Il 14 ottobre scorso si è tenuta, presso la Commissione trasporti, po- ste e telecomunicazioni della Camera, l’audizione del nuovo ad di Poste Italiane Ing. Caio; il tema ovviamente era la situazione dell’azienda e il piano di riorganizzazione allo studio del nuovo management. Riassumiamo brevemente, per valutarli, i contenuti della seduta indicandone le linee guida ed i principali temi trattati (l’audizione integrale sul sito webtv.camera.it). 

Citando l’ad: Poste è una grande realtà infrastrutturale del paese, con 400 miliardi di risparmio raccolto, 13 miliardi al 2013 di polizze poste vita. I conti mostrano una duplice natura con una crescita del fatturato ma una flessione della redditività. Applicato ai vari settori questo dato corrisponde ad un andamento stabile nel bancoposta, ad una crescita delle assicurazioni, e ad un declino complessivo dei servizi postali, con un aumento relativo dei pacchi, ma ancora in misura limitata (quota di mercato del 10%). 

Segue una valutazione sull’impianto strategico da porre in atto: la nuova missione gruppo è quella di porsi al servizio della crescita e della competitività del paese, nell’ambito della sfida della trasformazione digitale, e la conseguente crescita in nuovi settori a danno dei tradizionali; un risultato negativo di questa sfida vedrebbe il paese arretrare mancando possibilità di sviluppo. 

Le condizioni di partenza sono difficili: dati relativi all’e-commerce dicono di un 15% per la Gran Bretagna e solo un 4% per l’Italia, con 250 operazioni/cliente/anno in Francia e GB e meno di 100 in Italia; ma nono- stante ciò Poste può essere motore di competitività e crescita, inclusivo per cittadini, imprese e pubblica amministrazione (PA), in grado di fornire servizi di qualità, facili da usare, distribuiti con un mix tra canali digitali e fisici.
Secondo l’ad, grazie alla nostra prossimità (“decine di migliaia di postini che si interfacciano interagiscono ogni giorno con le famiglie in Italia”, e uffici pt diffusi), ed alla fiducia accordataci dagli italiani (400 miliardi risparmio), possiamo diventare agente di alfabetizzazione digitale e sviluppo. 

 

Analisi dei tre settori di attività: logistica/corrispondenza, pagamenti/transazioni, risparmio/assicurazioni. 

Logistica: con la quota attuale non siamo leader ma con la nostra struttura possiamo diventarlo, consegna e gestione pagamenti.
E-commerce: logistica di ultimo miglio (postini) catena distribuzione, ma anche di ritorno, recupero merce resa, logistica pacchi in sinergia col punto vendita mobile del postino, logistica al servizio dell’e-commerce. Servono nuove regole per la corrispondenza da valutare insieme alle istituzioni per allinearle alle nuove esigenze (architetti del nuovo servizio universale)

Pagamenti: postepay motore della digitalizzazione (13.000.000), lanciata nel 2003, oggi nuova pp-evo per pagamento e incasso, accredito stipendio, bollette, peer to peer, e lavoratori con contratti non continuativi; strumento nella guerra al contante e inclusione della popolazione.

Risparmio e assicurazioni: colonna portante del mass marketing del paese, dobbiamo fornire prodotti redditizi, trasparenti contro il tasso 0% di interesse, serve creatività; insieme a questo sviluppare la vendita di “polizze di copertura rischi fornendo un’educazione ... a capire i benefici di avere delle assicurazioni per proteggere le famiglie in un mondo ed in un momento non solo in Italia in cui il ruolo dello stato come erogatore di welfare si riduce”. 

Fondamentale è la riprogettazione del servizio universale partendo dalle nuove esigenze di qualità; spesa famiglie trasformata (telecomunicazioni da 27 € a 57, postali da 6 € a 2), frequenza consegna vissuta in modo indifferente: vogliono che arrivi con certezza ma non interessa la velocità (recapito a giorni al- terni). Le famiglie “iniziano ad essere pronte a pagare cifre diverse per servizi diversi”. 

Va ridefinito che cosa è la posta, è necessario, non si cambia la testa della gente, se non interveniamo si apre uno scenario di non sostenibilità, la tendenza è e sarà una perdita di redditività, occorre un ripensamento di tutta la filiera, l’Europa lo sta fa-cendo, risorse limitate, e-commerce non pareggia la perdita del servizio postale, la posta non consegnata è normale, in primo piano va posta la sostenibilità del sp, agire sul prezzo per coprire il gap economico. 

In fase di privatizzazione e propedeutiche alla stessa: occorrono misure di intervento pubbliche per dare certezze agli investitori e sostenibilità al servizio altrimenti niente investimenti, questo vale an- che senza privatizzazione. 

E’ ora anche per l’Italia di fare questo passo, serve un nuovo contratto con lo stato, oggi lavoriamo sulla base di quello del 2011, stia- mo elaborando un piano basato sulla qualità, presenza, prossimità, allineata alle nuove esigenze del paese, avviato processo di trasformazione, vogliamo essere accompagnatori del sistema paese verso la nuova economia digitale, rivisitazione portafoglio servizi e servizio postale che non lasciamo ma ridefiniremo. 

Serve un processo di “formazione e specializzazione personale,...un percorso che non ci fa paura perché è già stato fatto dall’azienda”, invece di esuberi parlerei di un processo di trasformazione e rinnovo delle competenze, abbiamo già sperimentato servizi senza ade- guata formazione. 

Per liberalizzazione, sostenibilità e capillarità: il servizio postale è oggi totalmente liberalizzato, gli altri operatori hanno le nostre stesse prerogative, in più possono accedere alla nostra rete per situazioni di recapito remoto. Noi abbiamo prezzi bloccati, è urgente un tavolo istituzionale per valutare costi, prezzi, bilanciamento concorrenza, fondo per competitività e concessione accessi alla nostra rete, contributo di altri agenti per fondo accesso rete. La nostra capillarità è valore, ma molti uffici sono diseconomici, occorre raccordare l’efficienza con i servizi alle comunità remote. La privatizzazione è in agenda, modi e tem- pi spettano al governo, col MEF stiamo lavorando per efficientamento-competitività del gruppo, quindi per un’azienda non scorpora- ta. 

Fin qui il Caio pensiero. Tralasciamo le pietose considerazioni dei membri della commissione, pressochè unanimi (da Forza Italia al PD) nel complimentare Caio ed accodarsi al progetto (tranne, in modo un po’ patetico, i due 5stelle che hanno tentato di parlare di sentenze contrarie alla chiusura di uffici postali e buchi di bilancio di SDA, senza ottenere risposte), e veniamo a noi. 

La relazione ha un obbiettivo dichiarato: condividere con i rappresentanti dell’unico azionista il progetto di riorganizzazione del gruppo Poste soprattutto per alcuni aspetti essenziali, come la ridefinizione del servizio universale, che hanno implicazioni che van- no oltre il semplice orizzonte aziendale, fino a toccare i cittadini, oggi virtuali proprietari, e utenti/clienti di Poste. 

Il profilo vorrebbe essere alto, ma è generica l’esposizione dei progetti, sminuito l’obiettivo della quotazione in borsa, cioè della privatizzazione del 40% del capitale aziendale, mistificato il tema degli esuberi. 

Il tema portante sembra voler essere la digitalizzazione del paese, con Poste nel ruolo di protagonista trainante, questo almeno in apparenza, perché nella realtà, alla luce dei contenuti esposti, dei progetti fatti intravedere, quanto di strumentale vi sia in questa tesi spicca con grande evidenza. 

Caio, che al tempo dell’incarico ricevuto da Letta nel 2013 per sostenere il progetto dell’Agenda digitale, aveva debuttato dichiarando che “l’attuazione dell’Agenda digitale è la vera riforma dello Stato”, che in un anno e mezzo tra “fatturazione elettronica” estesa a regioni e comuni, “pagamenti elettronici e fascicolo sanitario elettronico” si avranno “8-10 miliardi di minori costi della macchina pubblica” (fonte ilfattoquotidiano 17.02.14), lasciando l’incarico dopo pochi mesi e niente di fatto, sembra voler riproporre il suo cavallo di battaglia su un altro terreno, Poste appunto, adeguandone forme e contenuti. 

Nella realtà, l’obiettivo reale, che traspare ad una lettura neppure troppo sofisticata, è l’affermazione che il servizio universale deve essere smantellato, che, quindi, il carattere di servizio pubblico proprio fino ad oggi dell’at- tività di Poste, deve venir meno; che il regolatore è, deve essere, e sarà, il mercato, inteso sia come investitori che acquisteranno Poste, che come clienti (aziende e famiglie sic) che compreranno i servizi forniti da Poste ad un prezzo, appunto, di mercato. ...Segue


Difesa salute e COVID19

Pubblichiamo un opuscolo prodotto da Medicina Democratica relativo alla situazione generale dei Diritti e Doveri legati alla pandemia da coronavirus, con specifico riferimento all’ambito lavorativo. Riteniamo sia un documento molto importante per tutti i lavoratori che abbiano consapevolezza della loro condizione.

I DIRITTI DEI LAVORATORI E DELLE LAVORATRICI AL TEMPO DEL CORONAVIRUS. 

All’emergenza pandemica si è risposto con numerosi provvedimenti che hanno prima ridotto ed ora (“fase 2”) prevedono una ripresa graduale delle attività produttive. 

Il DPCM 26.04.2020, da ultimo, ha innestato sulle norme vigenti in tema di sicurezza e igiene del lavoro, delle “raccomandazioni” contenute nei protocolli tra le parti sociali (da ultimo quello del 24.04.2020). 

Queste raccomandazioni costituiscono ora delle prescrizioni generalizzate per tutti i datori di lavoro. La maggior parte di queste, pur se configurate appositamente per ridurre i rischi nei luoghi di lavoro dovuti a un rischio non produttivo, proveniente dall’esterno, costituito dalla contagiosità tra persone, non affermano dei principi diversi da quelli già vigenti. Allo stesso modo le prescrizioni anti-Covid non modificano i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici. 

E’ opportuno ricordare che i principali diritti dei lavoratori e delle lavoratrici sono contenute in tre norme in attuazione dei principi costituzionali: 

- L’art. 2087 del Codice Civile che afferma il generale “debito” di sicurezza che il datore di lavoro ha nei confronti del singolo lavoratore/lavoratrice 1; 

- L’art. 9 dello Statuto dei diritti dei lavoratori che sancisce il diritto a intervenire direttamente per la tutela della propria salute nei luoghi di lavoro2, i Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza sono una attuazione, non esclusiva, di tale principio: .

- Il decreto legislativo 81 del 9.04.2008 detto “Testo unico delle leggi sulla sicurezza e l’igiene del lavoro”. 3 

Vi sono ulteriori norme specifiche, per temi particolari (macchine, sostanze chimiche ecc) e per situazioni contrattuali diverse (lavoro distaccato, somministrato, autonomo ecc), ma il Dlgs 81/2008 contiene tutte le risposte ai temi che trattiamo in questo vademecum. 

Va subito ricordato che se la normativa sulla sicurezza sul lavoro italiana può essere considerata tra le migliori d’Europa, anche perché non è stata una concessione ma il risultato dei conflitti sociali in particolare degli anni ’70, l’enunciazione di buoni contenuti è una condizione necessaria ma non sufficiente per la loro attuazione : servono strumenti per la loro esigibilità. E per questo non può bastare un apparato di vigilanza, peraltro in Italia frammentato su diversi enti centrali e regionali come pure con un numero di operatori inadeguato e in costante diminuzione, ma è indispensabile l’autotutela dei lavoratori e delle lavoratrici ovvero la loro organizzazione per esigere l’attuazione delle norme nei singoli luoghi di lavoro. 

Per noi è inoltre chiaro (ma forse non lo è per altri) che quasi tutti i contenuti dei protocolli tra le parti sociali riguardano attuazioni di prescrizioni del dlgs 81/2008 per affrontare il particolare rischio pandemico nei luoghi di lavoro, pertanto trovano una risposta anche di tipo sanzionatorio nel testo unico sulla sicurezza. 

E’ questo anche il caso dei provvedimenti anti-Covid, non basta che la loro mancata attuazione possa determinare una sanzione a fronte di un accertamento degli organi di controllo4 ma occorre che siano i lavoratori e le lavoratrici a promuovere i propri diritti, ne va letteralmente della propria salute. Opuscolo Diritti e Doveri Coronavirus

Qui sotto una piccola bacheca di notiziari oramai "antichi" ma che trattano temi che, sotto vari aspetti, sono all'origine della situazione attuale. Sono collocati nella sezione Download accessibile dal menu pricipale.

Come rispondere poste

notdicpecora

E’, per i postali, il momento di scegliere a quale specie appartenere. In giro ci sono i lupi e il farsi pecora, o continuare ad esserlo, non sembra proprio la soluzione migliore. Non è una provocazione gratuita, c’è però un dato di fatto indiscutibile: Poste, con i fidati amici sindacalisti firmatari, sta portando avanti il suo progetto di ristrutturazione del settore/servizio di recapito.

Sveglia!

notmarzo13

Nelle prossime settimane/mesi i postali dovranno fare i conti con scadenze che li costringeranno una volta per tutte a fare i conti con la realtà del sistema economico, politico e sociale in cui vivono. Dovranno uscire dall’illusione di appartenere ad un mondo a parte, ovattato, immune dai problemi reali che invece, da sempre, toccano la stragrande maggioranza dei lavoratori.

 

La situazione agli sportelli

notsett12

E’ paradossale, ma non troppo, che questi effetti deleteri si ripercuotano a cascata coinvolgendo di volta in volta ogni funzione e ruolo, fino a concentrarsi sull’ultimo anello della catena, cioè il semplice impiegato. I direttori degli uffici, salvo che per coloro che hanno sposato in pieno la politica di Poste, sono nello stesso tempo vittime e carnefici di questo sistema.

Lotta di classe ..... cercasi

notgiugno12

Parlare di lotta di classe alle poste sembrerebbe un insulto alla ragione. E’ un concetto politico alieno in questo ambito, sconosciuto ai lavoratori di questo settore, ma in questo i postali sono in buona compagnia con la maggioranza dei lavoratori italiani. E’ proprio da ciò che deriva la necessità di parlare di questo tema.