Al Ministero del Lavoro e delle P.S - Ministero dell'Economia e delle Finanze - Poste Italiane S.p.A. - INPS - Ispettorato Nazionale del Lavoro.

Oggetto: Fondo di Solidarietà dipendenti Poste Italiane spa D.M 24 gennaio 2014.

In data 30/04/2020, è stato sottoscritto tra codesta società e le rappresentanze sindacali di categoria firmatarie di CCNL un accordo relativo al ricorso al Fondo di cui all’oggetto per la copertura economica delle problematiche legate alla pandemia in atto. Il comma f) del citato accordo recita: “ Analogamente, si ricorrerà alle prestazioni ordinarie di cui all’Art. 5, comma 1, lett. A, punto2) del Fondo di Solidarietà per le giornate di sospensione dell’attività disposte dall’Azienda per l’effettuazione degli interventi  di sanificazione ovvero per la mancanza dei dispositivi necessari a garantire lo svolgimento in sicurezza della prestazione lavorativa”.

 

 La normativa complessiva relativa alla tutela della salute e della sicurezza sui luoghi di lavoro pone in capo al datore di lavoro l’obbligo di garantire la salute e la sicurezza dei propri dipendenti. Tale obbligo, inderogabile e non trattabile, impone il ricorso ad ogni strumento organizzativo, tecnico, gestionale, il cui costo deve essere esclusivamente a carico del datore, essendo per lavoratori previsto l’esclusivo obbligo di adeguamento alle disposizioni aziendali.

Nell’accordo citato, al punto riportato, Poste Italiane spa compie un’operazione di tutt’altro tipo, scaricando sui dipendenti il costo degli interventi (sanificazioni, DPI) atti a garantire le condizioni di sicurezza. Gli oneri di impresa sono quindi distribuiti sulla platea di 129.000 dipendenti, cofinanziatori del Fondo di solidarietà.

Riteniamo questa decisione inammissibile dal punto di vista giuridico nonché etico; Poste deve farsi completamente carico della copertura dei costi, mentre i lavoratori non devono farsi carico delle incapacità di gestione dell’azienda né degli obiettivi di bilancio.

Diffidiamo quindi Poste Italiane spa dal ricorrere a questo strumento di finanziamento relativamente  al tema citato; il punto citato nell’accordo deve essere cassato. In assenza di intervento provvederemo ad informare i lavoratori del gioco sporco orchestrato alle loro spalle, oltre che ad intraprendere ogni azione utile al ristabilimento delle condizioni di legalità e di giustizia.

5 maggio 2020   S.I. Cobas Poste – Cobas Poste - SLG-CUB Poste


Difesa salute e COVID19

Pubblichiamo un opuscolo prodotto da Medicina Democratica relativo alla situazione generale dei Diritti e Doveri legati alla pandemia da coronavirus, con specifico riferimento all’ambito lavorativo. Riteniamo sia un documento molto importante per tutti i lavoratori che abbiano consapevolezza della loro condizione.

I DIRITTI DEI LAVORATORI E DELLE LAVORATRICI AL TEMPO DEL CORONAVIRUS. 

All’emergenza pandemica si è risposto con numerosi provvedimenti che hanno prima ridotto ed ora (“fase 2”) prevedono una ripresa graduale delle attività produttive. 

Il DPCM 26.04.2020, da ultimo, ha innestato sulle norme vigenti in tema di sicurezza e igiene del lavoro, delle “raccomandazioni” contenute nei protocolli tra le parti sociali (da ultimo quello del 24.04.2020). 

Queste raccomandazioni costituiscono ora delle prescrizioni generalizzate per tutti i datori di lavoro. La maggior parte di queste, pur se configurate appositamente per ridurre i rischi nei luoghi di lavoro dovuti a un rischio non produttivo, proveniente dall’esterno, costituito dalla contagiosità tra persone, non affermano dei principi diversi da quelli già vigenti. Allo stesso modo le prescrizioni anti-Covid non modificano i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici. 

E’ opportuno ricordare che i principali diritti dei lavoratori e delle lavoratrici sono contenute in tre norme in attuazione dei principi costituzionali: 

- L’art. 2087 del Codice Civile che afferma il generale “debito” di sicurezza che il datore di lavoro ha nei confronti del singolo lavoratore/lavoratrice 1; 

- L’art. 9 dello Statuto dei diritti dei lavoratori che sancisce il diritto a intervenire direttamente per la tutela della propria salute nei luoghi di lavoro2, i Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza sono una attuazione, non esclusiva, di tale principio: .

- Il decreto legislativo 81 del 9.04.2008 detto “Testo unico delle leggi sulla sicurezza e l’igiene del lavoro”. 3 

Vi sono ulteriori norme specifiche, per temi particolari (macchine, sostanze chimiche ecc) e per situazioni contrattuali diverse (lavoro distaccato, somministrato, autonomo ecc), ma il Dlgs 81/2008 contiene tutte le risposte ai temi che trattiamo in questo vademecum. 

Va subito ricordato che se la normativa sulla sicurezza sul lavoro italiana può essere considerata tra le migliori d’Europa, anche perché non è stata una concessione ma il risultato dei conflitti sociali in particolare degli anni ’70, l’enunciazione di buoni contenuti è una condizione necessaria ma non sufficiente per la loro attuazione : servono strumenti per la loro esigibilità. E per questo non può bastare un apparato di vigilanza, peraltro in Italia frammentato su diversi enti centrali e regionali come pure con un numero di operatori inadeguato e in costante diminuzione, ma è indispensabile l’autotutela dei lavoratori e delle lavoratrici ovvero la loro organizzazione per esigere l’attuazione delle norme nei singoli luoghi di lavoro. 

Per noi è inoltre chiaro (ma forse non lo è per altri) che quasi tutti i contenuti dei protocolli tra le parti sociali riguardano attuazioni di prescrizioni del dlgs 81/2008 per affrontare il particolare rischio pandemico nei luoghi di lavoro, pertanto trovano una risposta anche di tipo sanzionatorio nel testo unico sulla sicurezza. 

E’ questo anche il caso dei provvedimenti anti-Covid, non basta che la loro mancata attuazione possa determinare una sanzione a fronte di un accertamento degli organi di controllo4 ma occorre che siano i lavoratori e le lavoratrici a promuovere i propri diritti, ne va letteralmente della propria salute. Opuscolo Diritti e Doveri Coronavirus

Qui sotto una piccola bacheca di notiziari oramai "antichi" ma che trattano temi che, sotto vari aspetti, sono all'origine della situazione attuale. Sono collocati nella sezione Download accessibile dal menu pricipale.

Come rispondere poste

notdicpecora

E’, per i postali, il momento di scegliere a quale specie appartenere. In giro ci sono i lupi e il farsi pecora, o continuare ad esserlo, non sembra proprio la soluzione migliore. Non è una provocazione gratuita, c’è però un dato di fatto indiscutibile: Poste, con i fidati amici sindacalisti firmatari, sta portando avanti il suo progetto di ristrutturazione del settore/servizio di recapito.

Sveglia!

notmarzo13

Nelle prossime settimane/mesi i postali dovranno fare i conti con scadenze che li costringeranno una volta per tutte a fare i conti con la realtà del sistema economico, politico e sociale in cui vivono. Dovranno uscire dall’illusione di appartenere ad un mondo a parte, ovattato, immune dai problemi reali che invece, da sempre, toccano la stragrande maggioranza dei lavoratori.

 

La situazione agli sportelli

notsett12

E’ paradossale, ma non troppo, che questi effetti deleteri si ripercuotano a cascata coinvolgendo di volta in volta ogni funzione e ruolo, fino a concentrarsi sull’ultimo anello della catena, cioè il semplice impiegato. I direttori degli uffici, salvo che per coloro che hanno sposato in pieno la politica di Poste, sono nello stesso tempo vittime e carnefici di questo sistema.

Lotta di classe ..... cercasi

notgiugno12

Parlare di lotta di classe alle poste sembrerebbe un insulto alla ragione. E’ un concetto politico alieno in questo ambito, sconosciuto ai lavoratori di questo settore, ma in questo i postali sono in buona compagnia con la maggioranza dei lavoratori italiani. E’ proprio da ciò che deriva la necessità di parlare di questo tema.