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Premi, riconoscimenti.... ma de che?!

Pubblichiamo un volantino relativo alla situazione di un centro di distribuzione di Milano che rappresenta chiaramente di cosa si stanno occupando i dirigenti di poste.
E così il centro di distribuzione di Precotto ha ottenuto la certificazione di qualità ISO 9001 (che non è l'istituto certificante ma semplicemente il protocollo internazionale di riferimento). Non dovrebbe essere una grossa novità visto che l'attuale è semplicemente una conferma di quelle precedenti, ma così è secondo il responsabile.

Sempre dal responsabile del centro abbiamo appreso che è stato assegnato anche un riconoscimento ufficiale dall'ALT relativamente all'implementazione del progetto 8/20. Questi riconoscimenti sono stati consegnati nel corso di una “convenscion” alla quale speriamo possano aver partecipato anche i rappresentanti di altri centri, altrettanto meritevoli.

Che dire, ne siamo felici, partecipiamo al lieto evento e ne “godiamo” con tutto il team.

Ci permettiamo qualche considerazione.

La prima, di carattere cronologico si potrebbe dire, sulla certificazione.

Dato che la stessa è riferita al 2010, immaginiamo che questo risultato dovrà essere condiviso col precedente team, responsabile in testa.

A quanto pare il centro non era poi così messo male come è stato sostenuto dall'attuale responsabile, e la certificazione è lì a dimostrarlo.

O la certificazione non vale una cicca?

La seconda, sul progetto 8/20. Non si conoscono i parametri su cui si è fondata la valutazione, quindi proviamo ad immaginare secondo logica.

Supponiamo che siano state le così dette criticità, di cui è di moda riempirsi la bocca in ambito sindacal/aziendale, a determinare il risultato; quindi: giacenze, ritardi, problemi con la clientela, ecc; se così fosse, a quel che è dato di vedere, questi elementi non sembrano essere stati, fino ad ora, rilevanti.

Tutto bene dunque? No, proprio no!

Restando in una logica di politica aziendale, da piano di impresa, l'8/20 si sta dimostrando per quello che realmente è: un fiasco clamoroso da vari punti di vista.

Esemplificando: i così detti nuovi servizi si stanno dimostrando un bluff sostanziale, sia quantitativamente che qualitativamente. Quanti contratti sono stati sottoscritti? Quale risultato economico hanno determinato? Quale prospettive si sono aperte?

Pochi, irrisorio, insignificanti, le tre risposte più appropriate a queste domande.

Il recapito dei quotidiani al sabato, appaltato non si sa bene a chi, si sta dimostrando un'altra scelta “strategica”, sia in termini di qualità del servizio (al lunedì i giornali sono sui tavoli), che di prospettiva. Quando verrà ceduto tutto il recapito dei quotidiani, anche durante la settimana? Quando i settimanali? Quando tutto il resto? Cosa si sta aspettando visto che queste scelte sono considerate positive sul piano economico?

Lo chiediamo ai manager che stanno gestendo la transizione in vista della liberalizzazione con l'occhio puntato esclusivamente ai costi e non al ruolo di un'azienda a totale capitale pubblico e titolare di un servizio pubblico essenziale.

Questi risultati, compensano l'eliminazione di oltre 7000 posti di lavoro come hanno sostenuto i sindacati di categoria?

Assolutamente no. Né sul piano economico, né su quello politico/sindacale.

Sul piano economico abbiamo detto; sul piano sindacale/politico invece si deve chiarire come le poste stanno facendo fronte ai tagli di personale; con i soliti mezzi si potrebbe dire, cioè: straordinari, cottimi vari (abbinamenti) e col ricorso al precariato (che sia di pochi mesi o part-time verticale sull'anno).

Niente di nuovo se non fosse per l'entità di questa erogazione di denaro pubblico, immotivata stando alla logica del piano 8/20.

Come dire: abbiamo eliminato personale per ottenere dei risultati di bilancio e poi siamo costretti a ricorrere al denaro di tutti per tenere in piedi l'azienda ed il servizio pubblico.

Un ottima gestione manageriale, da prendere ad esempio per qualunque azienda.

Questa la realtà; il progetto è nato morto, col solo scopo di far chiudere bottega. E' solo l'anticamera di altri tagli e cessioni, il tutto mascherato dietro al fumo di nuovi servizi inconsistenti, in una logica mercantile che, per un servizio come quello in gioco, non può essere accettata.

Serve una sveglia generale; i quattro soldi in più che stanno distribuendo, consentono tagli di posti di lavoro.

Farsi prendere (ancora, e ancora, e ancora) per i fondelli da poste e sindacati non è un gran merito per nessun lavoratore, sia per la propria, minima, dignità, sia per il fatto che questo comportamento consente di creare le condizioni per la fine ingloriosa di un'azienda pubblica fondamentale.

Meno convenscion, meno misscion, meno performance, meno premi e meno balle, più serietà e capacità, e magari qualcosa si può ancora salvare.