Della serie: "lo avevamo detto", pubblichiamo un nostro volantino del 2009 sui rischi per la salute al CSI Linate, nel quale è ben evidente il problema amianto.

"Non vogliamo fare dell'inutile allarmismo, tanto per fare casino, non è nelle nostre corde. Vogliamo solo portare a conoscenza dei lavoratori del CSI Linate di un paio di problemi che toccano tutti coloro che vi lavorano, chi più chi meno. 

Apparecchio radiogeno. In questo giorni siamo intervenuti presso i responsabili aziendali per contestare l'uso improprio dell'apparecchio; ritenevamo infatti che usare un bastone da tende per lavorare sull'impianto non fosse propriamente una scelta in linea con le necessarie misure di sicurezza. Il bastone è sparito, non escludiamo che sia stato sostituito da altro manufatto ingegnoso (bastone di legno con finale in metallo), resta il fatto che l'impianto, che secondo Poste è assolutamente a norma, sembra avere dei problemi irrisolti. Probabilmente il fatto che una gran parte dei pacchetti non riesca a superare le bande piombate fa pensare che la macchina non sia adeguata alla attività di ispezione; forse più che ingegnarsi per inventare manufatti utili allo scopo di evitare il problema, sarebbe il caso che tutti i lavoratori segnalassero ai responsabili le difficoltà oggettive che quella mansione comporta. 

 

Precisando che nessuno potrà costringere i lavoratori ad usare bastoni od altro - con noi ci hanno provato ma hanno dovuto immediatamente ricredersi - certo non vorremmo che questo discorso inducesse qualcuno a sostituire se stesso al bastone, intervenendo direttamente con le proprie mani per spingere o ritirare i pacchi nella/dalla macchina. Nè vorremmo vedere, come purtroppo pare stia avvenendo, alcuni lavoratori caricare il nastro con una serie di pacchi che entrano nel tunnell con continuità causando quindi una scansione a bande aperte e dispersione di raggi. Poste dichiara l'impianto a norma, ammesso che sia così, certo questo sarebbe corretto con un funzionamento in base alle norme non certo con i modi che invece si stanno usando col consenso – o peggio – dei responsabili aziendali. Nello stesso tempo, se l'impianto è a norma deve esistere adeguata documentazione tecnica che deve essere disponibile per la consultazione per ogni lavoratore interessato alla mansione. Quanto poi ai comportamenti citati devono essere sanzionati sia che riguardino i lavoratori che, con ben altra responsabilità, che siano propri di qualche responsabile. 

Presenza di amianto. In fase di mobilità, l'autunno scorso, venne raccontato ai 

lavoratori che il nuovo CSI Linate era in un edificio rimesso a nuovo, secondo gli standard previsti. Nessuno ha informato gli interessati alla mobilità verso il CSI che la struttura della palazzina vedeva al suo interno la presenza di amianto. Non stiamo dicendo che in questo momento esiste pericolo grave e immediato a causa della presenza di amianto disperso, vogliamo solo dire che, stando a quanto dichiarano gli stessi avvisi apposti dall'azienda, nell'edificio c'è presenza di amianto. Potrebbe essere che i lavori siano stati fatti a regola d'arte, per cui oggi il fattore di rischio sia stato annullato dagli interventi (di bonifica o conservazione?) effettuati, ma certamente dato il tema meglio stare con gli occhi aperti che fidarsi ciecamente. L'esperienza di decenni dentro le poste dice che spesso il problema amianto è stato quanto mento sottovalutato, quando non negato, pur con l'evidenza delle condizioni ambientali di alcuni uffici. 

I lavoratori hanno il diritto di conoscere quali lavori sono stati compiuti e da chi; hanno il diritto di verificare la documentazione rilasciata dall'ASL sui lavori svolti e conoscere i tempi delle periodiche verifiche. La presenza di amianto impone poi delle norme comportamentali ben precise, non sembra che l'azienda abbia informato i lavoratori di queste norme nè, ovviamente, ne stia pretendendo il rispetto. 

Per finire, è un dato storico che o i lavoratori si fanno carico in prima persona della difesa della propria salute e sicurezza o rischiano di fare una brutta fine. Una considerazione a parte per i sindacati, le RSU, i RLS, dove sono? Cosa fanno? Noi una risposta ce l'abbiamo, i lavoratori del CSI si diano la loro. 25.02.2009 "


Difesa salute e COVID19

Pubblichiamo un opuscolo prodotto da Medicina Democratica relativo alla situazione generale dei Diritti e Doveri legati alla pandemia da coronavirus, con specifico riferimento all’ambito lavorativo. Riteniamo sia un documento molto importante per tutti i lavoratori che abbiano consapevolezza della loro condizione.

I DIRITTI DEI LAVORATORI E DELLE LAVORATRICI AL TEMPO DEL CORONAVIRUS. 

All’emergenza pandemica si è risposto con numerosi provvedimenti che hanno prima ridotto ed ora (“fase 2”) prevedono una ripresa graduale delle attività produttive. 

Il DPCM 26.04.2020, da ultimo, ha innestato sulle norme vigenti in tema di sicurezza e igiene del lavoro, delle “raccomandazioni” contenute nei protocolli tra le parti sociali (da ultimo quello del 24.04.2020). 

Queste raccomandazioni costituiscono ora delle prescrizioni generalizzate per tutti i datori di lavoro. La maggior parte di queste, pur se configurate appositamente per ridurre i rischi nei luoghi di lavoro dovuti a un rischio non produttivo, proveniente dall’esterno, costituito dalla contagiosità tra persone, non affermano dei principi diversi da quelli già vigenti. Allo stesso modo le prescrizioni anti-Covid non modificano i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici. 

E’ opportuno ricordare che i principali diritti dei lavoratori e delle lavoratrici sono contenute in tre norme in attuazione dei principi costituzionali: 

- L’art. 2087 del Codice Civile che afferma il generale “debito” di sicurezza che il datore di lavoro ha nei confronti del singolo lavoratore/lavoratrice 1; 

- L’art. 9 dello Statuto dei diritti dei lavoratori che sancisce il diritto a intervenire direttamente per la tutela della propria salute nei luoghi di lavoro2, i Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza sono una attuazione, non esclusiva, di tale principio: .

- Il decreto legislativo 81 del 9.04.2008 detto “Testo unico delle leggi sulla sicurezza e l’igiene del lavoro”. 3 

Vi sono ulteriori norme specifiche, per temi particolari (macchine, sostanze chimiche ecc) e per situazioni contrattuali diverse (lavoro distaccato, somministrato, autonomo ecc), ma il Dlgs 81/2008 contiene tutte le risposte ai temi che trattiamo in questo vademecum. 

Va subito ricordato che se la normativa sulla sicurezza sul lavoro italiana può essere considerata tra le migliori d’Europa, anche perché non è stata una concessione ma il risultato dei conflitti sociali in particolare degli anni ’70, l’enunciazione di buoni contenuti è una condizione necessaria ma non sufficiente per la loro attuazione : servono strumenti per la loro esigibilità. E per questo non può bastare un apparato di vigilanza, peraltro in Italia frammentato su diversi enti centrali e regionali come pure con un numero di operatori inadeguato e in costante diminuzione, ma è indispensabile l’autotutela dei lavoratori e delle lavoratrici ovvero la loro organizzazione per esigere l’attuazione delle norme nei singoli luoghi di lavoro. 

Per noi è inoltre chiaro (ma forse non lo è per altri) che quasi tutti i contenuti dei protocolli tra le parti sociali riguardano attuazioni di prescrizioni del dlgs 81/2008 per affrontare il particolare rischio pandemico nei luoghi di lavoro, pertanto trovano una risposta anche di tipo sanzionatorio nel testo unico sulla sicurezza. 

E’ questo anche il caso dei provvedimenti anti-Covid, non basta che la loro mancata attuazione possa determinare una sanzione a fronte di un accertamento degli organi di controllo4 ma occorre che siano i lavoratori e le lavoratrici a promuovere i propri diritti, ne va letteralmente della propria salute. Opuscolo Diritti e Doveri Coronavirus

Qui sotto una piccola bacheca di notiziari oramai "antichi" ma che trattano temi che, sotto vari aspetti, sono all'origine della situazione attuale. Sono collocati nella sezione Download accessibile dal menu pricipale.

Come rispondere poste

notdicpecora

E’, per i postali, il momento di scegliere a quale specie appartenere. In giro ci sono i lupi e il farsi pecora, o continuare ad esserlo, non sembra proprio la soluzione migliore. Non è una provocazione gratuita, c’è però un dato di fatto indiscutibile: Poste, con i fidati amici sindacalisti firmatari, sta portando avanti il suo progetto di ristrutturazione del settore/servizio di recapito.

Sveglia!

notmarzo13

Nelle prossime settimane/mesi i postali dovranno fare i conti con scadenze che li costringeranno una volta per tutte a fare i conti con la realtà del sistema economico, politico e sociale in cui vivono. Dovranno uscire dall’illusione di appartenere ad un mondo a parte, ovattato, immune dai problemi reali che invece, da sempre, toccano la stragrande maggioranza dei lavoratori.

 

La situazione agli sportelli

notsett12

E’ paradossale, ma non troppo, che questi effetti deleteri si ripercuotano a cascata coinvolgendo di volta in volta ogni funzione e ruolo, fino a concentrarsi sull’ultimo anello della catena, cioè il semplice impiegato. I direttori degli uffici, salvo che per coloro che hanno sposato in pieno la politica di Poste, sono nello stesso tempo vittime e carnefici di questo sistema.

Lotta di classe ..... cercasi

notgiugno12

Parlare di lotta di classe alle poste sembrerebbe un insulto alla ragione. E’ un concetto politico alieno in questo ambito, sconosciuto ai lavoratori di questo settore, ma in questo i postali sono in buona compagnia con la maggioranza dei lavoratori italiani. E’ proprio da ciò che deriva la necessità di parlare di questo tema.