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Ottobre 2014, due nuovi infortuni mortali: la fatalità colpisce ancora!

Due incidenti stradali, uno a S.Elpidio a Mare nelle Marche (16 ottobre), ed uno a Sabbioneta in Lombardia (21 ottobre), hanno visto vittime due postini. Sono gli ultimi di una lunga sequenza di infortuni mortali di addetti al recapito di Poste. Una triste storia, che non sembra destinata a terminare in tempi brevi, che negli ultimi anni (6) ha prodotto ben oltre una decina di vittime. Non intendiamo strumentalizzare queste tragedie, solo sottolineare alcuni elementi che sia la cronaca giornalistica, che Poste e sindacati firmatari, si guardano bene dal dire: questi incidenti stradali (così sono classificati) sono a tutti gli effetti infortuni mortali sul lavoro, e non trovano certamente nella fatalità o nella sfortuna la loro motivazione principale.
La quotidiana permanenza sulla strada, elemento connaturato all'attività, è il principale e più grave fattore di rischio per gli addetti al recapito. L'uso del motociclo, sovradimensionato rispetto alle reali esigenze operative, ne costituisce la concausa principale; questo dicono le statistiche. Il mezzo, quando fu introdotto con l'accordo tra sindacati e azienda in occasione delle prime riorganizzazioni, comportò un automatico taglio di qualche migliaio di zone di recapito in ragione della maggior portata e della maggior velocità nei trasferimenti (queste le motivazioni ufficiali fornite da Poste). Fu la stagione delle morti a catena tra il 2008 e il 2011. Il mezzo è rimasto tale e quale, e l'ipotesi di una modifica del parco mezzi con la reintroduzione di ciclomotori da 50 cc è rimasta lettera morta.
Abbiamo parlato di concausa per la tipologia del mezzo, perché naturalmente a questa se ne accompagnano altre, almeno altrettanto significative: la continua riduzione delle zone di recapito col continuo aumento della lunghezza dei percorsi e dei relativi carichi di corrispondenza da recapitare; l'imposizione di prestazioni aggiuntive rispetto alla normale attività individuale, sia durante che oltre l'orario quotidiano, con il connesso aumento del tempo di permanenza sulla strada.
Tralasciamo di parlare della vetustà dei mezzi e della loro insufficiente manutenzione, delle pressioni, nonché ritorsioni disciplinari, in caso di mancato completamento del recapito giornaliero, ci soffermiamo invece su un punto che riteniamo di rilievo: il ruolo del lavoratore del recapito. Parte della responsabilità è oggettivamente da attribuire ai comportamenti impropri relativamente all'inadeguata attenzione di molti nella disposizione del carico dentro il baule e fuori, ma anche nell'uso di mezzi inefficienti, danneggiati, bisognosi di manutenzione.
Siamo alle solite, là dove i lavoratori non si in occupano in prima persona della loro salute e sicurezza è certo che ne subiranno le conseguenze, a ben poco serviranno gli interventi di formazione/informazione/prevenzione che le aziende realizzano (quando le realizzano). Il mega apparato addetto alla sicurezza in Poste è certamente capace di produrre molta carta e tante parole, persino di acquisire certificazioni superflue (vedi l'OHSAS, in corso di elaborazione),  ma sicuramente meno efficace nell'applicare sul campo la semplice normativa obbligatoria. In Poste, le norme di sicurezza servono in gran parte a scaricare responsabilità sui lavoratori e poco, molto poco, a tutelarne la salute; ripetiamo: se i lavoratori dormono è un problema loro, e gli infortuni mortali continueranno.
La cura che Caio e soci stanno preparando per i dipendenti di poste, recapito in primis, non farà che peggiorare in modo drastico la situazione, è il caso di darsi una svegliata?

29 ottobre 2014