Nei primi giorni di settembre Poste e tutti i sindacati firmano un accordo per la rilocazione presso il CMP Roserio delle attività genericamente intese come posta internazionale. Dal testo: “ Il nuovo impianto consentirà di sviluppare, potenziare e rendere più efficiente il processo industriale dedicato alla po- sta internazionale permettendo così di far crescere Poste italiane presso gli altri operatori postali internazionali. Tale innovazione richiede un reengineering della rete logistica, inbound e outbound e l’accentramento dei prodotti di posta internazionale sui nodi dedicati...” 

La riorganizzazione avverrà in due fasi: primo lo spostamento temporaneo di un centinaio di addetti quindi il trasferimento completo delle lavorazioni. La prima fase, sempre secondo l’accordo, vede la totale discrezionalità di Poste nella individuazione dei lavoratori da “distaccare” mentre, per la seconda fase, si prevede una verifica delle eventuali disponibilità dei singoli al trasferimento quindi, nel caso i risultati dell’indagine fossero negativi o insufficienti, la formazione di una graduatoria generale, da produrre secondo criteri ancora da definire, per la mobilità di tutto il personale interessato.
Poste, tramite il responsabile di Pe- schiera, sta quindi agendo nel rispetto dell’accordo sottoscritto, designando d’autorità quali saranno i lavoratori di- staccati a breve. Pare proprio che il responsabile abbia ampiamente goduto di questa occasione sottolineando, nei colloqui con i lavoratori prescelti, che la scelta è stata fatta da lui personalmente, che non è trattabile né modificabile, tanto più che nel farla lui ha agito con l’intento di non penalizzare nessuno ma, anzi, ha cercato di tutelare tutti, non stravolgendo la vita e le necessità di nessuno. Il solo criterio quindi usato nello spoglio dei candidati è, a suo dire, la vicinanza a Roserio, con l’obiettivo preciso di non rendere gravoso il raggiungimento del posto di lavoro. Verrebbe spontaneo a questo punto fare un plauso al responsabile del CMP, rispettoso degli accordi sindacali e garante delle condizioni di vita e del benessere dei dipendenti al suo servizio, ma dato che non crediamo a Babbo Natale, che conosciamo bene la realtà postale, col suo intrico di relazioni, con la fitta trama di interessi personali e di consorteria, con la sua rete di clientele sindacali e/o di altro tipo, temiamo che la situazione non sia esattamente così come viene decritta. 

Se veramente si fosse voluto usare una procedura trasparente, priva di implicazioni e connotazioni negative, sarebbe bastato anticipare l’indagine conosciti- va, chiuderla entro settembre, e la manciata di addetti, volontari da distaccare, sarebbero certamente stati trovati. 

Il capo di Peschiera, come detto, ha agi- to in base all’accordo, ma ai grandi sindacalisti professionisti, romani o locali, una tirata d’orecchi, per non dire altro, i lavoratori, i loro tesserati in primis, dovrebbero dargliela; siamo però alle poste e questo non si fa, meglio mugugnare che farsi rispettare, e poi non si sa mai che prima o poi si possa aver bi- sogno di questi benefattori del popolo postale, quindi meglio tacere e versare l’obolo mensile. 

Staremo a vedere cosa accadrà nella fase seguente, con la definizione dei criteri, la graduatoria ecc., ma siamo certi che il meccanismo non muterà di una virgola.

 

Ciò detto parliamo di cose serie.
In una recentissima (3 ottobre) intervista al Corriere della Sera il nuovo amministratore delegato dice: “Vogliamo diventare, ad esempio, il numero uno nei pacchi”. Il giornali- sta suggerisce che il settore è molto concorrenziale, e Del Fante risponde sottolineando che la concorrenza è entrata da anni nel settore postale in senso lato, e aggiunge: “.. tra pacchi e corrieri siamo al 13-14% della quota totale di mercato per ricavi e il 22% dei volumi. Poco... Devo avere l’ambizione di conquistare una quota molto più alta. E possiamo farlo....”. Il giornali- sta parla quindi di Amazon indicandolo come nemico delle poste, ma l’AD risponde: “Si sbaglia. E’ una gran- de opportunità per le poste. E’ l’unico settore in crescita. Loro consegnano quei volumi, con noi o senza di noi. Sta a noi essere bravi il più possibile. Loro, Alibaba e tutto l’e-commerce è un settore che ci costringe ad accelerare il processo produttivo”.
Niente di nuovo verrebbe da dire, è la replica, con accenti leggermente diversi, forse meno entusiasti sul tema della digitalizzazione, del predecessore Caio. Entrambi hanno scoperto l’e-commerce dopo che i loro predecessori hanno smantellato la struttura di gestione dei pacchi per affidarla ai vari corrieri appaltando prima per poi acquisirli nel gruppo (SDA).
Diventare primi nel settore pacchi è ora l’obiettivo, quanto questo sia credibile e perseguibile sarà tutto da verificare, certo che l’esperienza insegna che la distanza tra le paro- le e i fatti, nella gestione delle poste, può essere veramente grande e che, sovente, la parte dirigenziale, ai vari livelli, dal management ai capetti lo- cali, non ha mai brillato per capacità. Gli esempi sono infiniti, per restare alle gestioni degli ultimi venti anni (Passera, Sarmi) è stato un susseguirsi di progetti e servizi svaniti nel nulla dopo pochi anni, e questo avrà pure un significato.
Per tornare al tema, l’impianto di Roserio e la rilocazione dell’attività del CSI rientra in questo processo. Stando alle voci che circolano le premesse sono pessime. Se fossero vere solo la metà di quanto si dice in azienda sul milionario impianto, sul- la sua efficienza, efficacia, produttività ci sarebbe da mettersi le mani nei capelli; purtroppo queste voci generalmente hanno una solida base di verità quindi c’è da aspettarsi il peggio; del resto il funzionamento del CSI di Linate, dalla sua riorganizzazione in poi, non ha certo brillato per risultati se non per dispensatore di ore di straordinario e giacenza di pacchi in attesa di lavorazione, eppure il settore e-com- merce internazionale era già in auge e già determinante anche agli occhi più miopi...... 

E’ probabile a questo punto della lettura del volantino, qualcuno (poco perspicace, peraltro) si possa chiedere se il SI Cobas abbia cambiato pelle occupandosi di gestione aziendale, di mercato, di concorrenza, di produttività gettando alle ortiche i lavoratori, le loro rivendicazioni, i loro diritti. 

Sarebbe un errore marchiano; il SI Cobas poste non ha cambiato pelle, ritiene molto semplicemente che solo la conoscenza approfondita dei processi produttivi, dell’organizzazione e gestione aziendale, del mercato (posta- le e finanziario in questo caso), delle dinamiche di conflitto connesse alla concorrenza tra le aziende, nazionali e non, possono rendere possibile la difesa degli interessi di classe dei lavoratori (postali in questo caso, che non sanno di essere parte di una classe pur essendolo oggettivamente). 

Come sarebbe possibile, ad esempio combattere la concezione universale che il privato è meglio, che la privatizzazione significa efficienza, produttività, e che un servizio pubblico sia necessariamente deficitario sotto tutti gli aspetti, se non si conoscessero processi produttivi, gestionali, dirigenziali, economici in senso lato? Sarebbero solo chiacchiere, nel migliore dei casi affermazioni di principio, ma nulla più. Oppure, come perseguire il principio sacrosanto della comunità di interessi tra tutti i lavoratori di aziende con- correnti, se non attaccando il dogma della concorrenza celebrato incessantemente anche in Poste. Oppure, ancora, come si possono comprendere, e magari sostenere, le lotte dei lavoratori della SDA, se non si conoscono le scelte del padrone Poste Italiane spa nel trattamento economico e normativo di questi lavoratori? 

Perché, è fin troppo ovvio, ma è meglio ricordarlo, che nel perseguire l’obiettivo dichiarato dall’AD di di- ventare il numero uno sul mercato, due sono essenzialmente i fattori in campo: gli investimenti per il miglioramento della tecnologia degli impianti e la maggior redditività del lavoro applicato nei processi di produzione, in altre parole: un costo del lavoro il più possibile basso per una produttività il più possibile alta. Come si tradurrà questo dato per i postali coinvolti sarebbe semplice dirlo, ma, ahinoi, altrettanto inutile, dato che da sempre, in tutti i settori, gli stessi dipendenti riescono sempre a dimostrare che è possibile rendere di più, fare più giri di recapito, fare più straordinari nei CMP, prolungare gli orari agli sportelli, in cambio di quattro spiccioli fetenti. 

Ben diversa la condizione degli altri lavoratori, quelli invisibili, che lavorano come facchini o corrieri nella logistica di Poste/SDA. Per costoro, da sempre, la ricetta da tempo sperimentata, è semplice: aumento dello sfruttamento e negazione di diritti. Se i postali è quasi certo che si adegueranno in qualche modo alle pretese di Poste, i lavoratori di SDA (come di tutta logistica) hanno in- vece dimostrato che sanno opporsi, lottare fino al punto di mettere in crisi l’intera attività di SDA. 

Niente paura quindi, non abbiamo cambiato pelle.
Siamo lavoratori tra i lavoratori, com- presi quelli immigrati di SDA, sfruttati da Poste tramite il sistema di cooperative in appalto, solidali con la loro lotta, alla faccia della concorrenza, di Amazon, e di tutti gli altri che vivono del profitto tratto dai lavoratori.


Difesa salute e COVID19

Pubblichiamo un opuscolo prodotto da Medicina Democratica relativo alla situazione generale dei Diritti e Doveri legati alla pandemia da coronavirus, con specifico riferimento all’ambito lavorativo. Riteniamo sia un documento molto importante per tutti i lavoratori che abbiano consapevolezza della loro condizione.

I DIRITTI DEI LAVORATORI E DELLE LAVORATRICI AL TEMPO DEL CORONAVIRUS. 

All’emergenza pandemica si è risposto con numerosi provvedimenti che hanno prima ridotto ed ora (“fase 2”) prevedono una ripresa graduale delle attività produttive. 

Il DPCM 26.04.2020, da ultimo, ha innestato sulle norme vigenti in tema di sicurezza e igiene del lavoro, delle “raccomandazioni” contenute nei protocolli tra le parti sociali (da ultimo quello del 24.04.2020). 

Queste raccomandazioni costituiscono ora delle prescrizioni generalizzate per tutti i datori di lavoro. La maggior parte di queste, pur se configurate appositamente per ridurre i rischi nei luoghi di lavoro dovuti a un rischio non produttivo, proveniente dall’esterno, costituito dalla contagiosità tra persone, non affermano dei principi diversi da quelli già vigenti. Allo stesso modo le prescrizioni anti-Covid non modificano i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici. 

E’ opportuno ricordare che i principali diritti dei lavoratori e delle lavoratrici sono contenute in tre norme in attuazione dei principi costituzionali: 

- L’art. 2087 del Codice Civile che afferma il generale “debito” di sicurezza che il datore di lavoro ha nei confronti del singolo lavoratore/lavoratrice 1; 

- L’art. 9 dello Statuto dei diritti dei lavoratori che sancisce il diritto a intervenire direttamente per la tutela della propria salute nei luoghi di lavoro2, i Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza sono una attuazione, non esclusiva, di tale principio: .

- Il decreto legislativo 81 del 9.04.2008 detto “Testo unico delle leggi sulla sicurezza e l’igiene del lavoro”. 3 

Vi sono ulteriori norme specifiche, per temi particolari (macchine, sostanze chimiche ecc) e per situazioni contrattuali diverse (lavoro distaccato, somministrato, autonomo ecc), ma il Dlgs 81/2008 contiene tutte le risposte ai temi che trattiamo in questo vademecum. 

Va subito ricordato che se la normativa sulla sicurezza sul lavoro italiana può essere considerata tra le migliori d’Europa, anche perché non è stata una concessione ma il risultato dei conflitti sociali in particolare degli anni ’70, l’enunciazione di buoni contenuti è una condizione necessaria ma non sufficiente per la loro attuazione : servono strumenti per la loro esigibilità. E per questo non può bastare un apparato di vigilanza, peraltro in Italia frammentato su diversi enti centrali e regionali come pure con un numero di operatori inadeguato e in costante diminuzione, ma è indispensabile l’autotutela dei lavoratori e delle lavoratrici ovvero la loro organizzazione per esigere l’attuazione delle norme nei singoli luoghi di lavoro. 

Per noi è inoltre chiaro (ma forse non lo è per altri) che quasi tutti i contenuti dei protocolli tra le parti sociali riguardano attuazioni di prescrizioni del dlgs 81/2008 per affrontare il particolare rischio pandemico nei luoghi di lavoro, pertanto trovano una risposta anche di tipo sanzionatorio nel testo unico sulla sicurezza. 

E’ questo anche il caso dei provvedimenti anti-Covid, non basta che la loro mancata attuazione possa determinare una sanzione a fronte di un accertamento degli organi di controllo4 ma occorre che siano i lavoratori e le lavoratrici a promuovere i propri diritti, ne va letteralmente della propria salute. Opuscolo Diritti e Doveri Coronavirus

Qui sotto una piccola bacheca di notiziari oramai "antichi" ma che trattano temi che, sotto vari aspetti, sono all'origine della situazione attuale. Sono collocati nella sezione Download accessibile dal menu pricipale.

Come rispondere poste

notdicpecora

E’, per i postali, il momento di scegliere a quale specie appartenere. In giro ci sono i lupi e il farsi pecora, o continuare ad esserlo, non sembra proprio la soluzione migliore. Non è una provocazione gratuita, c’è però un dato di fatto indiscutibile: Poste, con i fidati amici sindacalisti firmatari, sta portando avanti il suo progetto di ristrutturazione del settore/servizio di recapito.

Sveglia!

notmarzo13

Nelle prossime settimane/mesi i postali dovranno fare i conti con scadenze che li costringeranno una volta per tutte a fare i conti con la realtà del sistema economico, politico e sociale in cui vivono. Dovranno uscire dall’illusione di appartenere ad un mondo a parte, ovattato, immune dai problemi reali che invece, da sempre, toccano la stragrande maggioranza dei lavoratori.

 

La situazione agli sportelli

notsett12

E’ paradossale, ma non troppo, che questi effetti deleteri si ripercuotano a cascata coinvolgendo di volta in volta ogni funzione e ruolo, fino a concentrarsi sull’ultimo anello della catena, cioè il semplice impiegato. I direttori degli uffici, salvo che per coloro che hanno sposato in pieno la politica di Poste, sono nello stesso tempo vittime e carnefici di questo sistema.

Lotta di classe ..... cercasi

notgiugno12

Parlare di lotta di classe alle poste sembrerebbe un insulto alla ragione. E’ un concetto politico alieno in questo ambito, sconosciuto ai lavoratori di questo settore, ma in questo i postali sono in buona compagnia con la maggioranza dei lavoratori italiani. E’ proprio da ciò che deriva la necessità di parlare di questo tema.