autocertSecondo le delibere della regione Lombardia n. 546/547 del 13  e 17 maggio 2020, Poste DEVE controllare la temperatura dei propri dipendenti prima dell’accesso al lavoro. DOVREBBE  anche fare lo stesso con tutti i clienti/utenti. Se non viene rispettata la disposizione si incorre nelle sanzioni previste all’articolo 4 del decreto-legge 25 marzo 2020, n. 19. Poste, come tutti i datori, ha l’OBBLIGO di fare questi controlli, con propri strumenti e proprio personale (o con addetti e personale incaricato), non può decidere di non farli. 

Ma Poste evidentemente pensa di essere superiore alle leggi in nome di chissà quale principio o autorità e, come sappiamo, non applica le disposizioni. Impone ai postali lombardi di autocertificare la propria temperatura corporea sottoscrivendo una dichiarazione. Questo è un atto illecito che viola la direttiva.

Una parte dei postali ha subito respinto le pretese di Poste, molti però si sono adeguati agli ordini dei gran capi. A costoro vogliamo rivolgerci per chiedere loro se hanno capito quale è la posta in gioco assumendosi questa impropria responsabilità. Li invitiamo a riflettere con questo esempio:

“un giorno qualsiasi di lavoro Beppe o Mary firma la dichiarazione pensando di stare bene (che abbia controllato o meno la temperatura non ha importanza); nei giorni seguenti si presentano dei sintomi influenzali tra i quali anche la febbre; il malanno progredisce fino al punto di risultare positivo al covid. Scatterebbe al quel punto la ricerca dei contatti, dei luoghi frequentati, delle attività, ecc; in sostanza risulterebbe che nei giorni precedenti si è recato al lavoro dichiarando di stare bene. A quel punto Beppe potrebbe dormire sonni tranquilli e pensare solo a guarire oppure potrebbe dover occuparsi di organizzare una sua giustificazione a discolpa del fatto che si è presentato al lavoro già infetto? Era effettivamente senza febbre? Era effettivamente asintomatico? E’ capitato che gli altri colleghi si siano ammalati dopo di lui per mala sorte?” Potremmo sapere come potrebbe finire questa brutta storia solo se fossimo Beppe e solo alla fine della sua sventura.

 

Ora, facendo tutti gli auguri a tutti i Beppe o Mary del caso, vorremmo porre loro un paio di semplici domande: non sarebbe stato molto più semplice, facile, logico, GIUSTO, fare come la legge-delibera imponeva, cioè che dovesse essere Poste a controllare la temperatura e autorizzare l’ingresso al lavoro, assumendosene la responsabilità certificando che Beppe o Mary erano in assoluta buona fede essendo veramente asintomatici? 

Inoltre, perché hanno pensato di dire sì, ancora una volta a Poste, pur sapendo - perché è impensabile che non conoscessero il significato di delibera e di sanzione -  a cosa andavano incontro?

Per finire, sarebbe ora che tutti si dessero una svegliata, per tornare con mente lucida alla realtà, fuori dalla favola imbastita dalle poste e dai loro sindacati, ai loro danni. Gli interessi di Poste e sindacati non sono quelli dei Beppe e Mary delle poste, sono altri; quelli di Poste puntano al profitto, quelli dei sindacati alle briciole che il padrone lascia loro cadere sotto la tavola.

I postali dovrebbero occuparsi dei loro, ad esempio: 

la difesa della salute e della sicurezza, la difesa dei diritti e della propria dignità, la difesa del salario, il contrasto al welfare aziendale; la lotta contro la precarizzazione, contro la riduzione dell’organico, contro l’aumento della produttività; per il controllo dei tempi e ritmi di lavoro, per l’adeguamento dei mezzi, per i trasferimenti  dovuti, e forse non ci sarebbero più tranelli come quelli di cui stiamo parlando.

Augurando ogni bene a tutti i Beppe e Mary delle poste li invitiamo a partecipare: 

allo sciopero nazionale di tutta la categoria indetto per il 4 giugno prossimo dai sindacati di base delle poste. 

E’ il momento di farsi sentire, basta dire sì a prescindere in cambio di una manciata di mosche; la crisi è alle porte e il rischio è che a pagarla saremmo tutti noi se non ci diamo una mossa.

Il 4 giugno sciopera e fai scioperare ne va della tua dignità!✴


Difesa salute e COVID19

Pubblichiamo un opuscolo prodotto da Medicina Democratica relativo alla situazione generale dei Diritti e Doveri legati alla pandemia da coronavirus, con specifico riferimento all’ambito lavorativo. Riteniamo sia un documento molto importante per tutti i lavoratori che abbiano consapevolezza della loro condizione.

I DIRITTI DEI LAVORATORI E DELLE LAVORATRICI AL TEMPO DEL CORONAVIRUS. 

All’emergenza pandemica si è risposto con numerosi provvedimenti che hanno prima ridotto ed ora (“fase 2”) prevedono una ripresa graduale delle attività produttive. 

Il DPCM 26.04.2020, da ultimo, ha innestato sulle norme vigenti in tema di sicurezza e igiene del lavoro, delle “raccomandazioni” contenute nei protocolli tra le parti sociali (da ultimo quello del 24.04.2020). 

Queste raccomandazioni costituiscono ora delle prescrizioni generalizzate per tutti i datori di lavoro. La maggior parte di queste, pur se configurate appositamente per ridurre i rischi nei luoghi di lavoro dovuti a un rischio non produttivo, proveniente dall’esterno, costituito dalla contagiosità tra persone, non affermano dei principi diversi da quelli già vigenti. Allo stesso modo le prescrizioni anti-Covid non modificano i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici. 

E’ opportuno ricordare che i principali diritti dei lavoratori e delle lavoratrici sono contenute in tre norme in attuazione dei principi costituzionali: 

- L’art. 2087 del Codice Civile che afferma il generale “debito” di sicurezza che il datore di lavoro ha nei confronti del singolo lavoratore/lavoratrice 1; 

- L’art. 9 dello Statuto dei diritti dei lavoratori che sancisce il diritto a intervenire direttamente per la tutela della propria salute nei luoghi di lavoro2, i Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza sono una attuazione, non esclusiva, di tale principio: .

- Il decreto legislativo 81 del 9.04.2008 detto “Testo unico delle leggi sulla sicurezza e l’igiene del lavoro”. 3 

Vi sono ulteriori norme specifiche, per temi particolari (macchine, sostanze chimiche ecc) e per situazioni contrattuali diverse (lavoro distaccato, somministrato, autonomo ecc), ma il Dlgs 81/2008 contiene tutte le risposte ai temi che trattiamo in questo vademecum. 

Va subito ricordato che se la normativa sulla sicurezza sul lavoro italiana può essere considerata tra le migliori d’Europa, anche perché non è stata una concessione ma il risultato dei conflitti sociali in particolare degli anni ’70, l’enunciazione di buoni contenuti è una condizione necessaria ma non sufficiente per la loro attuazione : servono strumenti per la loro esigibilità. E per questo non può bastare un apparato di vigilanza, peraltro in Italia frammentato su diversi enti centrali e regionali come pure con un numero di operatori inadeguato e in costante diminuzione, ma è indispensabile l’autotutela dei lavoratori e delle lavoratrici ovvero la loro organizzazione per esigere l’attuazione delle norme nei singoli luoghi di lavoro. 

Per noi è inoltre chiaro (ma forse non lo è per altri) che quasi tutti i contenuti dei protocolli tra le parti sociali riguardano attuazioni di prescrizioni del dlgs 81/2008 per affrontare il particolare rischio pandemico nei luoghi di lavoro, pertanto trovano una risposta anche di tipo sanzionatorio nel testo unico sulla sicurezza. 

E’ questo anche il caso dei provvedimenti anti-Covid, non basta che la loro mancata attuazione possa determinare una sanzione a fronte di un accertamento degli organi di controllo4 ma occorre che siano i lavoratori e le lavoratrici a promuovere i propri diritti, ne va letteralmente della propria salute. Opuscolo Diritti e Doveri Coronavirus

Qui sotto una piccola bacheca di notiziari oramai "antichi" ma che trattano temi che, sotto vari aspetti, sono all'origine della situazione attuale. Sono collocati nella sezione Download accessibile dal menu pricipale.

Come rispondere poste

notdicpecora

E’, per i postali, il momento di scegliere a quale specie appartenere. In giro ci sono i lupi e il farsi pecora, o continuare ad esserlo, non sembra proprio la soluzione migliore. Non è una provocazione gratuita, c’è però un dato di fatto indiscutibile: Poste, con i fidati amici sindacalisti firmatari, sta portando avanti il suo progetto di ristrutturazione del settore/servizio di recapito.

Sveglia!

notmarzo13

Nelle prossime settimane/mesi i postali dovranno fare i conti con scadenze che li costringeranno una volta per tutte a fare i conti con la realtà del sistema economico, politico e sociale in cui vivono. Dovranno uscire dall’illusione di appartenere ad un mondo a parte, ovattato, immune dai problemi reali che invece, da sempre, toccano la stragrande maggioranza dei lavoratori.

 

La situazione agli sportelli

notsett12

E’ paradossale, ma non troppo, che questi effetti deleteri si ripercuotano a cascata coinvolgendo di volta in volta ogni funzione e ruolo, fino a concentrarsi sull’ultimo anello della catena, cioè il semplice impiegato. I direttori degli uffici, salvo che per coloro che hanno sposato in pieno la politica di Poste, sono nello stesso tempo vittime e carnefici di questo sistema.

Lotta di classe ..... cercasi

notgiugno12

Parlare di lotta di classe alle poste sembrerebbe un insulto alla ragione. E’ un concetto politico alieno in questo ambito, sconosciuto ai lavoratori di questo settore, ma in questo i postali sono in buona compagnia con la maggioranza dei lavoratori italiani. E’ proprio da ciò che deriva la necessità di parlare di questo tema.