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Il rappresentante RSU-CISL vuole usare i permessi sindacali per il mare, le poste sono d’accordo, e i suoi colleghi guardano

Nel centro di distribuzione di Milano Precotto (Poste Italiane) in questi giorni è stato pubblicato il quadro della programmazione estiva delle ferie.
Al rappresentante RSU Cisl risultava attribuita una settimana di ferie (F) e un certo numero (7/8) di un non ben precisato RS. Per curiosità, ma con la certezza di aver già capito di cosa si trattasse, abbiamo chiesto lumi ai capi squadra, ottenendo una risposta inverosimile: “abbiamo trascritto il contenuto della domanda”; increduli ci siamo quindi rivolti al capo ufficio, il quale, prima si è schermito sostenendo di non essere a conoscenza del fatto, quindi dicendo che non capiva cosa significasse la sigla RS, che forse i capi squadra avevano sbagliato a scrivere ecc.
Al nostro suggerimento che si trattasse di una elaborazione artigianale del concetto di permesso sindacale per RSU è sembrato cadere dalle nuvole, tentando di negare l’evidenza.
Questo accadeva verso le ore 9 di martedì scorso; verso fine turno dello stesso giorno la sigla RS è stata misteriosamente sostituita da un’altra: RF, questa volta.
Altra richiesta di chiarimenti al capo ufficio e nuova replica della messa in scena: “non so, andiamo a sentire i capi squadra, forse si tratta di recupero ferie”. Stupiti di fronte a tanta creatività (recupero ferie RF è infatti una novità assoluta, mai apparsa nel corso degli ultimi tre decenni in nessun ufficio di Poste), e a tanta ostinazione nel negare l’evidenza, abbiamo ribadito quanto già detto al mattino: I GIORNI NON INDICATI COME FERIE F SUL QUADRO, ALTRO NON SONO CHE PERMESSI SINDACALI, USATI PER FARSI LE FERIE ESTIVE, e così sarebbe effettivamente accaduto se non ce ne fossimo accorti.

Vediamo di capirci, facendo capire ai più, presenti in ufficio, che certamente non hanno alcuna conoscenza di queste cose:

1. i permessi sindacali per RSU, sono permessi attribuiti agli eletti in base alla legge 300/1970 (statuto dei lavoratori); sono nella esclusiva disponibilità dei singoli salvo alcune formalità nella comunicazione al datore di lavoro; altri permessi sono attribuiti ai sindacati firmatari, ma non è di questi di cui stiamo parlando;
2. è implicito (anche se in alcuni casi i padroni sono arrivati a pretendere la specificazione dell’attività sindacale per cui si richiedeva il permesso), che i permessi vengano usati appunto per attività sindacale; è implicito, ma nessuno strumento né norma di legge è presente per verificarne il corretto utilizzo;
3. è implicito soprattutto per una ragione semplice ma sostanziale: i permessi sindacali, come le rappresentanze sindacali, come i diritti sindacali, ecc, non sono stati gentilmente concessi dai padroni ai lavoratori, ma sono stati conquistati da questi al prezzo di dure battaglie dal dopoguerra in poi;

4. in ragione di ciò dovrebbe essere non possibile che di questo diritto se ne possa fare uno dei tanti mezzi a disposizione di sindacati concertativi-collaborativi-responsabili-cogestori-collusi-subalterni per garantirsi nel contempo, mano libera sul fronte degli interessi di organizzazione e, come nel caso in questione, per farsi i fatti propri, comprese le ferie estive.

Non dovrebbe essere possibile, ma è possibile eccome (non intendiamo dilungarci, quindi non vogliamo parlare né dei distacchi a vita, né delle cariche istituzionali come Cral, ecc).
Nel centro c’è chi dice che abbiamo scoperto l’acqua calda, altri che allargano le braccia, altri ancora (i più) che non capiscono neppure il problema, ma neppure se lo pongono.
Sono, tutti questi, attempati padri/madri di famiglia, ma anche, forse in misura maggiore, giovani che non superano i trenta anni.

Noi il problema ce lo poniamo, per una serie di motivi.

La tranquillità con cui il RSU Cisl ha deciso di usare i permessi per andare al mare (ottenendo adeguato e pronto riscontro da parte delle poste) pensiamo non sia il frutto di una particolare sfacciataggine del nostro; no, è il segnale di un degrado generale del codice etico di riferimento per cui nessuna nefandezza è da ritenere tale se è un dato comune a tutti, se nessuna autorità me lo impedisce, e nessuno dei miei simili se ne lagna.
In altra parole, tutti lo fanno (nello specifico, i sindacati/sindacalisti firmatari), quindi lo faccio anch’io; poste acconsente tranquillamente (solo il capo ufficio interviene, ma costrettovi, solo per darmi dei suggerimenti per modificare la domanda ed evitare complicazioni, e in ogni caso giustificandomi in ogni modo); i miei colleghi, da me rappresentati o meno, sono totalmente acquiescenti, quindi: sono nel giusto e lo faccio.

Vi è, a monte di questo dato, un processo di soggettivazione di lunga durata per i vecchi, relativamente recente, ma attivo in forma virulenta per i giovani, che ha prodotto individui privi di ogni coscienza di sé, anzi con una coscienza assolutamente eterodiretta.
In questa coscienza è presente una condizione di subalternità complessiva, anche in campo lavorativo, sindacale e culturale. Il lavoro è lavoro, e le poste sono le poste, fare tutto ciò che mi dicono, nel modo che mi dicono, è un obbligo; al massimo posso cercare di fare qualche furbata e, se mi va bene, sono anche bravo.
Avere dei sindacati che al massimo mi fanno qualche favore ma che mi tengono, in accordo con poste, in una condizione lavorativa di merda, con stipendi di merda, senza nessuna prospettiva futura, è un dato inevitabile, quasi naturale, intangibile, a cui adeguarsi.
Se questi sindacati/sindacalisti si fanno gli affari loro non posso farci niente, fa parte del gioco, c’è chi sta sopra e chi sta sotto, e io sto sotto, ma cerco in qualsiasi modo di ritagliarmi una tana in cui vivacchiare per il resto dei miei giorni.

E’ paradossale, ma speriamo vivamente che gli agenti che hanno generato e diretto queste (non)coscienze, vadano oltre e compiano un nuovo passo, portando presto a termine la liberalizzazione totale del settore postale e la relativa - forse parziale, ma sostanziale - privatizzazione di poste.
Stiano tranquilli, non dovranno affrontare resistenze da parte dei loro liberi servi, questi chineranno la testa, molti plaudiranno in nome delle necessità della globalizzazione, dei mercati, della finanza, dell’Europa, della BCE, dell’ente supremo.
Si potrà allora, finalmente, dare il via al contratto di settore, ridurre i salari, portare agli estremi la precarizzazione del rapporto di lavoro, con buona pace dei molti stolti.

Ci fermiamo a questo abbozzo di ragionamento, non è questa la sede per continuare; speriamo che qualcuno capisca il senso di tutto ciò, come sia necessario occuparsi anche dell’uso vergognoso dei permessi per andare al mare, in un contesto in cui in gioco non ci sono sciocchezze più o meno postali, ma le ragioni stessa di una condizione di vita degna di essere chiamata tale, da parte di soggetti consapevoli di sé, come individui e come classe, liberi di decidere della propria esistenza.

Come in sostanza ci si debba indignare e incazzare perchè uno sciocchino qualsiasi può permettersi di dichiarare pubblicamente che questa estate andrà al mare con i permessi sindacali delle RSU senza che nessuno batta ciglio.
Noi continueremo a farlo, con buona pace degli sgamati che pensano di aver capito tutto e trovato la soluzione a questi problemucci, dei capi ufficio che pateticamente si arrabattano in mille modi per giustificare l’ingiustificabile, dei colleghi che conoscono la formula per un’esistenza stolidamente felice.

Milano, 16 luglio 2014  S.I. Cobas