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C'è qualcuno che si crede, e vuol fare, il PADRONE

Uno sguardo non gradito, una risposta giudicata non idonea e la collega viene distacca in men che non si dica in un paese della provincia.
Stessa sorte per un’altra collega che aveva osato esprimere il desiderio di essere applicata ad uno sportello pt business.
Ad una richiesta legittima, inoltrata da colleghi per la sostituzione di monitor obsoleti, è stato risposto:“Vi dovreste vergognare”.

Aria di “rinnovamento” nell’ex filiale (oggi punto amministrativo), la chiamano job rotation: esseri umani trattati come pedine, spostati senza nessuna comunicazione, nessun colloquio, nessuna giustificazione, ma solo in ragione  del volere del “capo”.

L’azienda è fatta di persone, lavoratori che con il loro sacrificio giornaliero  si spingono ben oltre i propri obblighi contrattuali.
Gli utili di bilancio conseguiti per undici anni consecutivi (in barba alla crisi), non sono piovuti dal cielo, ma sono il risultato di uomini e donne che credono nel loro lavoro, e hanno il diritto di essere rispettati e considerati.

Persone  sottoposte giornalmente a “PRESSIONI COMMERCIALI”, costrette  spesso a lavorare in condizioni molto precarie, con macchinari obsoleti e mal funzionati, sistemi operativi improponibili, microclima insalubre, postazioni di lavoro non ergonomiche.

Uffici ridotti all’osso per mancanza di impiegati con conseguente alta conflittualità con i clienti esasperati per le lunghe attese (alla faccia della qualità!).

Parecchie sentenze del tribunale di Siracusa favorevoli ai lavoratori postali, hanno decretato  da parte di Poste l’utilizzo del MOBBING come metodo.

Nessuna giustificazione di carattere organizzativo o gestionale può essere infatti invocata per questi comportamenti. La sola ragione verosimile è quella legata al tentativo di imporre un presunto “potere” fine se stesso.

Si può, anzi, si deve opporsi al clima dittatoriale, da padrone delle ferriere, instaurato dalla dirigenza di Siracusa, anche se oggi nessuno lo sta facendo.

Non lo fanno i collaboratori, dirigenti e non;  né i  sindacalisti filo-padronali  che fanno finta di non vedere e di non sapere, pronti a sacrificare anche qualche loro iscritto, per mantenere qualche  privilegio. Non lo fanno i lavoratori “semplici” che subiscono in silenzio.

Eppure, fino a prova contraria, nessun dipendente di Poste Italiane spa, a nessun livello, qualunque sia il suo incarico, può ritenersi immune dagli obblighi contrattuali e, a maggior ragione, di legge. Non può farlo quindi neppure la dirigenza della filiale di Siracusa!

Ricondurre i rapporti in un alveo normativo sarebbe obbligo delle varie funzioni aziendali superiori. Non è detto che ciò succeda però. Non resta quindi ai lavoratori di farsi carico in prima persona, collettivamente, di imporre il rispetto della propria dignità, con tutti gli strumenti legittimi necessari. L'esperienza dice che solo in questo modo si ottengono risultati reali.

Invitiamo quindi tutti i lavoratori postali di Siracusa a farsi avanti e ad alzare la testa, senza timori o remore di qualsiasi tipo. I diritti non si possono barattare, né svendere, né annullare per far felice qualche aspirante manager.

Basta tacere! Su la testa! Diritti, dignità, rispetto non possono essere negati.

17 agosto 2012 - S.I. Cobas Siracusa