Al Presidente del Consiglio dei Ministri - Al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali - Al Ministero della Salute - Presidente Regione Lombardia - Assessore al Welfare Regione Lombardia - Poste Italiane Relazioni Industriali.

Oggetto: Intimazione ad adempiere alle disposizioni dei D.C.P.M. ed alle vigenti normative sulla sicurezza sui luoghi di lavoro in relazione a epidemia corona virus.

Premesso che:

  • la gravità assunta dall'epidemia su tutto il territorio nazionale, la sua virulenza che si manifesta con l'esponenziale aumento dei casi di contagio e di decessi;

  • la criticità in cui già versa il Servizio Sanitario Nazionale delle Regioni del nord Italia (Lombardia in primis) pur essendo considerate al top (?);

  • l'organizzazione del lavoro di Poste Italiane vede nello stesso tempo settori con alta concentrazione di addetti negli stessi ambienti (CMP), capillarità sul territorio, sistematico, quotidiano, diretto contatto con la popolazione (portalettere, sportellisti, consulenti finanziari);

  • la presenza di casi di contagio tra il personale di alcuni uffici e centri del territorio nazionale e il primato lombardo con due morti a Bergamo;

In considerazione:

  • della sostanziale insufficienza/superficialità/inefficacia degli interventi di prevenzione posti in essere da Poste Italiane (là dove dove sono stati realizzati);

  • della obiettiva inadempienza degli obblighi contrattuali e di legge relativi alla tutela della salute;

  • delle azioni intimidatorie compiute a più riprese sul territorio nazionale nei confronti di dipendenti che reclamavano questo diritto;

la scrivente O.S. chiede che vengano chiusi gli uffici e siti di Poste Italiane per limitare il più possibile la diffusione del virus, là dove Poste dimostri di non poter garantire la salute dei lavoratori, cioè nella gran parte dei suoi centri di lavoro ed uffici.

Riteniamo la giustificazione del servizio essenziale che Poste Italiane svolge, sia un escamotage per non ridurre in modo consistente od arrestare la produzione col solo scopo di non perdere profitti.

Le scelte di Poste nel corso degli anni con tagli drastici di personale, chiusura di uffici, latitanza del servizio di recapito, hanno di fatto, da tempo, fatto venir meno il concetto di servizio essenziale da garantire, che non può oggi essere invocato sulla pelle dei lavoratori.

Ricordiamo inoltre che l’articolo 44 del D. Lgs 81/08, “Diritti dei lavoratori in caso di pericolo grave e immediato stabilisce: “1- il lavoratore che, in caso di pericolo grave, immediato e che non può essere evitato, si allontana dal posto di lavoro o da una zona pericolosa non può subire pregiudizio alcuno e deve essere protetto da qualsiasi conseguenza dannosa”. Dunque è evidente che in un contesto quale quello attuale (quale pericolo può mai essere più grave e immediato di una pandemia in fase di continua espansione?), in presenza della sostanziale inadempienza di Poste Italiane, i lavoratori hanno il diritto di sottrarsi al grave rischio per la loro salute.

Intimando quindi a Poste Italiane spa di adempiere ai propri ineludibili obbighi, si invitano i lavoratori a rifiutarsi di mettere a rischio la propria vita, sottraendosi alla prestazione lavorativa.

Milano, 18/03/2020                                SICobas Poste


Difesa salute e COVID19

Pubblichiamo un opuscolo prodotto da Medicina Democratica relativo alla situazione generale dei Diritti e Doveri legati alla pandemia da coronavirus, con specifico riferimento all’ambito lavorativo. Riteniamo sia un documento molto importante per tutti i lavoratori che abbiano consapevolezza della loro condizione.

I DIRITTI DEI LAVORATORI E DELLE LAVORATRICI AL TEMPO DEL CORONAVIRUS. 

All’emergenza pandemica si è risposto con numerosi provvedimenti che hanno prima ridotto ed ora (“fase 2”) prevedono una ripresa graduale delle attività produttive. 

Il DPCM 26.04.2020, da ultimo, ha innestato sulle norme vigenti in tema di sicurezza e igiene del lavoro, delle “raccomandazioni” contenute nei protocolli tra le parti sociali (da ultimo quello del 24.04.2020). 

Queste raccomandazioni costituiscono ora delle prescrizioni generalizzate per tutti i datori di lavoro. La maggior parte di queste, pur se configurate appositamente per ridurre i rischi nei luoghi di lavoro dovuti a un rischio non produttivo, proveniente dall’esterno, costituito dalla contagiosità tra persone, non affermano dei principi diversi da quelli già vigenti. Allo stesso modo le prescrizioni anti-Covid non modificano i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici. 

E’ opportuno ricordare che i principali diritti dei lavoratori e delle lavoratrici sono contenute in tre norme in attuazione dei principi costituzionali: 

- L’art. 2087 del Codice Civile che afferma il generale “debito” di sicurezza che il datore di lavoro ha nei confronti del singolo lavoratore/lavoratrice 1; 

- L’art. 9 dello Statuto dei diritti dei lavoratori che sancisce il diritto a intervenire direttamente per la tutela della propria salute nei luoghi di lavoro2, i Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza sono una attuazione, non esclusiva, di tale principio: .

- Il decreto legislativo 81 del 9.04.2008 detto “Testo unico delle leggi sulla sicurezza e l’igiene del lavoro”. 3 

Vi sono ulteriori norme specifiche, per temi particolari (macchine, sostanze chimiche ecc) e per situazioni contrattuali diverse (lavoro distaccato, somministrato, autonomo ecc), ma il Dlgs 81/2008 contiene tutte le risposte ai temi che trattiamo in questo vademecum. 

Va subito ricordato che se la normativa sulla sicurezza sul lavoro italiana può essere considerata tra le migliori d’Europa, anche perché non è stata una concessione ma il risultato dei conflitti sociali in particolare degli anni ’70, l’enunciazione di buoni contenuti è una condizione necessaria ma non sufficiente per la loro attuazione : servono strumenti per la loro esigibilità. E per questo non può bastare un apparato di vigilanza, peraltro in Italia frammentato su diversi enti centrali e regionali come pure con un numero di operatori inadeguato e in costante diminuzione, ma è indispensabile l’autotutela dei lavoratori e delle lavoratrici ovvero la loro organizzazione per esigere l’attuazione delle norme nei singoli luoghi di lavoro. 

Per noi è inoltre chiaro (ma forse non lo è per altri) che quasi tutti i contenuti dei protocolli tra le parti sociali riguardano attuazioni di prescrizioni del dlgs 81/2008 per affrontare il particolare rischio pandemico nei luoghi di lavoro, pertanto trovano una risposta anche di tipo sanzionatorio nel testo unico sulla sicurezza. 

E’ questo anche il caso dei provvedimenti anti-Covid, non basta che la loro mancata attuazione possa determinare una sanzione a fronte di un accertamento degli organi di controllo4 ma occorre che siano i lavoratori e le lavoratrici a promuovere i propri diritti, ne va letteralmente della propria salute. Opuscolo Diritti e Doveri Coronavirus

Qui sotto una piccola bacheca di notiziari oramai "antichi" ma che trattano temi che, sotto vari aspetti, sono all'origine della situazione attuale. Sono collocati nella sezione Download accessibile dal menu pricipale.

Come rispondere poste

notdicpecora

E’, per i postali, il momento di scegliere a quale specie appartenere. In giro ci sono i lupi e il farsi pecora, o continuare ad esserlo, non sembra proprio la soluzione migliore. Non è una provocazione gratuita, c’è però un dato di fatto indiscutibile: Poste, con i fidati amici sindacalisti firmatari, sta portando avanti il suo progetto di ristrutturazione del settore/servizio di recapito.

Sveglia!

notmarzo13

Nelle prossime settimane/mesi i postali dovranno fare i conti con scadenze che li costringeranno una volta per tutte a fare i conti con la realtà del sistema economico, politico e sociale in cui vivono. Dovranno uscire dall’illusione di appartenere ad un mondo a parte, ovattato, immune dai problemi reali che invece, da sempre, toccano la stragrande maggioranza dei lavoratori.

 

La situazione agli sportelli

notsett12

E’ paradossale, ma non troppo, che questi effetti deleteri si ripercuotano a cascata coinvolgendo di volta in volta ogni funzione e ruolo, fino a concentrarsi sull’ultimo anello della catena, cioè il semplice impiegato. I direttori degli uffici, salvo che per coloro che hanno sposato in pieno la politica di Poste, sono nello stesso tempo vittime e carnefici di questo sistema.

Lotta di classe ..... cercasi

notgiugno12

Parlare di lotta di classe alle poste sembrerebbe un insulto alla ragione. E’ un concetto politico alieno in questo ambito, sconosciuto ai lavoratori di questo settore, ma in questo i postali sono in buona compagnia con la maggioranza dei lavoratori italiani. E’ proprio da ciò che deriva la necessità di parlare di questo tema.