Non ancora chiusa la fase emergenziale legata alla drammatica situazione sanitaria causata dal COVID19 Poste Italiane ha deciso di anticipare i tempi della “riapertura” complessiva delle sue attività di servizio. 

Ben prima dell’annuncio dell’avvio ufficiale della così detta fase2 da parte del governo, l’azienda si fa paladina delle istanze più radicali del padronato italiano e dei gruppi di interesse ad esso collegati, anticipando tempi e modi per il ritorno alla “normalità”, supportata dalle decisioni della task force governativa che ha classificato come a Basso Rischio i Servizi Postali e di Corriere, con un indice di Aggregazione sociale (prossimità di più persone) pari a 1, cioè il più basso (ma veramente?).

Per quanto ci è dato conoscere, in questo paese, in questo momento, secondo le cifre fornite dalla Protezione Civile, la normalità si manifesta quotidianamente attraverso centinaia di decessi, e con l’aumento di contagi dell’ordine di migliaia, ciò a fronte di una situazione di lock-down generalizzato.

Poste vuole “normalizzare” la sua attività ed ha stilato un piano che prevede: la riapertura delle accettazioni business per prodotto posta target; il ripristino della consegna al sabato mediante la riattivazione di 3.300 linee business con svolgimento della prestazione a 6 giorni; la riapertura di uffici al pubblico sospesi o con turno alternato; l’attivazione delle clausole elastiche per il personale part-time attualmente in pausa contrattuale; ricorso a personale con contratto a tempo determinato. Quanto al recapito l’obiettivo del pieno regime è già una realtà all’ordine del giorno ed acquisito.

Come sappiamo, nella sostanza, Poste non ha mai sospeso realmente alcuna attività se non esclusivamente in stretta correlazione col fisiologico calo della domanda da parte della clientela business. In questo senso, non ha compiuto nessuna scelta specificaper garantire la salute, o meglio, la vita dei propri dipendenti, bensì ha operato solo in funzione delle condizioni del mercato.

Mercati che, quando giungono a dettare anche le politiche della principale azienda di servizio pubblico del paese, poco spazio lasciano alla tutela reale dei lavoratori di questa azienda. 

Non è un caso che questo personale, recapito in primis, sia stato lasciato a se stesso per settimane. Infatti, se i DPI, quando sono arrivati, sono stati distribuiti dopo decine di giorni dal diffondersi del virus, l’organizzazione del lavoro (spazi, tempi, modalità), le pulizie/sanificazioni, i controlli sull’applicazione delle disposizioni sono ancora ad oggi insufficienti, superficiali, e non stringenti, checchè ne dicano Poste e sindacati firmatari.

E’ in questo contesto quindi che Poste “riprende” a lavorare, è in questo contesto che riprenderanno necessariamente le pretese di prestazioni aggiuntive e straordinarie per far fronte da un lato alle assenze di personale (malattie, ferie, ecc) e dall’altro all’aumento dei volumi di prodotti lavorati.

Non ci stiamo, non possiamo condividere tutto questo, non lo vogliono i lavoratori che vivono quotidianamente col rischio del contagio; per questo motivo stiamo avviando la procedura imposta dalla legge per l’astensione da ogni ed eventuale prestazione straordinaria ed aggiuntiva rompendo finalmente il lock-down (questo sì totale) imposto dalla commissione di garanzia per il controllo degli scioperi, avviando sin da ora un percorso che porti ad uno sciopero generale di tutta la categoria.

23.04.2020       SI Cobas poste


Difesa salute e COVID19

Pubblichiamo un opuscolo prodotto da Medicina Democratica relativo alla situazione generale dei Diritti e Doveri legati alla pandemia da coronavirus, con specifico riferimento all’ambito lavorativo. Riteniamo sia un documento molto importante per tutti i lavoratori che abbiano consapevolezza della loro condizione.

I DIRITTI DEI LAVORATORI E DELLE LAVORATRICI AL TEMPO DEL CORONAVIRUS. 

All’emergenza pandemica si è risposto con numerosi provvedimenti che hanno prima ridotto ed ora (“fase 2”) prevedono una ripresa graduale delle attività produttive. 

Il DPCM 26.04.2020, da ultimo, ha innestato sulle norme vigenti in tema di sicurezza e igiene del lavoro, delle “raccomandazioni” contenute nei protocolli tra le parti sociali (da ultimo quello del 24.04.2020). 

Queste raccomandazioni costituiscono ora delle prescrizioni generalizzate per tutti i datori di lavoro. La maggior parte di queste, pur se configurate appositamente per ridurre i rischi nei luoghi di lavoro dovuti a un rischio non produttivo, proveniente dall’esterno, costituito dalla contagiosità tra persone, non affermano dei principi diversi da quelli già vigenti. Allo stesso modo le prescrizioni anti-Covid non modificano i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici. 

E’ opportuno ricordare che i principali diritti dei lavoratori e delle lavoratrici sono contenute in tre norme in attuazione dei principi costituzionali: 

- L’art. 2087 del Codice Civile che afferma il generale “debito” di sicurezza che il datore di lavoro ha nei confronti del singolo lavoratore/lavoratrice 1; 

- L’art. 9 dello Statuto dei diritti dei lavoratori che sancisce il diritto a intervenire direttamente per la tutela della propria salute nei luoghi di lavoro2, i Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza sono una attuazione, non esclusiva, di tale principio: .

- Il decreto legislativo 81 del 9.04.2008 detto “Testo unico delle leggi sulla sicurezza e l’igiene del lavoro”. 3 

Vi sono ulteriori norme specifiche, per temi particolari (macchine, sostanze chimiche ecc) e per situazioni contrattuali diverse (lavoro distaccato, somministrato, autonomo ecc), ma il Dlgs 81/2008 contiene tutte le risposte ai temi che trattiamo in questo vademecum. 

Va subito ricordato che se la normativa sulla sicurezza sul lavoro italiana può essere considerata tra le migliori d’Europa, anche perché non è stata una concessione ma il risultato dei conflitti sociali in particolare degli anni ’70, l’enunciazione di buoni contenuti è una condizione necessaria ma non sufficiente per la loro attuazione : servono strumenti per la loro esigibilità. E per questo non può bastare un apparato di vigilanza, peraltro in Italia frammentato su diversi enti centrali e regionali come pure con un numero di operatori inadeguato e in costante diminuzione, ma è indispensabile l’autotutela dei lavoratori e delle lavoratrici ovvero la loro organizzazione per esigere l’attuazione delle norme nei singoli luoghi di lavoro. 

Per noi è inoltre chiaro (ma forse non lo è per altri) che quasi tutti i contenuti dei protocolli tra le parti sociali riguardano attuazioni di prescrizioni del dlgs 81/2008 per affrontare il particolare rischio pandemico nei luoghi di lavoro, pertanto trovano una risposta anche di tipo sanzionatorio nel testo unico sulla sicurezza. 

E’ questo anche il caso dei provvedimenti anti-Covid, non basta che la loro mancata attuazione possa determinare una sanzione a fronte di un accertamento degli organi di controllo4 ma occorre che siano i lavoratori e le lavoratrici a promuovere i propri diritti, ne va letteralmente della propria salute. Opuscolo Diritti e Doveri Coronavirus

Qui sotto una piccola bacheca di notiziari oramai "antichi" ma che trattano temi che, sotto vari aspetti, sono all'origine della situazione attuale. Sono collocati nella sezione Download accessibile dal menu pricipale.

Come rispondere poste

notdicpecora

E’, per i postali, il momento di scegliere a quale specie appartenere. In giro ci sono i lupi e il farsi pecora, o continuare ad esserlo, non sembra proprio la soluzione migliore. Non è una provocazione gratuita, c’è però un dato di fatto indiscutibile: Poste, con i fidati amici sindacalisti firmatari, sta portando avanti il suo progetto di ristrutturazione del settore/servizio di recapito.

Sveglia!

notmarzo13

Nelle prossime settimane/mesi i postali dovranno fare i conti con scadenze che li costringeranno una volta per tutte a fare i conti con la realtà del sistema economico, politico e sociale in cui vivono. Dovranno uscire dall’illusione di appartenere ad un mondo a parte, ovattato, immune dai problemi reali che invece, da sempre, toccano la stragrande maggioranza dei lavoratori.

 

La situazione agli sportelli

notsett12

E’ paradossale, ma non troppo, che questi effetti deleteri si ripercuotano a cascata coinvolgendo di volta in volta ogni funzione e ruolo, fino a concentrarsi sull’ultimo anello della catena, cioè il semplice impiegato. I direttori degli uffici, salvo che per coloro che hanno sposato in pieno la politica di Poste, sono nello stesso tempo vittime e carnefici di questo sistema.

Lotta di classe ..... cercasi

notgiugno12

Parlare di lotta di classe alle poste sembrerebbe un insulto alla ragione. E’ un concetto politico alieno in questo ambito, sconosciuto ai lavoratori di questo settore, ma in questo i postali sono in buona compagnia con la maggioranza dei lavoratori italiani. E’ proprio da ciò che deriva la necessità di parlare di questo tema.