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Luglio, agosto, settembre ( NERO )

Terminato il periodo estivo, finite ferie e momenti di calma lavorativa, si riparte per un autunno che già da adesso si annuncia pieno di problemi e difficoltà. Arrivata una manovra economica micidiale, dove a pagare sono sempre i più deboli, noi “ fortunati“ postali abbiamo dovuto anche subire gli effetti di una situazione aziendale vergognosa.

Da una parte Poste che sbandiera utili ormai da otto anni consecutivi (nonostante la grave crisi economica e mondiale del capitalismo), che hanno permesso l'acquisto del Medio Credito Centrale versando a Unicredit 136 milioni di europer dar vita alla Banca del Sud.

Dall'altra i lavoratori postali che assopiti, atrofizzati, incantati da anni di concertazione, di mancanza di conflittualità da parte dei sindacati confederali (ligi a fare da guardia spalle all'azienda), con stipendi ridicoli rispetto il costo della vita e rispetto ad altre aziende di pari livello, si ritrovano ora con improvvisi tagli delle loro già scarse entrate.

Prima un taglio del premio di risultato 2010 di circa 300 € per il mancato raggiungimento degli obbiettivi (chi ha verificato questi dati? E poi, un miliardo di euro di utile nel 2010 non è bastato per dare a chi ha lavorato il dovuto?). Ora, a settembre, l'ormai certo mancato pagamento dell'acconto del premio di risultato 2011.

Bene, molto bene, siamo nella m....... chi ringraziare ? Parlare male dei confederali sarebbe come sparare sulla croce rossa, ma è necessario.

Ora si dibattono come pesci all'amo, sono arrivati perfino (udite bene !!!!!!!) ad aprire un conflitto nazionale di lavoro (???). Immaginiamo il terrore che serpeggerà tra i dirigenti romani di poste !!!!

Da troppo tempo i sindacalisti diventano dirigenti di Poste; da troppo tempo i sindacati sono diventate strumento di prevaricazione, di spartizione di posti, dai più insignificanti a quelli più appetibili.

Da questi personaggi, per i lavoratori non può arrivare niente di buono; impossibile per loro recuperare credibilità e neppure immaginabile l'ipotesi che possano pensare di difendere gli interessi di chi quotidianamente lavora.

Dobbiamo svegliarci, lavorare dalla base. Basta fare chiacchiere; occorre, attraverso uno scambio orizzontale di idee, cercare le strade giuste per incidere prima a livello locale e poi sempre più in su.

Grazie a governo e padroni, la possibilità di fare sindacato al di fuori della gabbia dei confederali diventa sempre più difficile; dobbiamo moltiplicare la nostra volontà, capire che con l'impegno personale diretto c'è ancora la possibilità di contrastare questa situazione, che va ben oltre le poste, ma interessa la democrazia e la libertà di tutti.

Prendiamo in mano il nostro futuro e non deleghiamo agli altri ogni cosa, non pensiate di essere insignificanti e piccoli, uniti potremo incidere su quello che verrà.

Verona, 20 settembre 2011