Le poste, ma soprattutto i postali, convivono con l’amianto sin dalla notte dei tempi; a partire dai grandi centri di movimentazione tipo Milano Ferrovia, passando per i “nuovi” cpd di Recapito tipo MI Baggio, e chissà quanti altri. 

In varie forme e tipologie: spruzzato sulla struttura (cd a matrice friabile) come isolante, o conglomerato con cemento per contro-soffitti, manufatti per riscaldamento o idrici, divisori, pannelli di riempimento, o avvolto su tubature e condotte di vario tipo, la sua presenza è stata costante. Mimetizzato, dimenticato, “confinato” o, più semplice- mente, negato, è sempre stato presente, sornione, silente, e mortale. 

La linea di demarcazione tra l’uso a piene mani e il suo divieto risale al 1992, da allora molto amianto è passato sotto i ponti ma per tante ragioni non ha ancora finito di scorrere. L’amianto c’è ancora intorno a noi, anzi, considerato quanto sta accadendo al CMP di Peschiera, c’è persino in posti insospettabili, dichiarati salubri, non toccati da questa peste. 

Con un processo ininterrotto, fatto di piccole e grandi tappe, prosegue il percorso di evoluzione di Poste Italiane che, da carrozzone statale, parco giochi di politici di ogni risma, fondato sulla clientela e i finanziamenti pubblici, si avvia sempre più a diventare un’azienda di “mercato” in linea con i termini del sistema economico in auge. 

Negli ultimi cinque anni questo processo ha avuto un’accelerazione; due i passaggi principali: la quotazione in borsa con la cessione di una consistente quota del capitale pubblico ai privati e la riorganizzazione dell’attività di recapito prima con Caio ed oggi con l’attuale AD.

Ci limitiamo ad indicare queste due tappe perchè significative per le implicazioni, anche ideologiche, oltre che per gli effetti reali che già hanno determinato, e ancor più determineranno, con maggior efficacia, nel futuro.

Dato a Cesare quel che è di Cesare, non possiamo esimerci però dal constatare come la matrice di questa azienda non sia affatto inerte, per cui l’abitudine di ricorrere all’aiuto di stato non si è mai spenta, oggi non più solo relativamente al finanziamento del servizio universale (così detto e oramai defunto!), ma anche per difendersi dalla concorrenza sul mercato postale.

Vecchio vizio del capitalismo italiano e dei suoi corifei, pronti a celebrare le meraviglie del sistema, la sua inevitabilità, la sua onnipotenza ed immanenza, garanzia di tutte le libertà .... ma quando devono competere con i loro pari, chiedono aiuto alla mamma.

E’ esattamente ciò che sta accadendo in questi tempi. Mentre già da tempo Poste lamenta un eccesso di concorrenza, dichiarata sleale, perchè basata fondamentalmente su minori costi del lavoro vivo (vedi audizione alla Camera del settembre scorso), in questi ultimi giorni Amazon ha ottenuto il riconoscimento come operatore postale da parte del MISE. Cosa comporterà questa novità sarà tutto da vedere (noi proviamo ad analizzare la questione in queste pagine), certo è che i soliti noti grandi sindacati (CISL) sono già corsi in soccorso di Poste rivendicando l’assoluta necessità di un contratto di settore (CdS) che tuteli Poste dai nemici cattivi. Era scontato che accadesse, fa parte della loro costituzione soccorrere il padrone al momento del bisogno, mistificando la loro azione in nome della difesa dei lavoratori, in realtà per garantire soprattutto la loro funzione ed i loro interessi di organizzazione e personali.

Niente di nuovo, ognuno ha i capitalisti e i sindacati che si merita.

Basta trastullarsi con la scelta delle zone. Occorre contrastare la riorganizzazione quotidianamente e, sul piano politico, con lo sciopero. E’ necessario, è possibile! Altrimenti bisognerà subire gli effetti del modello Amazon applicato alle poste, e non sarà uno scherzo. 

Poste e sindacati (è bene sempre ricordare che i sindacati hanno un ruolo determinante e decisivo in questo piano) stanno lavorando per estendere il piano Deliver 2022 a tutto il territorio nazionale. Là dove questo è già avvenuto, i risultati sono esattamente quelli che ci si aspettava: un disastro complessivo sia riguardo al servizio di recapito che per quanto riguarda la condizione dei portalettere. In particolare nei territori interessati dai giorni alterni, cioè la quasi totalità del paese, quindi anche in grandi città (Firenze, Torino, …) la situazione è già al collasso: cumuli di corrispondenza ferma si accompagnano ad effetti devastanti sui lavoratori, si stanno moltiplicando infortuni, assenze per malattia, insostenibili livelli di stress.

Con lo sciopero del 25 maggio abbiamo dato il via ad una stagione di contrasto e lotta, contro le decisioni di poste e sindacati; una stagione che non potrà che essere lunga, faticosa, non episodica, quotidiana nel suo sviluppo, ma con delle oggettive possibilità di esito positivo. Del resto non esistono alternative a questa scelta, o i lavoratori ne capiscono l’esigenza e si impegnano in tal senso, o per loro (noi) non vi sarà un futuro lavorativo accettabile.

Quando finirà questa strage? Ma soprattutto perché questi morti nel recapito? Paradossalmente ci sentiamo di condividere le affermazioni dei due sindacalisti citate nell’articolo; hanno ragione: “Il portalettere, svolge questo servizio di consegna con carichi di lavoro sempre maggiori, dovuti ad una costante riduzione del personale data dalla consegna della posta a giorni alterni per risparmiare sui costi di gestione, fattori che hanno posto un serissimo problema come la tutela e sicurezza sui luoghi di lavoro”. C’è però una discordanza assoluta sul resto. Ai due andrebbe ricordato che i sindacati che rappresentano sono i coautori delle varie, reiterate, riorganizzazioni del recapito che hanno avuto sempre come costante il taglio degli addetti e l’aumento della produttività. Abbiamo già detto che questa ultima riorganizzazione porta all’eccesso queste costanti determinando una complessiva riduzione di 25.000 addetti entro il 2022 e l’aumento dei carichi di lavoro che conosciamo. 

Nei centri dove la riorganizzazione è già in atto i lavoratori stanno toccando con mano cosa com- porta per la loro condizione di lavoro e di vita il nuovo recapito, negli altri centri (soprattutto nelle tre città che non avranno i giorni alterni) molti si illudono che non saranno coinvolti, che la scamperanno in qualche modo, che – come sempre – ci saranno margini per adattarsi e portare a casa il possibile, magari facendo pure abbinamenti e straordinari. 

Il fatto è noto, (da ilgiorno.it): “Bollate (Milano), 20 marzo 2018. Era in sella allo scooter e stava distribuendo la corrispondenza quando, per cause ancora in corso di accertamento, si è tragicamente scontrato con una Fiat Bravo. Un impatto violento, B. M., portalettere 41enne di Poste Italiane in servizio al Centro Recapito di Bollate, è finito a terra e ha riportato gravissimi traumi”; è deceduto dopo poche ore. 

La stessa formula è stata usata da vari organi di informazione più o meno locali. 

Le reazioni:
• I colleghi del lavoratore avviano una raccolta fondi a sostegno della famiglia;
• CISL, FAILP, CONFSAL, diffondono la nota “Un gesto solidale” nella quale dichiarano di aderire all’iniziativa ed invitano i lavoratori a fare altrettanto versando un contributo sulla postepay della madre;
• Poste, diffonde una nota interna nella quale, facendo propria l’iniziativa, col beneplacito del capo RAM, invita ulteriormente i colleghi a contribuire; la raccolta sarà fatta nominativamente, con tanto di tabulati, a tappeto, per tutti i centri di lavoro.
• La CGIL di categoria dirama il seguente comunicato stampa: «Lascia sgomenti e rattrista il grave incidente mortale accaduto al portalettere mentre svolgeva il proprio servizio - dichiara la Slc Cgil Lombardia - ancora una volta purtroppo si pone all’attenzione di tutti: azienda, istituzioni e organizzazioni sindacali il tema della tutela e della sicurezza sul luogo di lavoro. Ogni giorno migliaia di portalettere con grande dedizione e orgoglio svolgono un servizio prezioso per tutti i cittadini, dimenticato dalla politica e spesso vittima dei tagli del Governo. È indispensabile riaprire e rilanciare una vertenza Regionale affinché si analizzino e denuncino tutte le condizioni di rischio».
• I postini complessivamente accolgono la notizia del fatto commentando la triste sorte del collega, partecipano in gran parte alla colletta aziendale, e tirano avanti imperterriti per la loro strada (areole, abbinamenti, prestazioni varie, e soliti comportamenti). 

Alcuni dati appaiono evidenti:
• Non si parla mai di infortunio mortale;
• Il lavoratore è morto per un incidente stradale;
• Colleghi e sindacati si occupano del conforto alla fa- miglia;
• Un sindacato si dichiara “sgomento e rattristato” dal grave incidente ed invita tutti (azienda, sindacati, istituzioni) ad analizzare le condizioni di rischio (sic!);
• La maggioranza assoluta dei postini incassa il fatto senza battere ciglio. 

Difesa salute e COVID19

Pubblichiamo un opuscolo prodotto da Medicina Democratica relativo alla situazione generale dei Diritti e Doveri legati alla pandemia da coronavirus, con specifico riferimento all’ambito lavorativo. Riteniamo sia un documento molto importante per tutti i lavoratori che abbiano consapevolezza della loro condizione.

I DIRITTI DEI LAVORATORI E DELLE LAVORATRICI AL TEMPO DEL CORONAVIRUS. 

All’emergenza pandemica si è risposto con numerosi provvedimenti che hanno prima ridotto ed ora (“fase 2”) prevedono una ripresa graduale delle attività produttive. 

Il DPCM 26.04.2020, da ultimo, ha innestato sulle norme vigenti in tema di sicurezza e igiene del lavoro, delle “raccomandazioni” contenute nei protocolli tra le parti sociali (da ultimo quello del 24.04.2020). 

Queste raccomandazioni costituiscono ora delle prescrizioni generalizzate per tutti i datori di lavoro. La maggior parte di queste, pur se configurate appositamente per ridurre i rischi nei luoghi di lavoro dovuti a un rischio non produttivo, proveniente dall’esterno, costituito dalla contagiosità tra persone, non affermano dei principi diversi da quelli già vigenti. Allo stesso modo le prescrizioni anti-Covid non modificano i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici. 

E’ opportuno ricordare che i principali diritti dei lavoratori e delle lavoratrici sono contenute in tre norme in attuazione dei principi costituzionali: 

- L’art. 2087 del Codice Civile che afferma il generale “debito” di sicurezza che il datore di lavoro ha nei confronti del singolo lavoratore/lavoratrice 1; 

- L’art. 9 dello Statuto dei diritti dei lavoratori che sancisce il diritto a intervenire direttamente per la tutela della propria salute nei luoghi di lavoro2, i Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza sono una attuazione, non esclusiva, di tale principio: .

- Il decreto legislativo 81 del 9.04.2008 detto “Testo unico delle leggi sulla sicurezza e l’igiene del lavoro”. 3 

Vi sono ulteriori norme specifiche, per temi particolari (macchine, sostanze chimiche ecc) e per situazioni contrattuali diverse (lavoro distaccato, somministrato, autonomo ecc), ma il Dlgs 81/2008 contiene tutte le risposte ai temi che trattiamo in questo vademecum. 

Va subito ricordato che se la normativa sulla sicurezza sul lavoro italiana può essere considerata tra le migliori d’Europa, anche perché non è stata una concessione ma il risultato dei conflitti sociali in particolare degli anni ’70, l’enunciazione di buoni contenuti è una condizione necessaria ma non sufficiente per la loro attuazione : servono strumenti per la loro esigibilità. E per questo non può bastare un apparato di vigilanza, peraltro in Italia frammentato su diversi enti centrali e regionali come pure con un numero di operatori inadeguato e in costante diminuzione, ma è indispensabile l’autotutela dei lavoratori e delle lavoratrici ovvero la loro organizzazione per esigere l’attuazione delle norme nei singoli luoghi di lavoro. 

Per noi è inoltre chiaro (ma forse non lo è per altri) che quasi tutti i contenuti dei protocolli tra le parti sociali riguardano attuazioni di prescrizioni del dlgs 81/2008 per affrontare il particolare rischio pandemico nei luoghi di lavoro, pertanto trovano una risposta anche di tipo sanzionatorio nel testo unico sulla sicurezza. 

E’ questo anche il caso dei provvedimenti anti-Covid, non basta che la loro mancata attuazione possa determinare una sanzione a fronte di un accertamento degli organi di controllo4 ma occorre che siano i lavoratori e le lavoratrici a promuovere i propri diritti, ne va letteralmente della propria salute. Opuscolo Diritti e Doveri Coronavirus

Qui sotto una piccola bacheca di notiziari oramai "antichi" ma che trattano temi che, sotto vari aspetti, sono all'origine della situazione attuale. Sono collocati nella sezione Download accessibile dal menu pricipale.

Come rispondere poste

notdicpecora

E’, per i postali, il momento di scegliere a quale specie appartenere. In giro ci sono i lupi e il farsi pecora, o continuare ad esserlo, non sembra proprio la soluzione migliore. Non è una provocazione gratuita, c’è però un dato di fatto indiscutibile: Poste, con i fidati amici sindacalisti firmatari, sta portando avanti il suo progetto di ristrutturazione del settore/servizio di recapito.

Sveglia!

notmarzo13

Nelle prossime settimane/mesi i postali dovranno fare i conti con scadenze che li costringeranno una volta per tutte a fare i conti con la realtà del sistema economico, politico e sociale in cui vivono. Dovranno uscire dall’illusione di appartenere ad un mondo a parte, ovattato, immune dai problemi reali che invece, da sempre, toccano la stragrande maggioranza dei lavoratori.

 

La situazione agli sportelli

notsett12

E’ paradossale, ma non troppo, che questi effetti deleteri si ripercuotano a cascata coinvolgendo di volta in volta ogni funzione e ruolo, fino a concentrarsi sull’ultimo anello della catena, cioè il semplice impiegato. I direttori degli uffici, salvo che per coloro che hanno sposato in pieno la politica di Poste, sono nello stesso tempo vittime e carnefici di questo sistema.

Lotta di classe ..... cercasi

notgiugno12

Parlare di lotta di classe alle poste sembrerebbe un insulto alla ragione. E’ un concetto politico alieno in questo ambito, sconosciuto ai lavoratori di questo settore, ma in questo i postali sono in buona compagnia con la maggioranza dei lavoratori italiani. E’ proprio da ciò che deriva la necessità di parlare di questo tema.