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A proprosito di POS e altro : finita la luna di miele, ora siamo alle minacce

Finalmente, verrebbe da dire, è finita la pantomima messa in atto nel centro di recapito di Milano Precotto, per la quale tutti erano amici, parte di un team, dediti al raggiungimento degli obiettivi comuni alle poste e ai propri dipendenti.

Ora, sulla questione dei POS (lo strumento per il pagamento dei bollettini di conto corrente direttamente ai postini), si cambia registro: o fate come diciamo noi capi o sarete sanzionati. Vediamo di capire quanto sta accadendo

Da un punto di vista più verosimilmente prossimo a quello aziendale.

    L'informazione e/o la pubblicità del nuovo servizio, presso i presunti clienti interessati, è stata fino ad ora irrisoria nei modi e nei mezzi. Nessun passaggio televisivo (altro che campagne milionarie degli anni scorsi), materiale cartaceo pessimo (fotocopie stinte e insignificanti dove viene rappresentato uno pseudo postino in assetto da inverno nordico a fronte di un cliente in maniche di camicia), informazioni generiche, nessun appeal (fantastica l'idea di appiccicare la fotocopia sul baule delle moto, complimenti al genio che l'ha pensata!)

    Gli strumenti da utilizzare: vetusti sarebbe la parola elegante per definirli; ma forse è più giusto dire fondi di magazzino; inefficienti, spesso guasti, bloccati, con batterie - gonfie come rane per l'usura - scariche dopo un'ora di lavoro. Una stampante antidiluviana, che lavora con carta chimica che si dissolverà in breve tempo, perdendo ogni dato sulla transazione effettuata. Ora l'enorme pos, altro pezzo da aggiungere alla collezione, per ora ferma a “sole” tre periferiche, ma da domani chissà! Mentre corrieri vari, hanno da decenni strumenti che riassumono in un unico oggetto tutte o quasi le funzioni, le poste che dicono di essere all'avanguardia, sono ridotte al bricolage.
    In questo caso non si vendono francobolli da 60 centesimi, da appiccicare sulla busta, si pagano utenze, rate, ecc, ecc, anche, potenzialmente, per centinaia e centinaia di euro.

    Ma questo evidentemente non rileva per gli ideatori dell'iniziativa. Così, evidentemente, costoro ritengono insignificante anche il fatto che “dati i tempi che corrono” (per usare una formula riassuntiva di tutti gli aspetti e significati possibili), è piuttosto improbabile trovare qualcuno disponibile a consegnare la propria carta di credito nelle mani del primo che incontra in mezzo alla strada.

    In termini di politica aziendale: c'è qualcuno che ha presente nel complesso la situazione, o ognuno dei grandi manager sta andando per la propria strada? Che senso ha oggi, a queste condizioni di struttura aziendale, mettere in piedi questa specie di concorrenza tra settori aziendali? A chi giova? Quali sono le implicazioni di questa scelta, se dovesse decollare, per esempio sull'organico degli addetti agli sportelli?

    Il nuovo servizio, nella forma in cui si sta gestendo, nei tempi e nei modi in cui è stato lanciato e presentato dentro all'azienda, sa molto di mezzo utile solo ed esclusivamente all'interesse di qualche capo, piccolo o grande che sia, che mira a far risultare il proprio team, la propria unità produttiva, la propria area, all'avanguardia rispetto a tutto il resto dell'azienda.

    La prosopopea con cui è stato presentato sarebbe stata degna di miglior causa, vista la situazione, ma si sa, per la gloria (presunta, presunta, accidenti!), si può fare di tutto.
    Il postino telematico, in sostanza, - e a maggior ragione dopo questa nuova attività - risulta essere un bluff; questo nella realtà, non certo nella finzione dei comunicati stampa.Senza entrare in analisi particolari, tutti sanno che i palmari realmente utilizzati quotidianamente sono pochi, per una percentuale sul prodotto molto basso. La consegna tradizionale di posta a firma è ancora dominante, checchè ne dicano i vari capi e capetti, e i bollettini pagati una manciata o poco più.

Questo in sintesi da lato azienda. Vediamo dal lato lavoratori.

Non c'è che da plaudire, in linea di principio, all'ipotesi di un “postino telematico”, che veda coniugata l'attività classica coi mezzi offerti dalla tecnologia. Bene anche per i nuovi, eventuali, servizi aggiuntivi; ma sarà il caso di fissare alcuni punti fermi e chiari?

Dove sono finiti gli addetti ai servizi innovativi? Questa attività (POS), magari pensata con riferimento ad uffici o grandi clienti, non dovrebbe essere proprio la loro? O semplicemente gli ASI sono fantasmi serviti solo per tagliare migliaia di posti di lavoro?

Qual'è il limite della prestazione del portalettere? Indefinito? Nel suo orario di lavoro quotidiano deve fare qualsiasi cosa: dal consegnare stampe pubblicitarie senza destinatario, agli atti giudiziari, alle notifiche, al farsi pagare i bollettini di c/c, a che altro?

Ma soprattutto, in cambio di cosa? Un compenso sembra proprio da escludere visto che non pagano neppure il premio di produzione già maturato!

Un livello diverso di inquadramento è pura fantasia. Che resta? Forse la gloria, ma per altri, non per loro certamente.

Già l'introduzione negli scorsi anni del palmare comportò un aggravio della prestazione, anche solo in termini di tempo, senza che questo dato oggettivo fosse considerato, né avesse un riscontro sulla determinazione delle zone di recapito, anzi (i tagli di questi anni sono noti a tutti).

Ora le poste vogliono imporre il POS, e lo fanno nel solito modo: dovete prendere e fare questo, altrimenti sanzioni, punto.

Qualcuno, tra gli stessi lavoratori (se aspettate i vostri sindacalisti state freschi), si sta ponendo qualche domanda su quanto sta accadendo o no? E' tutto normale, va tutto bene, tutto si assorbe e si metabolizza?

Ecco appunto qualche domanda. Tre strumenti, palmare, stampante, pos, da portarsi appresso, come e dove: a tracolla, in borsa, in tasca, in mano?

E' normale dover “indossare” questi strumenti? Averli o meno sul proprio corpo, tutti i giorni, è indifferente? Sono innocui, o magari fanno pure bene alla salute?

Esistono effetti collaterali, a breve o lungo termine, come dicono i medici del lavoro, legati al loro uso?

Chi lo ha verificato e quando (nella realtà non sulla carta!)? Nessuno ovviamente.

E allora?

E' il caso di pretendere delle garanzie, in primis per la propria salute e sicurezza? O mille euro, più l'arraffa arraffa delle areole, giustificano tutto?

E' necessario conoscere quale debba essere la propria prestazione lavorativa, come si deve svolgere, in quali condizioni, con quali tutele, o qualunque cosa dicono di fare la si fa e basta?

In primo piano devono esserci i sonni beati dei capi - da garantire in assoluto, che altrimenti ci restano male – o i propri interessi di lavoratori (di classe sarebbe da dire, ma vista la situazione meglio sorvolare)?

La vostra dignità è in vendita al prezzo di 1000€/mese e mance varie? Se così fosse sarebbe tragico; speriamo di no, speriamo che ci possa essere invece un minimo sussulto che comporti il pretendere risposte alle domande sinteticamente descritte sopra. Non ci vuole molto, solo la volontà di farlo.

Milano, 28 luglio 2011