“Poste Italiane lancia - Deliver 2022 - il piano strategico a cinque anni che ha l’obiettivo di massimizzare il valore della più grande rete distributiva d’Italia.

Il riassetto della divisione corrispondenza e pacchi, unito all’evoluzione dei servizi finanziari e assicurativi e, alla convergenza dei servizi di pagamento mobili e digitali, è alla base di una crescita sostenibile del dividendo.”  Citiamo l’incipit del documento presentato da Poste in occasione del lancio del nuovo piano quinquennale di impresa. E’ evidente sin dal titolo scelto che siamo in presenza di una novità, almeno all’apparenza, perchè per la sostanza, cioè per il dato fondamentale che ci interessa: la condizione dei lavoratori nel suo complesso, come vedremo, si tratta “solo” di un’accelerazione verso un aumento della redditività estratta dalle forze lavoro in gioco, in tutti i settori, ma soprattutto nel recapito. Una novità è appunto questa centralità assegnata all’attività di recapito (ben riassunta nel titolo stesso del piano), verso la quale sembra si stia invertendo la tendenza che ha caratterizzato gli ultimi decenni, che hanno visto il settore finanziario, per ovvie ragioni di bilancio e potenzialità di sviluppo, assolutamente in primo piano. Ora è evidente come che questa centralità non sia venuta meno, anzi, i numeri dichiarati sono espliciti in tal senso, ma l’obbiettivo primario sembra ora quello di far crescere il settore recapito in termini finanziari: “Posizione finanziaria netta del settore Corrispondenza, Pacchi e Distribuzione in aumento a 1,7 miliardi di euro nel 2022 da 0,8 miliardi di euro nel 2017” (cit da Deliver 2022). Già Caio ci aveva provato solo tre anni fa col suo “Piano strategico Poste 2020” ma le mutate condizioni politiche lo hanno tolto di mezzo e il progetto ha perso vigore. Vi è dunque una continuità col piano precedente anzi,  pensiamo si possa con tranquillità dire che il Deliver 2022 ne sia la necessaria evoluzione, l’applicazione in termini concreti, redditizi, della “visione” di Caio che attribuiva alle poste un compito di rilievo “porsi al servizio della crescita e della competitività del paese, nell’ambito della sfida della trasformazione digitale, e la conseguente crescita in nuovi settori a danno dei tradizionali; un risultato negativo di questa sfida vedrebbe il paese arretrare mancando possibilità di sviluppo” anche attraverso compiti apparentemente anomali rispetto alla diretta attività economica “Poste come vettore e agente della digitalizzazione, a sua volta mezzo di inclusione sociale”.

 

Ora di quella visione non c’è più traccia, ora si bada al concreto, c’è da fare cassa e, ora come sempre, al di là delle fantasie, più o meno affascinanti, il padrone, pubblico o privato che sia, ha uno strumento ben preciso a disposizione: spremere i lavoratori per trarne maggior profitto. Questo è il punto cardine della questione e su questo chiamiamo i lavoratori alla lotta (se vorranno).

Vediamo gli aspetti fondamentali della nuova organizzazione del recapito, lo facciamo usando parte delle slide rese pubbliche; i postali dovrebbero già conoscerle, se fossimo su un altro pianeta, su un pianeta in cui almeno la logica in funzione della tutela dei propri interessi avesse un significato, ma nel pianeta poste non è così, come tutti sanno. 

Ciò fatto aggiungiamo le parti salienti tratte dall’accordo a dimostrazione che quello che andremo a dire dopo (già detto più volte in realtà) non è frutto di fantasia.  In poste ci sono un sacco di personaggi che, al contrario di Tommaso, non credono a ciò che vedono ma sono pronti a farlo nei confronti di qualsiasi sciocchezza venga loro propinata dai loro sindacalisti (?) di riferimento; come i carabinieri “semper fidelis”!  Segue ...


Difesa salute e COVID19

Pubblichiamo un opuscolo prodotto da Medicina Democratica relativo alla situazione generale dei Diritti e Doveri legati alla pandemia da coronavirus, con specifico riferimento all’ambito lavorativo. Riteniamo sia un documento molto importante per tutti i lavoratori che abbiano consapevolezza della loro condizione.

I DIRITTI DEI LAVORATORI E DELLE LAVORATRICI AL TEMPO DEL CORONAVIRUS. 

All’emergenza pandemica si è risposto con numerosi provvedimenti che hanno prima ridotto ed ora (“fase 2”) prevedono una ripresa graduale delle attività produttive. 

Il DPCM 26.04.2020, da ultimo, ha innestato sulle norme vigenti in tema di sicurezza e igiene del lavoro, delle “raccomandazioni” contenute nei protocolli tra le parti sociali (da ultimo quello del 24.04.2020). 

Queste raccomandazioni costituiscono ora delle prescrizioni generalizzate per tutti i datori di lavoro. La maggior parte di queste, pur se configurate appositamente per ridurre i rischi nei luoghi di lavoro dovuti a un rischio non produttivo, proveniente dall’esterno, costituito dalla contagiosità tra persone, non affermano dei principi diversi da quelli già vigenti. Allo stesso modo le prescrizioni anti-Covid non modificano i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici. 

E’ opportuno ricordare che i principali diritti dei lavoratori e delle lavoratrici sono contenute in tre norme in attuazione dei principi costituzionali: 

- L’art. 2087 del Codice Civile che afferma il generale “debito” di sicurezza che il datore di lavoro ha nei confronti del singolo lavoratore/lavoratrice 1; 

- L’art. 9 dello Statuto dei diritti dei lavoratori che sancisce il diritto a intervenire direttamente per la tutela della propria salute nei luoghi di lavoro2, i Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza sono una attuazione, non esclusiva, di tale principio: .

- Il decreto legislativo 81 del 9.04.2008 detto “Testo unico delle leggi sulla sicurezza e l’igiene del lavoro”. 3 

Vi sono ulteriori norme specifiche, per temi particolari (macchine, sostanze chimiche ecc) e per situazioni contrattuali diverse (lavoro distaccato, somministrato, autonomo ecc), ma il Dlgs 81/2008 contiene tutte le risposte ai temi che trattiamo in questo vademecum. 

Va subito ricordato che se la normativa sulla sicurezza sul lavoro italiana può essere considerata tra le migliori d’Europa, anche perché non è stata una concessione ma il risultato dei conflitti sociali in particolare degli anni ’70, l’enunciazione di buoni contenuti è una condizione necessaria ma non sufficiente per la loro attuazione : servono strumenti per la loro esigibilità. E per questo non può bastare un apparato di vigilanza, peraltro in Italia frammentato su diversi enti centrali e regionali come pure con un numero di operatori inadeguato e in costante diminuzione, ma è indispensabile l’autotutela dei lavoratori e delle lavoratrici ovvero la loro organizzazione per esigere l’attuazione delle norme nei singoli luoghi di lavoro. 

Per noi è inoltre chiaro (ma forse non lo è per altri) che quasi tutti i contenuti dei protocolli tra le parti sociali riguardano attuazioni di prescrizioni del dlgs 81/2008 per affrontare il particolare rischio pandemico nei luoghi di lavoro, pertanto trovano una risposta anche di tipo sanzionatorio nel testo unico sulla sicurezza. 

E’ questo anche il caso dei provvedimenti anti-Covid, non basta che la loro mancata attuazione possa determinare una sanzione a fronte di un accertamento degli organi di controllo4 ma occorre che siano i lavoratori e le lavoratrici a promuovere i propri diritti, ne va letteralmente della propria salute. Opuscolo Diritti e Doveri Coronavirus

Qui sotto una piccola bacheca di notiziari oramai "antichi" ma che trattano temi che, sotto vari aspetti, sono all'origine della situazione attuale. Sono collocati nella sezione Download accessibile dal menu pricipale.

Come rispondere poste

notdicpecora

E’, per i postali, il momento di scegliere a quale specie appartenere. In giro ci sono i lupi e il farsi pecora, o continuare ad esserlo, non sembra proprio la soluzione migliore. Non è una provocazione gratuita, c’è però un dato di fatto indiscutibile: Poste, con i fidati amici sindacalisti firmatari, sta portando avanti il suo progetto di ristrutturazione del settore/servizio di recapito.

Sveglia!

notmarzo13

Nelle prossime settimane/mesi i postali dovranno fare i conti con scadenze che li costringeranno una volta per tutte a fare i conti con la realtà del sistema economico, politico e sociale in cui vivono. Dovranno uscire dall’illusione di appartenere ad un mondo a parte, ovattato, immune dai problemi reali che invece, da sempre, toccano la stragrande maggioranza dei lavoratori.

 

La situazione agli sportelli

notsett12

E’ paradossale, ma non troppo, che questi effetti deleteri si ripercuotano a cascata coinvolgendo di volta in volta ogni funzione e ruolo, fino a concentrarsi sull’ultimo anello della catena, cioè il semplice impiegato. I direttori degli uffici, salvo che per coloro che hanno sposato in pieno la politica di Poste, sono nello stesso tempo vittime e carnefici di questo sistema.

Lotta di classe ..... cercasi

notgiugno12

Parlare di lotta di classe alle poste sembrerebbe un insulto alla ragione. E’ un concetto politico alieno in questo ambito, sconosciuto ai lavoratori di questo settore, ma in questo i postali sono in buona compagnia con la maggioranza dei lavoratori italiani. E’ proprio da ciò che deriva la necessità di parlare di questo tema.