Mentre la commissione di garanzia si preoccupa di imbavagliare le lotte dei lavoratori inibendo di fatto tutte le indizioni di sciopero in corso per il 9 marzo con una pretestuosa violazione in casi di 'stato di emergenza', dall'altra parte Poste come tutte le aziende non usa certo le basilari accortezze per salvaguardare utenti e lavoratori: sono arrivate mascherine, guanti, disinfettanti in tutti gli uffici? Hanno provveduto alle sanificazioni dei locali e degli areatori? Se si fa distinzione tra il virus che è un pericolo per le scioperanti e le manifestanti, ma non risulta essere una pari minaccia per chi lavora e si aggrega nei templi del capitalismo: uffici, fabbriche, stadi e centri commerciali, vuol dire che anche la vicenda infelice del covid19 segue la logica classista e diventa controllo sociale e strumento di repressione più ampio, sociale e politico di cui lo sciopero è, da sempre, il capro espiatorio (o ... l'untore). 

L'8 marzo del 2018 l'omaggio di Poste per le donne è stato una cartolina e quattro francobolli (SIC). L'azienda in questi ultimi anni ha lavorato molto sulla sua immagine pro donna, firmando protocolli d'intesa sulle questioni di genere, sulle pari opportunità. Ma tutto questo concretamente cosa significa per noi lavoratrici? Siamo in un'azienda in cui il 54% dell'occupazione è femminile. 

Oggi come sono le condizioni di lavoro per le donne in questa Poste? 

Sono pessime per tutti, per lucrare grandi profitti questa azienda risparmia su tutto: ambiente, salute, mezzi e macchine, apparecchiature, ridicoli aumenti contrattuali, ecc. Tutte/i abbiamo delle condizioni di lavoro al limite della sopportazione ma se tutto questo vale in generale, per le donne le condizioni peggiorano, parliamo, ad esempio, delle centinaia di lavoratrici che non riescono ad ottenere il distacco per l'allattamento se lavorano in una regione diversa da quella di residenza. Non ci sono asili aziendali, se non quelli di rappresentanza fruibili solo da una piccolissima parte delle lavoratrici-madri. 

Molte donne non usufruiscono dei permessi parentali, altrimenti, oltre alla discriminazione economica rischiano di perdere punteggio e di conseguenza posizioni nelle graduatorie per la mobilità, passando lunghi periodi senza vedere i propri figli. La presenza delle donne agli sportelli e tra i consulenti finanziari è molto alta e molti sono i problemi di salute determinati da ritmi e carichi di lavoro intensi (dove i tempi sono determinati dalle code continuamente monitorate), pressione per il perseguimento degli obbiettivi commerciali, postazioni non a norma. Le problematiche più diffuse sono di tipo psicologico, causati da stress correlato e mobbing e problemi oculistici e muscolo-scheletrico. Certo sono problematiche che riguardano tutte/i ma se aggiungiamo che il personale applicato è insufficiente e ciò provoca improvvisi cambi turni e distacchi che incidono negativamente sulla vita privata e familiare, soprattutto per le donne, che si vedono spesso cambiare i turni con conseguente difficoltà nel conciliare il tutto. 

Tra le addette/i al recapito la musica non cambia. Le condizioni e i ritmi di lavoro sono peggiorati notevolmente con il "recapito a giorni alterni". La nuova commessa Amazon, ha spinto Poste ad aumentare ritmi e turnazioni per garantire un elevato livello di consegna. Inoltre ha creato le famose linee business con turni fino a sera e se molte donne avevano scelto questo settore (sperando in un turno solo) per conciliare lavoro/famiglia, il loro ragionamento è saltato e le difficoltà si ingigantiscono, ma chi se ne frega (penserà qualcuno), bisogna portare a casa gli obbiettivi tanto cari ai "padroni": alta qualità e alta quantità. Il numero di consegne da adempiere, stando agli accordi stipulati con Amazon, è "esagerato". Il portalettere si è trasformato velocemente in un "facchino" che lavora a cronometro. Lo straordinario è diventato ordinario. In queste condizioni conciliare tutto può diventare un'impresa, così per molte, tutto questo si traduce in stipendi più bassi a causa dei permessi, o del part time che diventano la soluzione al Doppio lavoro - doppio sfruttamento. 

Siamo tornate indietro di secoli. 

È chiaro che per i dirigenti un lavoro mal pagato e incerto diventa "una manna dal cielo". E allora ... basta sentir dire "meglio questo che niente", siamo stanche ed arrabbiate e perciò rispondiamo "meglio ribellarsi" ed ottenere per tutte/i maggiori diritti. 

Vogliamo che le cose cambino a 360°, dobbiamo cambiare le pessime condizioni di lavoro e di salario, vogliamo che finiscano le molestie e il sessismo nei nostri posti di lavoro, ricordiamo a tutte che la "molestia" è un reato che può e deve essere denunciato. È un problema diffusissimo in posta come in tantissime aziende, perciò invitiamo a denunciare anche in Poste Italiane eventuali situazioni del genere, anche se provenissero da "capi e capetti" ... Ribelliamoci a questo sistema capitalistico e patriarcale che ci vuole sempre più sottomesse, non ne possiamo più dei bollettini di "guerra" con l'elenco di femminicidi, stupri e violenze di ogni genere. 

DONNE coordinamento poste

Cobas poste   CUB poste     SI Cobas poste       SLG-CUB poste 


Difesa salute e COVID19

Pubblichiamo un opuscolo prodotto da Medicina Democratica relativo alla situazione generale dei Diritti e Doveri legati alla pandemia da coronavirus, con specifico riferimento all’ambito lavorativo. Riteniamo sia un documento molto importante per tutti i lavoratori che abbiano consapevolezza della loro condizione.

I DIRITTI DEI LAVORATORI E DELLE LAVORATRICI AL TEMPO DEL CORONAVIRUS. 

All’emergenza pandemica si è risposto con numerosi provvedimenti che hanno prima ridotto ed ora (“fase 2”) prevedono una ripresa graduale delle attività produttive. 

Il DPCM 26.04.2020, da ultimo, ha innestato sulle norme vigenti in tema di sicurezza e igiene del lavoro, delle “raccomandazioni” contenute nei protocolli tra le parti sociali (da ultimo quello del 24.04.2020). 

Queste raccomandazioni costituiscono ora delle prescrizioni generalizzate per tutti i datori di lavoro. La maggior parte di queste, pur se configurate appositamente per ridurre i rischi nei luoghi di lavoro dovuti a un rischio non produttivo, proveniente dall’esterno, costituito dalla contagiosità tra persone, non affermano dei principi diversi da quelli già vigenti. Allo stesso modo le prescrizioni anti-Covid non modificano i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici. 

E’ opportuno ricordare che i principali diritti dei lavoratori e delle lavoratrici sono contenute in tre norme in attuazione dei principi costituzionali: 

- L’art. 2087 del Codice Civile che afferma il generale “debito” di sicurezza che il datore di lavoro ha nei confronti del singolo lavoratore/lavoratrice 1; 

- L’art. 9 dello Statuto dei diritti dei lavoratori che sancisce il diritto a intervenire direttamente per la tutela della propria salute nei luoghi di lavoro2, i Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza sono una attuazione, non esclusiva, di tale principio: .

- Il decreto legislativo 81 del 9.04.2008 detto “Testo unico delle leggi sulla sicurezza e l’igiene del lavoro”. 3 

Vi sono ulteriori norme specifiche, per temi particolari (macchine, sostanze chimiche ecc) e per situazioni contrattuali diverse (lavoro distaccato, somministrato, autonomo ecc), ma il Dlgs 81/2008 contiene tutte le risposte ai temi che trattiamo in questo vademecum. 

Va subito ricordato che se la normativa sulla sicurezza sul lavoro italiana può essere considerata tra le migliori d’Europa, anche perché non è stata una concessione ma il risultato dei conflitti sociali in particolare degli anni ’70, l’enunciazione di buoni contenuti è una condizione necessaria ma non sufficiente per la loro attuazione : servono strumenti per la loro esigibilità. E per questo non può bastare un apparato di vigilanza, peraltro in Italia frammentato su diversi enti centrali e regionali come pure con un numero di operatori inadeguato e in costante diminuzione, ma è indispensabile l’autotutela dei lavoratori e delle lavoratrici ovvero la loro organizzazione per esigere l’attuazione delle norme nei singoli luoghi di lavoro. 

Per noi è inoltre chiaro (ma forse non lo è per altri) che quasi tutti i contenuti dei protocolli tra le parti sociali riguardano attuazioni di prescrizioni del dlgs 81/2008 per affrontare il particolare rischio pandemico nei luoghi di lavoro, pertanto trovano una risposta anche di tipo sanzionatorio nel testo unico sulla sicurezza. 

E’ questo anche il caso dei provvedimenti anti-Covid, non basta che la loro mancata attuazione possa determinare una sanzione a fronte di un accertamento degli organi di controllo4 ma occorre che siano i lavoratori e le lavoratrici a promuovere i propri diritti, ne va letteralmente della propria salute. Opuscolo Diritti e Doveri Coronavirus

Qui sotto una piccola bacheca di notiziari oramai "antichi" ma che trattano temi che, sotto vari aspetti, sono all'origine della situazione attuale. Sono collocati nella sezione Download accessibile dal menu pricipale.

Come rispondere poste

notdicpecora

E’, per i postali, il momento di scegliere a quale specie appartenere. In giro ci sono i lupi e il farsi pecora, o continuare ad esserlo, non sembra proprio la soluzione migliore. Non è una provocazione gratuita, c’è però un dato di fatto indiscutibile: Poste, con i fidati amici sindacalisti firmatari, sta portando avanti il suo progetto di ristrutturazione del settore/servizio di recapito.

Sveglia!

notmarzo13

Nelle prossime settimane/mesi i postali dovranno fare i conti con scadenze che li costringeranno una volta per tutte a fare i conti con la realtà del sistema economico, politico e sociale in cui vivono. Dovranno uscire dall’illusione di appartenere ad un mondo a parte, ovattato, immune dai problemi reali che invece, da sempre, toccano la stragrande maggioranza dei lavoratori.

 

La situazione agli sportelli

notsett12

E’ paradossale, ma non troppo, che questi effetti deleteri si ripercuotano a cascata coinvolgendo di volta in volta ogni funzione e ruolo, fino a concentrarsi sull’ultimo anello della catena, cioè il semplice impiegato. I direttori degli uffici, salvo che per coloro che hanno sposato in pieno la politica di Poste, sono nello stesso tempo vittime e carnefici di questo sistema.

Lotta di classe ..... cercasi

notgiugno12

Parlare di lotta di classe alle poste sembrerebbe un insulto alla ragione. E’ un concetto politico alieno in questo ambito, sconosciuto ai lavoratori di questo settore, ma in questo i postali sono in buona compagnia con la maggioranza dei lavoratori italiani. E’ proprio da ciò che deriva la necessità di parlare di questo tema.