COSTITUZIONE ITALIANA poste o vita

Art 32 

La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività. 

Art 39 

L'organizzazione sindacale è libera. 

T.U. per la SICUREZZA sul LAVORO 81/08 (Diritti dei lavoratori in caso di pericolo grave 

e immediato). Il lavoratore che, in caso di pericolo grave, immediato e che non può essere evitato, si allontana dal posto di lavoro o da una zona pericolosa, non può subire pregiudizio alcuno e deve essere protetto da qualsiasi conseguenza dannosa. 

Mentre la commissione di garanzia si preoccupa di imbavagliare le lotte dei lavoratori inibendo di fatto tutte le indizioni di sciopero in corso per il 9 marzo con una pretestuosa violazione in casi di 'stato di emergenza', dall'altra parte Poste come tutte le aziende non usa certo le basilari accortezze per salvaguardare utenti e lavoratori: sono arrivate mascherine, guanti, disinfettanti in tutti gli uffici? Hanno provveduto alle sanificazioni dei locali e degli areatori? Se si fa distinzione tra il virus che è un pericolo per le scioperanti e le manifestanti, ma non risulta essere una pari minaccia per chi lavora e si aggrega nei templi del capitalismo: uffici, fabbriche, stadi e centri commerciali, vuol dire che anche la vicenda infelice del covid19 segue la logica classista e diventa controllo sociale e strumento di repressione più ampio, sociale e politico di cui lo sciopero è, da sempre, il capro espiatorio (o ... l'untore). 

L'8 marzo del 2018 l'omaggio di Poste per le donne è stato una cartolina e quattro francobolli (SIC). L'azienda in questi ultimi anni ha lavorato molto sulla sua immagine pro donna, firmando protocolli d'intesa sulle questioni di genere, sulle pari opportunità. Ma tutto questo concretamente cosa significa per noi lavoratrici? Siamo in un'azienda in cui il 54% dell'occupazione è femminile. 

Oggi come sono le condizioni di lavoro per le donne in questa Poste? 

Pubblichiamo il testo dell'esposto presentato alla Procura della Repubblica di Milano in relazione alla presenza di amiantomalattieamianto al CPD Peschiera B. e Linate Dogana. E' un nuovo passo verso il riconoscimento del diritto alla salute ed alla sicurezza per i lavoratori di Poste, ma non basta, occorre che i lavoratori diventino protagonisti di questa rivendicazione senza più tentennamenti o paure inutili. Non è solo il coronavirus che uccide ma (complessivamente in misura maggiore) anche l'amianto!

Milano 22 febbraio 2020

 

Alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Milano

Via C. Freguglia, 1, 20122 Milano MI

 

UOC Prevenzione e Sicurezza Ambienti di Lavoro Milano Est

Via Giov. Paolo I, 8 - 20070 Vizzolo Predabissi 

Via Don Gnocchi, 62 – 20064 Gorgonzola

 

Poste Italiane SpA

Responsabile C.S. Peschiera B.

Via Archimede 2 - 20068 Peschiera Borromeo

 

Oggetto: situazione amianto, sospetto di grave rischio e pericolo nei centri C.S.I. Linate e C.S. Peschiera Borromeo di Poste Italiane SpA.

 Relativamente al Centro Smistamento Peschiera Borromeo, premesso che:

  1. 1. Nelle scorse settimane nel centro è circolata la notizia (tramite un volantino del sindacato SLG Poste ed un’assemblea del sindacato SLC CGIL) del rinvenimento di amianto in alcuni reparti del centro ad opera di un’azienda esterna durante lavori di manutenzione (?);
  2. 2. Il centro risulta stato edificato sin dagli anni ‘70/’80 e nel corso dei decenni non è stata rilevata/comunicata ufficialmente nessuna presenza di amianto;
  3. 3. Nei documenti di valutazione rischi, noti agli RLS, nel corso degli anni non risultava alcuna indicazione sul tema amianto;
  4. 4. Nelle scorse settimane Poste ha dichiarato di aver effettuato rilevamenti sulla eventuale presenza di amianto disperso nell’ambiente, riportandone un esito negativo;
  5. 5. Poste Italiane, stando alla dinamica nota, a distanza di decenni, è incappata in modo assolutamente accidentale e casuale nel rinvenimento di amianto.

Della serie: "lo avevamo detto", pubblichiamo un nostro volantino del 2009 sui rischi per la salute al CSI Linate, nel quale è ben evidente il problema amianto.

"Non vogliamo fare dell'inutile allarmismo, tanto per fare casino, non è nelle nostre corde. Vogliamo solo portare a conoscenza dei lavoratori del CSI Linate di un paio di problemi che toccano tutti coloro che vi lavorano, chi più chi meno. 

Apparecchio radiogeno. In questo giorni siamo intervenuti presso i responsabili aziendali per contestare l'uso improprio dell'apparecchio; ritenevamo infatti che usare un bastone da tende per lavorare sull'impianto non fosse propriamente una scelta in linea con le necessarie misure di sicurezza. Il bastone è sparito, non escludiamo che sia stato sostituito da altro manufatto ingegnoso (bastone di legno con finale in metallo), resta il fatto che l'impianto, che secondo Poste è assolutamente a norma, sembra avere dei problemi irrisolti. Probabilmente il fatto che una gran parte dei pacchetti non riesca a superare le bande piombate fa pensare che la macchina non sia adeguata alla attività di ispezione; forse più che ingegnarsi per inventare manufatti utili allo scopo di evitare il problema, sarebbe il caso che tutti i lavoratori segnalassero ai responsabili le difficoltà oggettive che quella mansione comporta. 

 

L’amianto (o asbesto), minerale di origine naturale, costituito da microfibrille, ha prerogative chimico-fisiche che l’hanno reso utile ed utilizzabile da
lunghissimo tempo. Nel 1901, Ludwig Hatschek brevetta il cemento-amianto, chiamandolo eternit, che diventa subito popolare, nel 1911 la produzione di lastre e tegole raggiunge i massimi livelli. Nel 1915 vengono prodotte le fioriere in eternit. Nel 1928 inizia la produzione di tubi in fibrocemento, che fino agli anni settanta sono stati la base della costruzione di acquedotti. Nel 1933 fanno la loro comparsa le lastre ondulate, in seguito usate spesso per tetti e capannoni. Negli anni ‘40 e ‘50 l’eternit trova impiego in parecchi oggetti di uso quotidiano, dal 1963 l’eternit può essere prodotto in varie colorazioni. 

Poichè le fibrille sono patogene, la loro dispersione nei giacimenti durante le attività minerarie, nelle successive lavorazioni produttive, poi nell’impiego dei manufatti, infine nello smaltimento di essi al termine della vita d’uso, provoca serie alterazioni della salute. 

Questa scoperta risale all’inizio del XX secolo, ma da subito si e’ verificato un tiro-alla-fune tra i produttori del minerale ed i primi testimoni della patologia: i sanitari.

Difesa salute e COVID19

Pubblichiamo un opuscolo prodotto da Medicina Democratica relativo alla situazione generale dei Diritti e Doveri legati alla pandemia da coronavirus, con specifico riferimento all’ambito lavorativo. Riteniamo sia un documento molto importante per tutti i lavoratori che abbiano consapevolezza della loro condizione.

I DIRITTI DEI LAVORATORI E DELLE LAVORATRICI AL TEMPO DEL CORONAVIRUS. 

All’emergenza pandemica si è risposto con numerosi provvedimenti che hanno prima ridotto ed ora (“fase 2”) prevedono una ripresa graduale delle attività produttive. 

Il DPCM 26.04.2020, da ultimo, ha innestato sulle norme vigenti in tema di sicurezza e igiene del lavoro, delle “raccomandazioni” contenute nei protocolli tra le parti sociali (da ultimo quello del 24.04.2020). 

Queste raccomandazioni costituiscono ora delle prescrizioni generalizzate per tutti i datori di lavoro. La maggior parte di queste, pur se configurate appositamente per ridurre i rischi nei luoghi di lavoro dovuti a un rischio non produttivo, proveniente dall’esterno, costituito dalla contagiosità tra persone, non affermano dei principi diversi da quelli già vigenti. Allo stesso modo le prescrizioni anti-Covid non modificano i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici. 

E’ opportuno ricordare che i principali diritti dei lavoratori e delle lavoratrici sono contenute in tre norme in attuazione dei principi costituzionali: 

- L’art. 2087 del Codice Civile che afferma il generale “debito” di sicurezza che il datore di lavoro ha nei confronti del singolo lavoratore/lavoratrice 1; 

- L’art. 9 dello Statuto dei diritti dei lavoratori che sancisce il diritto a intervenire direttamente per la tutela della propria salute nei luoghi di lavoro2, i Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza sono una attuazione, non esclusiva, di tale principio: .

- Il decreto legislativo 81 del 9.04.2008 detto “Testo unico delle leggi sulla sicurezza e l’igiene del lavoro”. 3 

Vi sono ulteriori norme specifiche, per temi particolari (macchine, sostanze chimiche ecc) e per situazioni contrattuali diverse (lavoro distaccato, somministrato, autonomo ecc), ma il Dlgs 81/2008 contiene tutte le risposte ai temi che trattiamo in questo vademecum. 

Va subito ricordato che se la normativa sulla sicurezza sul lavoro italiana può essere considerata tra le migliori d’Europa, anche perché non è stata una concessione ma il risultato dei conflitti sociali in particolare degli anni ’70, l’enunciazione di buoni contenuti è una condizione necessaria ma non sufficiente per la loro attuazione : servono strumenti per la loro esigibilità. E per questo non può bastare un apparato di vigilanza, peraltro in Italia frammentato su diversi enti centrali e regionali come pure con un numero di operatori inadeguato e in costante diminuzione, ma è indispensabile l’autotutela dei lavoratori e delle lavoratrici ovvero la loro organizzazione per esigere l’attuazione delle norme nei singoli luoghi di lavoro. 

Per noi è inoltre chiaro (ma forse non lo è per altri) che quasi tutti i contenuti dei protocolli tra le parti sociali riguardano attuazioni di prescrizioni del dlgs 81/2008 per affrontare il particolare rischio pandemico nei luoghi di lavoro, pertanto trovano una risposta anche di tipo sanzionatorio nel testo unico sulla sicurezza. 

E’ questo anche il caso dei provvedimenti anti-Covid, non basta che la loro mancata attuazione possa determinare una sanzione a fronte di un accertamento degli organi di controllo4 ma occorre che siano i lavoratori e le lavoratrici a promuovere i propri diritti, ne va letteralmente della propria salute. Opuscolo Diritti e Doveri Coronavirus

Qui sotto una piccola bacheca di notiziari oramai "antichi" ma che trattano temi che, sotto vari aspetti, sono all'origine della situazione attuale. Sono collocati nella sezione Download accessibile dal menu pricipale.

Come rispondere poste

notdicpecora

E’, per i postali, il momento di scegliere a quale specie appartenere. In giro ci sono i lupi e il farsi pecora, o continuare ad esserlo, non sembra proprio la soluzione migliore. Non è una provocazione gratuita, c’è però un dato di fatto indiscutibile: Poste, con i fidati amici sindacalisti firmatari, sta portando avanti il suo progetto di ristrutturazione del settore/servizio di recapito.

Sveglia!

notmarzo13

Nelle prossime settimane/mesi i postali dovranno fare i conti con scadenze che li costringeranno una volta per tutte a fare i conti con la realtà del sistema economico, politico e sociale in cui vivono. Dovranno uscire dall’illusione di appartenere ad un mondo a parte, ovattato, immune dai problemi reali che invece, da sempre, toccano la stragrande maggioranza dei lavoratori.

 

La situazione agli sportelli

notsett12

E’ paradossale, ma non troppo, che questi effetti deleteri si ripercuotano a cascata coinvolgendo di volta in volta ogni funzione e ruolo, fino a concentrarsi sull’ultimo anello della catena, cioè il semplice impiegato. I direttori degli uffici, salvo che per coloro che hanno sposato in pieno la politica di Poste, sono nello stesso tempo vittime e carnefici di questo sistema.

Lotta di classe ..... cercasi

notgiugno12

Parlare di lotta di classe alle poste sembrerebbe un insulto alla ragione. E’ un concetto politico alieno in questo ambito, sconosciuto ai lavoratori di questo settore, ma in questo i postali sono in buona compagnia con la maggioranza dei lavoratori italiani. E’ proprio da ciò che deriva la necessità di parlare di questo tema.