Quando finirà questa strage? Ma soprattutto perché questi morti nel recapito? Paradossalmente ci sentiamo di condividere le affermazioni dei due sindacalisti citate nell’articolo; hanno ragione: “Il portalettere, svolge questo servizio di consegna con carichi di lavoro sempre maggiori, dovuti ad una costante riduzione del personale data dalla consegna della posta a giorni alterni per risparmiare sui costi di gestione, fattori che hanno posto un serissimo problema come la tutela e sicurezza sui luoghi di lavoro”. C’è però una discordanza assoluta sul resto. Ai due andrebbe ricordato che i sindacati che rappresentano sono i coautori delle varie, reiterate, riorganizzazioni del recapito che hanno avuto sempre come costante il taglio degli addetti e l’aumento della produttività. Abbiamo già detto che questa ultima riorganizzazione porta all’eccesso queste costanti determinando una complessiva riduzione di 25.000 addetti entro il 2022 e l’aumento dei carichi di lavoro che conosciamo. 

Nei centri dove la riorganizzazione è già in atto i lavoratori stanno toccando con mano cosa com- porta per la loro condizione di lavoro e di vita il nuovo recapito, negli altri centri (soprattutto nelle tre città che non avranno i giorni alterni) molti si illudono che non saranno coinvolti, che la scamperanno in qualche modo, che – come sempre – ci saranno margini per adattarsi e portare a casa il possibile, magari facendo pure abbinamenti e straordinari. 

 

Eppure, almeno a Milano, col venir meno dell’appalto per i messi notificatori del comune, loro stessi, da una decina di giorni, stanno sperimentando, in formato ridotto, cosa potrà essere la nuova organizzazione, cosa insomma determinerà per il loro lavoro quotidiano il taglio di oltre il 20% di zone, cosa comporterà sulla durata, sui modi, sui tempi, sui problemi, e certo non ultimo, sulla loro sicurezza! 

Non si illudano costoro, nessuno sarà immune da questa tornata, la spremitura voluta da poste e sindacati toccherà anche loro, e presto. Alcuni mugugnano, i più allargano le braccia in nome del posto di lavoro garantito (?), i precari sono stretti dalla morsa del ricatto della riconferma col miraggio dell’assunzione. 

Sanno, tutti (o dovrebbero sapere), che i loro sindacati non faranno nulla per porre fine a questa situazione, salvo piangere come coccodrilli, come fanno i due citati sopra, che o sono tonti o in malafede. 

Non c’è scampo, devono essere i lavoratori a farsi carico del problema: il piano va ostacolato, attaccato, respinto!
Imporre un rigido controllo sull’orario di lavoro, rifiutare prestazioni eccedenti l’orario, pretendere il rispetto assoluto di tutte le norme di sicurezza deve essere l’imperativo di tutta la categoria da qui in avanti. Queste pratiche sono possibili, attuabili e necessarie sin da ora, saranno vitali al momento dell’avvio della riorganizzazione. 

Come sindacati di base continueremo a dichiarare scioperi delle prestazioni straordinarie, incalzando Poste sul tema della sicurezza, denunciando ogni azione di intimidazione e ricatto nei confronti dei precari.
Occorre che questo lungo lavoro che ci aspetta abbia una sorta di start, un momento anche simbolico di partenza, noi pensiamo che questo possa essere lo sciopero che abbiamo dichiarato per il 25 maggio prossimo con CUB poste, Cobas poste, ALP Cub, SLG-Cub poste. 

Invitiamo dunque tutti i lavoratori a partecipare, ma soprattutto ad attrezzarsi per una guerra di posizione che non può essere persa, pena un futuro penoso per chi resterà in azienda. 

Per discutere di questi temi, per decidere iniziative su Mi-lano per la giornata di sciopero, per organizzare i prossimi interventi nei posti di lavoro, invitiamo i lavoratori a par-tecipare: 

all’assemblea che si terrà presso la sede del S. I. Cobas il 19 maggio 2018 alle ore 15 in via B. Celentano, 5 a Milano 


Difesa salute e COVID19

Pubblichiamo un opuscolo prodotto da Medicina Democratica relativo alla situazione generale dei Diritti e Doveri legati alla pandemia da coronavirus, con specifico riferimento all’ambito lavorativo. Riteniamo sia un documento molto importante per tutti i lavoratori che abbiano consapevolezza della loro condizione.

I DIRITTI DEI LAVORATORI E DELLE LAVORATRICI AL TEMPO DEL CORONAVIRUS. 

All’emergenza pandemica si è risposto con numerosi provvedimenti che hanno prima ridotto ed ora (“fase 2”) prevedono una ripresa graduale delle attività produttive. 

Il DPCM 26.04.2020, da ultimo, ha innestato sulle norme vigenti in tema di sicurezza e igiene del lavoro, delle “raccomandazioni” contenute nei protocolli tra le parti sociali (da ultimo quello del 24.04.2020). 

Queste raccomandazioni costituiscono ora delle prescrizioni generalizzate per tutti i datori di lavoro. La maggior parte di queste, pur se configurate appositamente per ridurre i rischi nei luoghi di lavoro dovuti a un rischio non produttivo, proveniente dall’esterno, costituito dalla contagiosità tra persone, non affermano dei principi diversi da quelli già vigenti. Allo stesso modo le prescrizioni anti-Covid non modificano i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici. 

E’ opportuno ricordare che i principali diritti dei lavoratori e delle lavoratrici sono contenute in tre norme in attuazione dei principi costituzionali: 

- L’art. 2087 del Codice Civile che afferma il generale “debito” di sicurezza che il datore di lavoro ha nei confronti del singolo lavoratore/lavoratrice 1; 

- L’art. 9 dello Statuto dei diritti dei lavoratori che sancisce il diritto a intervenire direttamente per la tutela della propria salute nei luoghi di lavoro2, i Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza sono una attuazione, non esclusiva, di tale principio: .

- Il decreto legislativo 81 del 9.04.2008 detto “Testo unico delle leggi sulla sicurezza e l’igiene del lavoro”. 3 

Vi sono ulteriori norme specifiche, per temi particolari (macchine, sostanze chimiche ecc) e per situazioni contrattuali diverse (lavoro distaccato, somministrato, autonomo ecc), ma il Dlgs 81/2008 contiene tutte le risposte ai temi che trattiamo in questo vademecum. 

Va subito ricordato che se la normativa sulla sicurezza sul lavoro italiana può essere considerata tra le migliori d’Europa, anche perché non è stata una concessione ma il risultato dei conflitti sociali in particolare degli anni ’70, l’enunciazione di buoni contenuti è una condizione necessaria ma non sufficiente per la loro attuazione : servono strumenti per la loro esigibilità. E per questo non può bastare un apparato di vigilanza, peraltro in Italia frammentato su diversi enti centrali e regionali come pure con un numero di operatori inadeguato e in costante diminuzione, ma è indispensabile l’autotutela dei lavoratori e delle lavoratrici ovvero la loro organizzazione per esigere l’attuazione delle norme nei singoli luoghi di lavoro. 

Per noi è inoltre chiaro (ma forse non lo è per altri) che quasi tutti i contenuti dei protocolli tra le parti sociali riguardano attuazioni di prescrizioni del dlgs 81/2008 per affrontare il particolare rischio pandemico nei luoghi di lavoro, pertanto trovano una risposta anche di tipo sanzionatorio nel testo unico sulla sicurezza. 

E’ questo anche il caso dei provvedimenti anti-Covid, non basta che la loro mancata attuazione possa determinare una sanzione a fronte di un accertamento degli organi di controllo4 ma occorre che siano i lavoratori e le lavoratrici a promuovere i propri diritti, ne va letteralmente della propria salute. Opuscolo Diritti e Doveri Coronavirus

Qui sotto una piccola bacheca di notiziari oramai "antichi" ma che trattano temi che, sotto vari aspetti, sono all'origine della situazione attuale. Sono collocati nella sezione Download accessibile dal menu pricipale.

Come rispondere poste

notdicpecora

E’, per i postali, il momento di scegliere a quale specie appartenere. In giro ci sono i lupi e il farsi pecora, o continuare ad esserlo, non sembra proprio la soluzione migliore. Non è una provocazione gratuita, c’è però un dato di fatto indiscutibile: Poste, con i fidati amici sindacalisti firmatari, sta portando avanti il suo progetto di ristrutturazione del settore/servizio di recapito.

Sveglia!

notmarzo13

Nelle prossime settimane/mesi i postali dovranno fare i conti con scadenze che li costringeranno una volta per tutte a fare i conti con la realtà del sistema economico, politico e sociale in cui vivono. Dovranno uscire dall’illusione di appartenere ad un mondo a parte, ovattato, immune dai problemi reali che invece, da sempre, toccano la stragrande maggioranza dei lavoratori.

 

La situazione agli sportelli

notsett12

E’ paradossale, ma non troppo, che questi effetti deleteri si ripercuotano a cascata coinvolgendo di volta in volta ogni funzione e ruolo, fino a concentrarsi sull’ultimo anello della catena, cioè il semplice impiegato. I direttori degli uffici, salvo che per coloro che hanno sposato in pieno la politica di Poste, sono nello stesso tempo vittime e carnefici di questo sistema.

Lotta di classe ..... cercasi

notgiugno12

Parlare di lotta di classe alle poste sembrerebbe un insulto alla ragione. E’ un concetto politico alieno in questo ambito, sconosciuto ai lavoratori di questo settore, ma in questo i postali sono in buona compagnia con la maggioranza dei lavoratori italiani. E’ proprio da ciò che deriva la necessità di parlare di questo tema.