Basta trastullarsi con la scelta delle zone. Occorre contrastare la riorganizzazione quotidianamente e, sul piano politico, con lo sciopero. E’ necessario, è possibile! Altrimenti bisognerà subire gli effetti del modello Amazon applicato alle poste, e non sarà uno scherzo. 

Poste e sindacati (è bene sempre ricordare che i sindacati hanno un ruolo determinante e decisivo in questo piano) stanno lavorando per estendere il piano Deliver 2022 a tutto il territorio nazionale. Là dove questo è già avvenuto, i risultati sono esattamente quelli che ci si aspettava: un disastro complessivo sia riguardo al servizio di recapito che per quanto riguarda la condizione dei portalettere. In particolare nei territori interessati dai giorni alterni, cioè la quasi totalità del paese, quindi anche in grandi città (Firenze, Torino, …) la situazione è già al collasso: cumuli di corrispondenza ferma si accompagnano ad effetti devastanti sui lavoratori, si stanno moltiplicando infortuni, assenze per malattia, insostenibili livelli di stress.

Con lo sciopero del 25 maggio abbiamo dato il via ad una stagione di contrasto e lotta, contro le decisioni di poste e sindacati; una stagione che non potrà che essere lunga, faticosa, non episodica, quotidiana nel suo sviluppo, ma con delle oggettive possibilità di esito positivo. Del resto non esistono alternative a questa scelta, o i lavoratori ne capiscono l’esigenza e si impegnano in tal senso, o per loro (noi) non vi sarà un futuro lavorativo accettabile.

Non intendiamo, in questo momento, rivolgere alcun appello di carattere ideologico alla necessità della lotta contro la distruzione del servizio pubblico; questo attacco, in corso da anni, sta già ottenendo il risultato prefissato: al di là delle formalità istituzionali infatti, il servizio pubblico postale è morto nella sua sostanza, sostituito da un servizio di recapito modello corriere espresso, quindi definito in termini di redditività per prodotto e clientela, esattamente l’equivalente, fatte salve le prerogative proprie dei vari settori, a quanto è già accaduto per la sanità e i trasporti. 

Questa modalità di recapito è esattamente ciò che caratterizza il piano poste, si fonda su pochi elementi decisivi: priorità assoluta a prodotti ad alto valore aggiunto, tempestività della consegna, quindi flessibilità degli orari di consegna e totale copertura della giornata e dei giorni della settimana.

A fronte di questi punti fermi tutto il resto diventa secondario, ininfluente e insignificante, da ciò la sostanziale indifferenza nei confronti della corrispondenza “normale” (che normale non è più da tempo considerati i costi di spedizione), che può quindi giacere per giorni nei centri fino all’attivazione delle squadre spazza tutto che, generalmente nel weekend, fanno pulizia. Così sta avvenendo in poste come nelle altre grandi società di recapito.

Il raggiungimento degli obiettivi aziendali si fonda a sua volta su un elemento decisivo: la flessibilità totale del lavoratore, sia dal punto di vista contrattuale, con la diffusione del lavoro precario; sia per l’orario di lavoro, con l’introduzione di vari turni e copertura di tutta la settimana; sia per l’aumento della produttività, con tagli di zone e carichi indefiniti; sia per la durata della prestazione, con un implicito, necessario, ricorso al lavoro straordinario.

E’ esattamente questo elemento, la flessibilità, nelle sua varie declinazioni, il punto principale sul quale intervenire; mentre il continuo ricorso ai lavoratori precari, così come la nuova organizzazione dei turni sono difficilmente contrastabili in questo contesto, la durata della prestazione, quindi il lavoro straordinario, è invece certamente attaccabile, con evidenti ricadute sulla produttività attesa da poste.

Orario di lavoro e produttività sono da sempre i fondamentali di ogni battaglia sindacale contro il padrone, passano i secoli ma sono sempre lì al centro dell’interesse, incredibilmente, oggi più che mai, anche in poste.

Ripetiamo rivolgendoci a tutti i lavoratori del recapito: è necessario e non impossibile attaccare il piano su questo punto.

Da anni i sindacati di base dichiarano scioperi delle prestazioni straordinarie ed aggiuntive nel recapito contro il ricorso all’areola da parte di poste (in seguito anche i firmatari hanno usato questo strumento ma solo a fini strumentali, senza dargli il minimo supporto, senza alcun impatto reale); il rifiuto della prestazione è stata sostenuta da anni da un ristretto numero di lavoratori, sovente subendo sanzioni disciplinari finite con esiti alterni in positivo e negativo. 

Le ragioni di questi esisti negativi derivavano da una incongruenza creata ad arte da poste e sindacati. Per farla breve, nella definizione di questo sistema vi era la previsione della possibilità di svolgere la parte aggiuntiva di lavoro sia all’interno che oltre l’orario di lavoro normale ma sempre e solo retribuito con la quota areola, senza alcuna ipotesi di prestazione straordinaria. 

Lo sciopero dei sindacati di base contestava questa ipotesi e rivendicava il principio che il lavoro oltre l’orario standard fosse da ritenersi esclusivamente straordinario e non potesse essere inteso come una forma di intensificazione di produttività. Questa rivendicazione è sovente stata accolta in sede di giudizio, ma molte volte rigettata con legittimazione della sanzione disciplinare.

Oggi questa situazione anomala si è completamente risolta, l’accordo relativo al piano prevede che ogni prestazione che superi l’orario di lavoro sia da ritenersi straordinaria, quindi da retribuire come da CCNL, anche se legata alla sostituzione da areola; da ciò l’assoluta legittimità dello sciopero dello straordinario, non più contestabile in alcuna sede.

Lo sciopero dello straordinario acquista oggi dunque uno status di “normalità” che pone al riparo i lavoratori aderenti da sanzioni disciplinari. E’ quindi uno strumento da usare, utile, importante, a lungo andare, in qualche misura, potenzialmente decisivo per l’esito del piano poste.

Lo sciopero verrà dichiarato nei prossimi giorni di settembre con la consueta durata di un mese per tutto il territorio nazionale.

Ma da solo potrebbe non bastare. Va rafforzato facendo ricorso al il rigido rispetto dell’orario contrattuale di lavoro, sia in uscita che in ingresso.

Dovrebbe essere un dato elementare, scontato, implicito in un rapporto di lavoro subordinato, ma non è così, alle poste non è così, qui, paradossalmente, non viene rispettato da una gran parte dei postini, in chiaro contrasto con le stesse disposizioni contrattuali e aziendali.

Quanti nel recapito sono già presenti da tempo a lavorare prima dell’inizio del turno! E quanti, ancora, dopo la fine dell’orario d’obbligo! E’ assurdo ma questa è la situazione. 

Bisogna quindi dire basta a queste pratiche ridicole, contrarie ad ogni logica, deleterie per tutta la categoria, screditata agli occhi della contro parte, ridicolizzata per la sua incapacità di difendere i propri interessi.

Gli effetti sugli aumenti di produttività imposti dal piano, prodotti dal rispetto rigido dell’orario, oltre che ottenibili senza particolare impegno da parte dei lavoratori, né rischi di sorta, sarebbero senza dubbio alcuno di assoluto rilievo, al limite potrebbero anche vanificare l’aumento dei carichi di lavoro.

Se ancora non bastasse, se lo sciopero dello straordinario e il rispetto dell’orario contrattuale non fossero sufficienti ai lavoratori per difendersi e, perché no, attaccare il piano di poste, vi è un altro mezzo, altrettanto potenzialmente decisivo: la difesa della salute e la sicurezza sul lavoro.

Per il postale medio, la sicurezza sul lavoro è un tema assolutamente superfluo; per costoro difendere la propria salute e garantire la propria sicurezza in ambito lavorativo costituisce un non problema.

Questa affermazione trova immediato riscontro nei comportamenti quotidiani di molti lavoratori in tutti i centri di recapito, sia che si tratti di usare mezzi non idonei, pericolosi, sia che si compiano azioni vietate come sovraccaricare i mezzi, il principio è sempre quello: della sicurezza non mi occupo, accada quel che accada. 

E quel che accade lo sappiamo tutti, prima o poi ci scappa il morto, ma anche allora nessun ripensamento tocca questi geni, perché sono convinti che a loro non succederà mai di schiantarsi, di cadere e rompersi, ma soprattutto non accadrà mai di lasciarci le penne. Auguri a questi fenomeni naturalmente, agli altri lavoratori, meno idioti, invece rivolgiamo una sorta di appello su questo tema, partendo da alcune precisazioni a nostro parere di rilievo in questo contesto.

Oggi, per la maggior parte dei lavoratori, in tutte le categorie, quindi non solo tra i postali, il tema della sicurezza (e della difesa della salute) è percepito in modo distorto, nel migliore dei casi come una sciocca imposizione aziendale, coniugata dalla noia delle ore dei corsi, e dalla routine della consegna periodica della documentazione specifica. Nessuna valutazione di merito, nessun barlume di comprensione dell’entità del problema, nessuna ipotesi di critica della gestione aziendale. 

Siamo lontani anni luce dagli anni ’70 e dalle origini operaie del sapere sulla difesa della salute, quando cioè il sapere sul tema era il frutto dell’elaborazione collettiva dei lavoratori dentro la fabbrica e non, come oggi, una pratica burocratica nelle mani del padrone. 

Padrone che, in poste come altrove, agisce (quando lo fa) solo ed esclusivamente in funzioni degli obblighi di legge, quindi su un piano fondamentalmente formale, senza curarsi minimamente della reale comprensione e conseguente applicazione delle disposizioni. 

In altre parole poste dichiara in mille modi cosa e come fare o non fare, poi tralascia in modo spudorato di fare controlli o di adempiere essa stessa alle stesse disposizioni previste dalla norma. Questo fino al momento che si rende necessario colpire qualcuno che dà fastidio, perchè nel caso si fa ricorso anche alla normativa sulla sicurezza per sanzionarlo. 

Insomma poste come altri padroni sono attaccabili su questo terreno, di margini ve ne sono e ampi, sta ai lavoratori capire quali, quanti, e dove si trovano; quali i più sensibili ed attaccabili.

Ma per far questo, prima è necessario che ci sia una svolta nelle teste dei postali, perché finalmente capiscano che la sicurezza e la difesa della salute sul lavoro non sono una sciocchezza (gestita come tale da poste) ma una cosa seria, con implicazioni serie, da trattare come tale.

Senza sognare un ritorno alla produzione di un sapere operaio come negli anni ’70, dei passi in avanti su questo terreno sono certamente possibili alle poste, anche in considerazione del minimo livello attuale. 

Ne guadagnerebbe naturalmente la condizione collettiva dei lavoratori ma, nello stesso tempo, si determinerebbero degli effetti notevoli anche sulla riorganizzazione. 

Rifiutarsi di lavorare in modo “insicuro”, in condizioni ambientali e con strumenti insicuri, è un passo elementare ma dai grandi effetti sull’attività lavorativa; respingere pressioni e imposizioni su carichi e tempi di lavoro in nome della sicurezza è un gioco da ragazzi, non c’è bisogno di essere dei fenomeni, basta capire e volerlo fare. E questo, secondo noi dovrebbero fare i lavoratori; noi lo facciamo, da sempre!.... Segue 


Difesa salute e COVID19

Pubblichiamo un opuscolo prodotto da Medicina Democratica relativo alla situazione generale dei Diritti e Doveri legati alla pandemia da coronavirus, con specifico riferimento all’ambito lavorativo. Riteniamo sia un documento molto importante per tutti i lavoratori che abbiano consapevolezza della loro condizione.

I DIRITTI DEI LAVORATORI E DELLE LAVORATRICI AL TEMPO DEL CORONAVIRUS. 

All’emergenza pandemica si è risposto con numerosi provvedimenti che hanno prima ridotto ed ora (“fase 2”) prevedono una ripresa graduale delle attività produttive. 

Il DPCM 26.04.2020, da ultimo, ha innestato sulle norme vigenti in tema di sicurezza e igiene del lavoro, delle “raccomandazioni” contenute nei protocolli tra le parti sociali (da ultimo quello del 24.04.2020). 

Queste raccomandazioni costituiscono ora delle prescrizioni generalizzate per tutti i datori di lavoro. La maggior parte di queste, pur se configurate appositamente per ridurre i rischi nei luoghi di lavoro dovuti a un rischio non produttivo, proveniente dall’esterno, costituito dalla contagiosità tra persone, non affermano dei principi diversi da quelli già vigenti. Allo stesso modo le prescrizioni anti-Covid non modificano i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici. 

E’ opportuno ricordare che i principali diritti dei lavoratori e delle lavoratrici sono contenute in tre norme in attuazione dei principi costituzionali: 

- L’art. 2087 del Codice Civile che afferma il generale “debito” di sicurezza che il datore di lavoro ha nei confronti del singolo lavoratore/lavoratrice 1; 

- L’art. 9 dello Statuto dei diritti dei lavoratori che sancisce il diritto a intervenire direttamente per la tutela della propria salute nei luoghi di lavoro2, i Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza sono una attuazione, non esclusiva, di tale principio: .

- Il decreto legislativo 81 del 9.04.2008 detto “Testo unico delle leggi sulla sicurezza e l’igiene del lavoro”. 3 

Vi sono ulteriori norme specifiche, per temi particolari (macchine, sostanze chimiche ecc) e per situazioni contrattuali diverse (lavoro distaccato, somministrato, autonomo ecc), ma il Dlgs 81/2008 contiene tutte le risposte ai temi che trattiamo in questo vademecum. 

Va subito ricordato che se la normativa sulla sicurezza sul lavoro italiana può essere considerata tra le migliori d’Europa, anche perché non è stata una concessione ma il risultato dei conflitti sociali in particolare degli anni ’70, l’enunciazione di buoni contenuti è una condizione necessaria ma non sufficiente per la loro attuazione : servono strumenti per la loro esigibilità. E per questo non può bastare un apparato di vigilanza, peraltro in Italia frammentato su diversi enti centrali e regionali come pure con un numero di operatori inadeguato e in costante diminuzione, ma è indispensabile l’autotutela dei lavoratori e delle lavoratrici ovvero la loro organizzazione per esigere l’attuazione delle norme nei singoli luoghi di lavoro. 

Per noi è inoltre chiaro (ma forse non lo è per altri) che quasi tutti i contenuti dei protocolli tra le parti sociali riguardano attuazioni di prescrizioni del dlgs 81/2008 per affrontare il particolare rischio pandemico nei luoghi di lavoro, pertanto trovano una risposta anche di tipo sanzionatorio nel testo unico sulla sicurezza. 

E’ questo anche il caso dei provvedimenti anti-Covid, non basta che la loro mancata attuazione possa determinare una sanzione a fronte di un accertamento degli organi di controllo4 ma occorre che siano i lavoratori e le lavoratrici a promuovere i propri diritti, ne va letteralmente della propria salute. Opuscolo Diritti e Doveri Coronavirus

Qui sotto una piccola bacheca di notiziari oramai "antichi" ma che trattano temi che, sotto vari aspetti, sono all'origine della situazione attuale. Sono collocati nella sezione Download accessibile dal menu pricipale.

Come rispondere poste

notdicpecora

E’, per i postali, il momento di scegliere a quale specie appartenere. In giro ci sono i lupi e il farsi pecora, o continuare ad esserlo, non sembra proprio la soluzione migliore. Non è una provocazione gratuita, c’è però un dato di fatto indiscutibile: Poste, con i fidati amici sindacalisti firmatari, sta portando avanti il suo progetto di ristrutturazione del settore/servizio di recapito.

Sveglia!

notmarzo13

Nelle prossime settimane/mesi i postali dovranno fare i conti con scadenze che li costringeranno una volta per tutte a fare i conti con la realtà del sistema economico, politico e sociale in cui vivono. Dovranno uscire dall’illusione di appartenere ad un mondo a parte, ovattato, immune dai problemi reali che invece, da sempre, toccano la stragrande maggioranza dei lavoratori.

 

La situazione agli sportelli

notsett12

E’ paradossale, ma non troppo, che questi effetti deleteri si ripercuotano a cascata coinvolgendo di volta in volta ogni funzione e ruolo, fino a concentrarsi sull’ultimo anello della catena, cioè il semplice impiegato. I direttori degli uffici, salvo che per coloro che hanno sposato in pieno la politica di Poste, sono nello stesso tempo vittime e carnefici di questo sistema.

Lotta di classe ..... cercasi

notgiugno12

Parlare di lotta di classe alle poste sembrerebbe un insulto alla ragione. E’ un concetto politico alieno in questo ambito, sconosciuto ai lavoratori di questo settore, ma in questo i postali sono in buona compagnia con la maggioranza dei lavoratori italiani. E’ proprio da ciò che deriva la necessità di parlare di questo tema.