L’amianto (o asbesto), minerale di origine naturale, costituito da microfibrille, ha prerogative chimico-fisiche che l’hanno reso utile ed utilizzabile da
lunghissimo tempo. Nel 1901, Ludwig Hatschek brevetta il cemento-amianto, chiamandolo eternit, che diventa subito popolare, nel 1911 la produzione di lastre e tegole raggiunge i massimi livelli. Nel 1915 vengono prodotte le fioriere in eternit. Nel 1928 inizia la produzione di tubi in fibrocemento, che fino agli anni settanta sono stati la base della costruzione di acquedotti. Nel 1933 fanno la loro comparsa le lastre ondulate, in seguito usate spesso per tetti e capannoni. Negli anni ‘40 e ‘50 l’eternit trova impiego in parecchi oggetti di uso quotidiano, dal 1963 l’eternit può essere prodotto in varie colorazioni. 

Poichè le fibrille sono patogene, la loro dispersione nei giacimenti durante le attività minerarie, nelle successive lavorazioni produttive, poi nell’impiego dei manufatti, infine nello smaltimento di essi al termine della vita d’uso, provoca serie alterazioni della salute. 

Questa scoperta risale all’inizio del XX secolo, ma da subito si e’ verificato un tiro-alla-fune tra i produttori del minerale ed i primi testimoni della patologia: i sanitari.

 

Le vittime, sia i lavoratori, sia la gente comune, sono stati gli ultimi ad essere informati. Infine, nei primi anni ’90, l’uso dell’amianto e’ stato bandito in di- versi paesi, ciononostante molti altri continuano ad estrarlo ed a commerciarlo. Soprattutto l’ambiente di molti paesi, industrializzati o in via di sviluppo, ospita tuttora manufatti in disuso o fabbriche di- smesse, con grave rischio per la salute della gente. La letteratura scientifica biomedica ci insegna che le fibrille di amianto possono entrare nell’organismo sia attraverso le vie respiratorie sia attraverso il tubo gastroenterico, e che esse sono patogene sia se inalate, sia se ingerite. 

Una volta entrate in circolo, esse possono raggiungere tutti i tessuti e gli organi, dove si localizzano, producendo diversi tipi di patologie.
La più frequente è una minuscola infiammazione cronica: il corpuscolo dell’asbesto. Poi le fibrille localizzate nei tessuti, trasformate in derivati epossidici, esprimono il loro potenziale cancerogeno alterando la molecola del DNA del nucleo delle cellule. Tutti i tessuti, nessuno escluso, sono proni a questa azione patogena. Sia il tessuto polmonare, sia le membrane sierose (pleura, peritoneo, pericardio, tonaca vaginale del testicolo), sono i bersagli più comuni dell’azione cancerogena, ma non si sottraggono a questo tipo di effetto lesivo neppure la prostata, la tiroide, l’ovaio, il tubo gastroenterico - coi relativi tu- mori maligni - e i tessuti emolinfopoietici – con leucemie, linfomi et similia. 

Le fibrille d’amianto, inalate od ingerite, possono entrare nell’organismo in modo progressivo, ripetutamente, giorno dopo giorno, esplicando un effetto di sommatoria che porta all’accumulo nei diversi tessuti. 

Da questo fenomeno discende la fallacità di valori limite di esposizione. L’effetto cancerogeno ultimativo dipende anche dall’equilibrio tra l’azione patogena suddetta e il potenziale delle difese anticancro messe in campo dall’organismo. 

Anche sotto questo aspetto, sono validi i principi tossicologici generali del sinergismo e del potenziamento. Poi, analogamente a quanto avviene per altri agenti, la cancerogenesi da amianto si attua e si completa in un discreto lasso di tempo prima di manifestare chiari sintomi clinici, poi la malignità del processo tumorale porta rapidamente il paziente alla morte. 

A questo punto è necessario evocare ed attuare il principio della precauzione verso i rischi dell’inquinamento ambientale, considerato anche dalla giurisprudenza della UE, il quale implica la prevenzione primaria, equivalente alla condizione di “rischio zero” per i cancerogeni, tra cui l’amianto.
La prevenzione secondaria, che interviene dopo il superamento dell’orizzonte clinico - con sintomatologia già manifesta - è meno efficace, talora tardiva. 

Le prevenzioni terziaria e quaternaria sono interventi del giorno dopo, essendo basate sui dati epidemiologici ed anatomo-patologici, cioè dopo la conta dei decessi. 

Questa esigenza di rispetto dell’ambiente e della salute umana, sulla quale si basa la sostenibilità dello sviluppo, interessa tutti i tre momenti della vita tecnologi- co-sociale dell’amianto: prima, durante, e dopo. 

Il nostro paese potrebbe essere protetto dalla ratio e dal dictum delle disposizioni legislative che hanno bandi- to l’estrazione e la commercializzazione del minerale, infatti la tappa del “prima” dovrebbe essere azzerata: miniere e fabbriche nazionali dovrebbero essere ormai dismesse. Per coerenza, converrebbe non realizzare la- vori infrastrutturali che comportassero il dislocamento di rocce amiantifere, non per produrre manufatti contenenti il minerale killer, proibito, ma per formare nuove vie di transito. 

Nel contempo, si impone di prendere in considerazione, e di provvedere al riguardo, il rischio legato all’esistente che configura le tappe del “durante” e del “dopo”.
Pare che nel nostro paese ci siano ancora in giro circa due miliardi di mq di lastre di cemento-amianto, delle quali molte sono deteriorate: queste sono un rischio concreto per la diffusione di fibrille, quelle tuttora integre sono un rischio potenziale. Pero’, tutte meritano di essere inertizzate secondo le tecnologie messe a punto e brevettate che oggigiorno sono disponibili. In questo modo, attraverso un trattamento termico adeguato in apposite attrezzature, le fibrille verrebbero trasformate in materiale inerte dal punto di vista della salute e riutilizzabile come materia prima-seconda in molti impieghi produttivi. 

L’alternativa di “bonificare” l’amianto rimuovendolo, impacchettandolo, e conferendolo alle discariche dedicate, è solo un costoso e rischioso palliativo, capace solo dei tenere in piedi un colossale giro d’affari. 

Fintanto che le fibrille mantengono la loro condizione il rischio amianto sussiste, risulta solo spostato di sede, in parole povere è come scopare la polvere sotto al tappe- to, nascondendola, invece di toglierla di mezzo con un aspirapolvere.” 

Dalla lettura del documento appaiono evidenti alcuni elementi: 

1. I valori limite di esposizione sono degli indicatori assolutamente inaffidabili dal punto di vista della salute degli esposti. 

2. Sono invece funzionali alle esigenze economiche e gestionali dei datori di lavoro che nelle loro strutture espongono i loro dipendenti a questo agente cancerogeno. Le ragioni economiche prevalgono quindi sul diritto alla salute dei lavoratori. 

3. La “prevenzione primaria”, la sola efficace, com- porta il “rischio zero” cioè la non esposizione. Le fasi successive di prevenzione, dal punto di vista medico, sono sovente tardive quando non inutili. 

Insomma, non c’è alternativa, si è al sicuro solo se l’amianto nei luoghi di lavoro non è presente; ogni considerazione diversa da questa, da chiunque sia sostenuta, dimostra o semplice ignoranza o voluta difesa di interessi di parte. A voi scegliere quale è il vostro interesse e da che parte stare. .


Difesa salute e COVID19

Pubblichiamo un opuscolo prodotto da Medicina Democratica relativo alla situazione generale dei Diritti e Doveri legati alla pandemia da coronavirus, con specifico riferimento all’ambito lavorativo. Riteniamo sia un documento molto importante per tutti i lavoratori che abbiano consapevolezza della loro condizione.

I DIRITTI DEI LAVORATORI E DELLE LAVORATRICI AL TEMPO DEL CORONAVIRUS. 

All’emergenza pandemica si è risposto con numerosi provvedimenti che hanno prima ridotto ed ora (“fase 2”) prevedono una ripresa graduale delle attività produttive. 

Il DPCM 26.04.2020, da ultimo, ha innestato sulle norme vigenti in tema di sicurezza e igiene del lavoro, delle “raccomandazioni” contenute nei protocolli tra le parti sociali (da ultimo quello del 24.04.2020). 

Queste raccomandazioni costituiscono ora delle prescrizioni generalizzate per tutti i datori di lavoro. La maggior parte di queste, pur se configurate appositamente per ridurre i rischi nei luoghi di lavoro dovuti a un rischio non produttivo, proveniente dall’esterno, costituito dalla contagiosità tra persone, non affermano dei principi diversi da quelli già vigenti. Allo stesso modo le prescrizioni anti-Covid non modificano i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici. 

E’ opportuno ricordare che i principali diritti dei lavoratori e delle lavoratrici sono contenute in tre norme in attuazione dei principi costituzionali: 

- L’art. 2087 del Codice Civile che afferma il generale “debito” di sicurezza che il datore di lavoro ha nei confronti del singolo lavoratore/lavoratrice 1; 

- L’art. 9 dello Statuto dei diritti dei lavoratori che sancisce il diritto a intervenire direttamente per la tutela della propria salute nei luoghi di lavoro2, i Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza sono una attuazione, non esclusiva, di tale principio: .

- Il decreto legislativo 81 del 9.04.2008 detto “Testo unico delle leggi sulla sicurezza e l’igiene del lavoro”. 3 

Vi sono ulteriori norme specifiche, per temi particolari (macchine, sostanze chimiche ecc) e per situazioni contrattuali diverse (lavoro distaccato, somministrato, autonomo ecc), ma il Dlgs 81/2008 contiene tutte le risposte ai temi che trattiamo in questo vademecum. 

Va subito ricordato che se la normativa sulla sicurezza sul lavoro italiana può essere considerata tra le migliori d’Europa, anche perché non è stata una concessione ma il risultato dei conflitti sociali in particolare degli anni ’70, l’enunciazione di buoni contenuti è una condizione necessaria ma non sufficiente per la loro attuazione : servono strumenti per la loro esigibilità. E per questo non può bastare un apparato di vigilanza, peraltro in Italia frammentato su diversi enti centrali e regionali come pure con un numero di operatori inadeguato e in costante diminuzione, ma è indispensabile l’autotutela dei lavoratori e delle lavoratrici ovvero la loro organizzazione per esigere l’attuazione delle norme nei singoli luoghi di lavoro. 

Per noi è inoltre chiaro (ma forse non lo è per altri) che quasi tutti i contenuti dei protocolli tra le parti sociali riguardano attuazioni di prescrizioni del dlgs 81/2008 per affrontare il particolare rischio pandemico nei luoghi di lavoro, pertanto trovano una risposta anche di tipo sanzionatorio nel testo unico sulla sicurezza. 

E’ questo anche il caso dei provvedimenti anti-Covid, non basta che la loro mancata attuazione possa determinare una sanzione a fronte di un accertamento degli organi di controllo4 ma occorre che siano i lavoratori e le lavoratrici a promuovere i propri diritti, ne va letteralmente della propria salute. Opuscolo Diritti e Doveri Coronavirus

Qui sotto una piccola bacheca di notiziari oramai "antichi" ma che trattano temi che, sotto vari aspetti, sono all'origine della situazione attuale. Sono collocati nella sezione Download accessibile dal menu pricipale.

Come rispondere poste

notdicpecora

E’, per i postali, il momento di scegliere a quale specie appartenere. In giro ci sono i lupi e il farsi pecora, o continuare ad esserlo, non sembra proprio la soluzione migliore. Non è una provocazione gratuita, c’è però un dato di fatto indiscutibile: Poste, con i fidati amici sindacalisti firmatari, sta portando avanti il suo progetto di ristrutturazione del settore/servizio di recapito.

Sveglia!

notmarzo13

Nelle prossime settimane/mesi i postali dovranno fare i conti con scadenze che li costringeranno una volta per tutte a fare i conti con la realtà del sistema economico, politico e sociale in cui vivono. Dovranno uscire dall’illusione di appartenere ad un mondo a parte, ovattato, immune dai problemi reali che invece, da sempre, toccano la stragrande maggioranza dei lavoratori.

 

La situazione agli sportelli

notsett12

E’ paradossale, ma non troppo, che questi effetti deleteri si ripercuotano a cascata coinvolgendo di volta in volta ogni funzione e ruolo, fino a concentrarsi sull’ultimo anello della catena, cioè il semplice impiegato. I direttori degli uffici, salvo che per coloro che hanno sposato in pieno la politica di Poste, sono nello stesso tempo vittime e carnefici di questo sistema.

Lotta di classe ..... cercasi

notgiugno12

Parlare di lotta di classe alle poste sembrerebbe un insulto alla ragione. E’ un concetto politico alieno in questo ambito, sconosciuto ai lavoratori di questo settore, ma in questo i postali sono in buona compagnia con la maggioranza dei lavoratori italiani. E’ proprio da ciò che deriva la necessità di parlare di questo tema.