzato a cura dell’ente locale, ed il superamento di un esame di idoneità”.

In Poste invece nessun esame finale di idoneità per i portalettere, come invece previsto dalla legge.
Poche ore di corso con “esperti nostrani” (che si rifiutano di parlare delle responsabilità del messo, e dichiarano che nessuno rischia niente), quindi il corso on-line, previsto da Poste e dall'accordo regionale in 3,5 ore, ma in realtà ridotto, sminuito, reso più o meno insignificante a seconda dei vari uffici e direttori.

Quindi tutti idonei, ad ogni costo. Nessuna copertura assicurativa, nessun aumento salariale, nessun passaggio di categoria e nessuna valutazione per ciò che attiene l'impatto reale di questa nuova attività sulla prestazione lavorativa., soprattutto in vista dei tagli che faranno prima dell'estate.

Solo un aggravio pesante di responsabilità:

Il postino/messo è a tutti gli effetti un pubblico ufficiale (art.357 codice penale) .

Responsabilità civile:
Art. 2043 codice civile. Risarcimento per fatto illecito. Qualunque fatto doloso o colposo che cagiona ad altri un danno ingiusto, obbliga colui che ha commesso il fatto a risarcire il danno.

Responsabilità penale:
• Art.328 codice penale. Rifiuto o omissione di atti d'ufficio .
Sanzioni: reclusione da sei mesi a due anni; reclusione fino ad un anno o con la multa fino a € 1.032

• Art.476 codice penale. Falsità materiale commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici.
Sanzioni: reclusione da uno a sei anni. Se la falsità concerne un atto o parte di un atto, che faccia fede fino a querela di falso, la reclusione è da tre a dieci anni.”

• Art.478 codice penale. Falsità materiale commessa dal pubblico ufficiale in copie autentiche di atti pubblici o privati e in attestati del contenuto di atti.
Sanzioni: reclusione da uno a quattro anni; se la falsità concerne un atto o parte di un atto, che faccia fede fino a querela di falso, la reclusione è da tre a otto anni; Se la falsità è commessa dal pubblico ufficiale in un attestato sul contenuto di atti, pubblici o privati, la pena è della reclusione da uno a tre anni.

• Art. 479 codice penale. Falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici.
Sanzioni pari all'Art. 476 .

Responsabilità amministrativa/contabile.
Errori nella condotta tenuta durante la notifica che causi danni patrimoniali al richiedente (Equitalia/Ministero Finanze) .
Sanzioni: risarcire il danno.
Il volantino potrebbe chiudersi qui, senza dover aggiungere altro. E' tutto fin troppo chiaro, riassumiamo:

Nel 2009 Poste vince una gara milionaria su 2/3 del territorio nazionale per le notifiche di Equitalia. Vince sulla base di un semplice parametro: il possedere (oggi, nel 2009 di più) 30/35.000 dipendenti pronti a fare i messi notificatori a costo zero.

A costo zero per il semplice fatto che, grazie al solito accordo coi sindacati, pensa di far fare il messo a tutti i portalettere in attività; nessuna assunzione, nessuna qualificazione, nessun passaggio di livello, nessun aumento retributivo (neppure premiale).

I postini sono la penultima categoria contrattuale (la D, in realtà l'ultima se si parla di produzione e lavoro reale); lo stipendio è irrisorio (1200 euro dopo oltre trenta anni di lavoro), nessuno scatto di anzianità, PED per pochi eletti, lavoro usurante (tra le ultime categorie lavorative per aspettative di vita), nessun riconoscimento professionale nonostante si sobbarchino molte attività un tempo di competenza di altri (postino telematico).
Sono considerati meno di zero, a partire dagli stessi dirigenti postali. Carne da cannone. Possono fare anche i messi, tanto non diranno niente!

Nell'accordo regionale per la Lombardia si prevedono qualche decina di messi dedicati su base volontaria; l'esperienza delle altre regioni fa dire che questi, fino a prova contraria, sono solo numeri fasulli perché la realtà vede i postini farsi carico, oltre a tutto il resto, anche delle notifiche.

In altre regioni hanno già iniziato, ora è il turno di tutta la Lombardia. Sono previsti per i prossimi mesi tre scaglioni da qui ad agosto, a partire da subito, per un totale di oltre 700.000 pezzi, di cui oltre 400.000 su Milano.

Hanno una fretta ridicola, fanno corsi pietosi con docenti poco credibili, incompetenti o volutamente reticenti.
Non fanno nessuna trattazione delle responsabilità del ruolo di pubblico ufficiale legato alla figura del messo, anzi, negano queste responsabilità, sostenendo invece che in qualche modo gli errori si possono aggiustare (?) e nessuno messo ha mai pagato per i suoi errori (falso).

Non solo, prima dell'estate faranno i tagli previsti alle zone, quindi - almeno per ora - forse la finiranno con la solfa della diminuzione della corrispondenza, dei costi, della produttività, come se tutti quelli che recitano questa litania fossero realmente “produttivi” o anche solo effettivamente responsabili delle loro azioni e sapessero veramente organizzare, gestire, condurre un'azienda come questa.

In realtà non hanno nessuna di queste capacità, sono, o beneficiari di progressioni e carriere per affiliazione sindacale, o piccoli, squallidi aspiranti managerini, assatanati (e pure incapaci!) nel diffondere il verbo aziendale della competitività, del mercato e di altre delizie simili.
Sono costoro in buona parte in Poste in seguito a reintegra giudiziale............. e di fronte a questo ci troviamo spesso a chiederci se abbiamo fatto bene 15 anni fa a scoperchiare la pentola dell'illegittimità dei contratti precari in poste, avviando la stagione delle cause di reintegra e conversione dei contratti.

Di fronte a questo quadro, ancora e sempre, tocca ai diretti interessati, i postini, difendersi in prima persona, perché nessuno lo farà, anche in questa occasione.

Servono garanzie, tutele, certezze per fare con serenità questo lavoro. Non è possibile che anche questa attività si aggiunga a tutte le altre in modo indifferente.

Chi dice che “tanto fate già le stesse cose” è sempre qualcuno che non lavora, che non fa il recapito, ma è imboscato, infognato in qualche piega putrida delle poste e si arroga il diritto di criticare chi si oppone a questo andazzo vergognoso.

Dicono: “Se ci si oppone, si lotta, si rischia di perdere il lavoro, Poste potrebbe fallire”.
Balle, chi dice questo sono i sindacati, quelli che non lavorano (tautologia: i sindacalisti non lavorano per definizione), che guardano, che fanno passare la giornata.
Nessuno di questi sta ore sotto l'acqua, la neve, il freddo o il sole, in mezzo al traffico. Nessuno di loro fa incidenti (e ci muore anche) a causa di moto sovradimensionate, carichi eccessivi, pressioni, mancanza di sicurezza. Parlano per difendere i loro interessi.

Sono i lavoratori che invece devono parlare, per dire che vogliono un salario adeguato, riconoscimento professionale, tutele, diritti. Non è una guerra tra poveri ma un conflitto tra chi lavora e chi è schierato col padrone (apparato) postale.

Aprile 2013
Sindacato Intercategoriale Cobas