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Marzo 2015, nuovo infortunio mortale nel recapito

A pochi mesi (ottobre 2014) dagli ultimi due infortuni mortali che hanno colpito due addetti al recapito di Poste, una nuova vittima si aggiunge in questi giorni (3 marzo). Il solito schianto con la moto e addio alla vita di una lavoratrice di 37 anni.
La notizia non fa assolutamente clamore persa da una parte nel disastro sociale complessivo e dall'altra – ancora una volta – coperta dalla finzione del banale incidente stradale dovuto alla normale fatalità connessa al fatto di essere elementi  parte della circolazione stradale. Potrebbe succedere a chiunque, andando al supermercato, o al cinema, può quindi accadere anche a chi usa la moto per recapitare la corrispondenza di Poste.
Questo in sintesi il messaggio veicolato dai media che si sono occupati della vicenda senza che alcuna voce si sia alzata ad avanzare qualche ipotesi di dubbio su questa tesi scontata, tantomeno Poste ovviamente, che ben si guarda dal contestare l'affermazione secondo la quale questo è appunto un semplice incidente e nulla più.
Ma invece questa non è la realtà perché questo è l'ennesimo infortunio mortale che colpisce i lavoratori di Poste che fanno recapito! Questa la verità che sottende questi fatti, checchè ne dicano media, Poste, assicurazioni o giudici.
I postini di Poste per costoro non sembrano poter essere degni neppure di morire per infortunio mentre lavorano, per il semplice fatto che sono sulla strada e vanno a spasso come tutti gli altri utenti della strada.
Di questi giorni la sentenza contraria al ricorso presentato dai genitori di Roberto Scavo (deceduto nel 2008 sempre in seguito ad infortunio sulla strada) nella quale viene sostenuta la tesi che non di infortunio si tratta ma appunto di un semplice incidente, con tutte le conseguenze del caso, compresa l'attribuzione del pagamento per decine di migliaia di euro per spese processuali a favore di Poste e assicurazioni.
Negli scorsi anni, a partire dal 2008 fino al 2010-11, abbiamo assistito ad una strage di lavoratori del recapito, non vorremmo che fossimo in presenza oggi di una recrudescenza del fenomeno perché altrimenti tutti dovrebbero confrontarsi col fatto che non può essere un caso che, all'epoca si erano avviati interventi progressivi di riorganizzazione, mentre oggi siamo alla soglia di una ristrutturazione radicale che peggiorerà, se possibile, ogni fattore di rischio per i lavoratori.