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DAL PASSATO AI GIORNI NOSTRI

Per meglio comprendere come siamo arrivati a questo punto in Poste Italiane spa occorre fare un salto all'indietro nel tempo, esattamente , tra gli anni 80 e 90.
L'amministrazione PT a quei tempi controllata dallo Stato e da sempre simbolo d'inefficienza,ricettacolo di ogni sorta di clientelismo politico-sindacale, venne affidata ( come del resto le Ferrovie ) a una società di diritto privato, stipulando con questa nuova realtà contratti e relativo esborso di fondi legati al costo del servizio universale, tutto questo con il Ministero del Tesoro che ne conservava l'intera proprietà.
Poste Italiane, quindi, non avrebbe più potuto contare, per i suoi eventuali bilanci negativi, sul ripianamento ad opera dello Stato come avveniva in passato.
Tutto ciò succedeva in un momento in cui stavano avvenendo significative trasformazioni ( avvento della telematica ) che avrebbero portato Poste Italiane a imboccare altre strade con un unico scopo realizzare profitti mettendo decisamente in secondo piano quel servizio pubblico postale che era la sua prima ragione d'essere.
Tagli draconiani sul personale, chiusura di uffici, priorità assoluta ai clienti dei nuovi servizi ( assicurazioni,servizi finanziari, carte di credito, telefonia, social-card e permessi di soggiorno ).
Intraprendendo così una linea basata sul contenimento dei costi. Obbligata si per contratto con lo Stato ad assicurare un servizio pubblico, ma riducendo lo stesso, com'è ovvio, al minimo fino ad arrivare ai giorni nostri e alla attuale riorganizzazione.
 
RIORGANIZZAZIONE RECAPITO = FINE DEL SERVIZIO PUBBLICO
 
Alla fine ecco arrivato l'accordo riguardante il processo di riorganizzazione della funzione PCL di Poste Italiane s.p.a. prontamente sottoscritto ed accettato senza battere ciglio dai sindacati confederali.
Fine del servizio universale, recapito a giorni alterni praticamente su quasi tutto il territorio nazionale, in barba alle direttive europee ma con l'avvallo dell' AGCOM l'autorità garante sulle telecomunicazioni.
Tutto questo con la scusa delle cambiate esigenze dei clienti del crollo della domanda di servizi. La realtà sta nel fatto che il governo Renzi ha deciso di non finanziare più il servizio postale di recapito che per la sua natura stessa non può essere in attivo visto la sua prerogativa di universalità.
La decisione di entrare in borsa è un altro segnale della volontà del governo di fare cassa per tamponare debito pubblico o quant'altro sacrificando l'Azienda più sana del paese.
Tutti questi fattori sono all'origine di questo piano che mira a ridurre le perdite economiche del recapito per presentare l'azienda nel migliore dei modi agli investitori e quindi rendere più appetitoso l'acquisto di azioni postali.
Che i cittadini di 5267 comuni italiani vedano tutta la loro corrispondenza solo a giorni alterni, che centinaia di uffici postali siano stati chiusi e che si perderanno nei prossimi tre quattro anni fino a 20.000 posti di lavoro non conta assolutamente nulla per poste, ne per il governo ne per i nostri cari sindacati confederali visto la mancanza di una minima resistenza a questo piano che di fatto mette fine al servizio pubblico creando cittadini di serie A e di serie B con un danno sociale, accentuato anche dall'aumento delle tariffe postali previste dal primo ottobre 2015, che noi riteniamo veramente vergognoso e indegno.
Alcuni comuni hanno presentato ricorso al TAR contro la chiusura degli uffici postali, l'UNCEM (unione nazionale comuni enti montani ) si oppone al nuovo modello di recapito che prevede una distribuzione mensile di soli 5 giorni su 15, meno di 10 in un intero mese nelle zone extraurbane regolate , Federconsumatori e Adusbef temono un peggioramento del servizio e non esiteranno a denunciare i disservizi, ci sono state proteste da parte di 190 giornali aderenti alla FISC e tutte queste prese di posizione sembrano aver già dato qualche frutto.
Nel frattempo le ricadute sui lavoratori del recapito saranno pesanti, verrà mantenuta la titolarità di zona che diventerà addirittura doppia ( come sono fortunati i portalettere ) ma l'articolazione universale lavorerà sempre con la corrispondenza di due giorni compresi gli oggetti a firma ( tranne i prodotti con livello di servizio J+1 ) saltando da una zona all'altra ed inoltre saranno tenuti ad assicurare attraverso la flessibilità operativa la copertura dei colleghi assenti per qualsiasi motivo (AUGURI).
Si sono inventati l'escamotage della “Linea Plus”, portalettere che coprirà le zone ( ben quattro ?? ) non servite dal servizio universale, nei capoluoghi di provincia ed aree extraurbane non regolate, “prevalentemente” con prodotti con livello di servizio J+1, cercando di nascondere il fatto che il resto della posta non arriverà tutti i giorni neanche in queste zone di territorio italiano.
Viene anche “ricordato” ai portalettere che la prestazione aggiuntiva sulla zona di un collega assente dovrà portare all'azzeramento delle attività del corriere frazionato, per il riconoscimento economico della prestazione ( adesso lavoreremo a cottimo ?? ).
Naturalmente ci saranno anche le scorte del 10% per completare la presa per i fondelli ( chi le ha mai viste ?? ).
Perchè firmare e condividere questi accordi sindacati ?? non sono bastati anni e anni di
inadempienze, di mancati rispetti di accordi da parte dell'azienda , ancora dialogate con chi per primo , ed è sempre stato così, se ne frega di quello che sottoscrive.
Sorge naturalmente un dubbio, non è che dovete difendere privilegi e posizioni ormai in rinunciabili per voi ??
Non era meglio lasciare Poste al loro destino senza dare il vostro avvallo e fare una vera lotta a difesa dei lavoratori, della loro dignità , della loro sicurezza, della loro qualità di vita ??
Ormai si accetta tutto passivamente. I giovani non capiscono che il loro futuro sarà sempre più incerto e tortuoso e che “leccare” un direttore o un capo squadra non li salverà da anni e anni di lavoro sfruttati e sottopagati, mentre i più anziani sperano ormai solo sull'esodo anticipato da Poste, tramite qualsiasi strumento possibile, costretti dalla legge Fornero a lavorare ancora sulla strada a sessant'anni e oltre d'età cosa mai successa prima al recapito.
Sembra inutile parlare di lotta di classe, di solidarietà tra lavoratori, di partecipazione alle lotte di altre categorie , di condivisione dei problemi del mondo del lavoro.
Ormai dopo anni e anni di concertazione, di rinnovi contrattuali firmati ancora prima di essere scritti, di letargo sindacale imposto dai confederali chiedere alla categoria postale di svegliarsi e di prendere in pugno il proprio futuro sembra improponibile e irrealizzabile, ma noi non ci stancheremo mai di provarci convinti che prima o poi i lavoratori torneranno alla loro identità di classe contro lo sfruttamento dei padroni a difesa e al recupero dei propri diritti ormai calpestati in nome della “crisi “ e del “ dio denaro “.
 
SPORTELLI = LACRIME
 
Con la presentazione nel 2015 del programma industriale dell'amministratore Caio tanto voluto da Renzi, si è voluto dare una bella “pulita” eliminando gli ultimi diritti rimasti ai lavoratori, per preparare al meglio, il debutto in borsa di Poste in questi giorni.
Per quanto riguarda la sportelleria il programma industriale prevede la chiusura di molti uffici in tutta Italia, circa 421, solo in Lombardia la chiusura riguarderà 61 uffici, nelle grandi città, come Milano e Roma, è prevista la ristrutturazione di alcuni uffici, con nuovi mezzi tecnologici, i cosiddetti uffici vetrina, tra l'altro già in fase di completamento, mentre la stragrande maggioranza degli altri resteranno nell'abbandono più totale.
Ogni anno che passa cresce il deterioramento degli strumenti di lavoro e delle strutture.
Il personale è fortemente stressato e sottomesso, l'unica rivendicazione ( incoraggiata anche dalle politiche aziendali) è contro il collega, una guerra perenne degli uni contro gli altri, dove se ti ammali sei un “lavativo”, se usufruisci della legge104 sei un “lavativo”, ecc.
La situazione diventa sempre più insostenibile, il servizio reso è scadente , anche per la mancanza cronica di personale, a cui l'azienda sopperisce, regolarmente, con il lavoro straordinario (due turni continuativi per un totale di 12 ore e 20 minuti senza pause e senza nessuna tutela) mentre i clienti sono sempre più insoddisfatti, perché costretti anche ad attese di ore.
Nell'ultimo anno, poi, c'è stato un incremento notevole dei controlli nei servizi finanziari che hanno evidenziato l'inadeguatezza della formazione-auto formazione (poste assolve a questo compito inviando COI di ogni genere, senza neppure dividerle per aree d'interesse, a volte lunghe anche centinaia di pagine). In queste condizioni la possibilità di errore si moltiplicano e con gli errori si giunge irrimediabilmente al licenziamento, solo a Milano si stimano nell'ultimo anno circa ventisei licenziati, tra direttori e operatori.
L'entrata in Borsa prevede che la maggiore area d'interesse siano i fondi d'investimento, ed i pacchetti azionari, a tal proposito i preposti alle sale consulenza sono stati indottrinati alla bisogna per convincere la platea dei colleghi all'acquisto delle azioni aziendali.
Il cambiamento non c'e', non si vede , la campagna pubblicitaria lanciata in questo periodo da Poste vuole convincere gli italiani e probabilmente anche i suoi dipendenti , di chissà quali miglioramenti, ma la realtà presente è diversa. Si distrugge una realtà pubblica da anni in attivo, un'azienda sana, che ha portato soldi costantemente nelle casse dello stato.
Questo è il cambiamento questa è la realtà.
Si fa cassa immediata rinunciando al 40 % di questa Azienda redditizia, non avendo la
lungimiranza politica di valutare il danno che questa scelta provocherà nel lungo termine per lo stato Italiano in termini economici, per i cittadini in qualità dei servizi erogati e per i dipendenti di Poste Italiane in qualità di lavoro e di vita.

Ottobre 2015