Disegnato e lanciato il progetto rivoluzionario di Poste 2020, tutto è tornato in silenzio in attesa di sviluppi. Le feste di fine anno, si sa hanno un fascino particolare in cui si congiungono senso comune, retorica familistica, con una spruzzata (tenue, molto tenue) di spirito religioso e voglia festaiola. 

Quindi tutti in ferie. Una fantasia negli scorsi anni, con i famigerati blocchi delle ferie per ragioni di servizio in periodo di altro traffico, oggi una simpatica realtà. Quindi tutti in ferie ma realmente, con interi centri di recapito paralizzati per assenze generalizzate.

Non si tratta di assenteismo, nè di malattie, nè di altro, ma di vere e proprie ferie distribuite a piene mani e senza problemi.
I dirigenti di poste hanno preso alla lettera le parole di Caio sull’inutilità del recapito e quindi hanno applicato a modo loro i precetti del piano sul recapito alternato, andando oltre alle stesse previsioni governative, bloccando la consegna della posta per giorni anche in grandi città. La fantasia e la realtà si rincorrono e spesso coincidono, ma leggere questi fatti come una delle buffe situazioni postali si cadrebbe in un errore rilevante; basta riflettere un attimo sul contesto, su alcuni fatti (i vigili romani), sulle parole del premier, della commissione di garanzia, dei media, e subito si possono comprendere alcune questioni di rilievo, all’interno delle quali ciò che accade alle poste smette di essere una grottesca manifestazione dello spirito italico per assumere i contorni rilevanti dei segnali di cambiamento/deterioramento in atto in questo paese come in tutto l’occidente. Esagerato? Sarà, ma meglio esagerare che fare la parte degli idioti che non vedono, non sentono e non parlano. 

Il 14 ottobre scorso si è tenuta, presso la Commissione trasporti, po- ste e telecomunicazioni della Camera, l’audizione del nuovo ad di Poste Italiane Ing. Caio; il tema ovviamente era la situazione dell’azienda e il piano di riorganizzazione allo studio del nuovo management. Riassumiamo brevemente, per valutarli, i contenuti della seduta indicandone le linee guida ed i principali temi trattati (l’audizione integrale sul sito webtv.camera.it). 

Citando l’ad: Poste è una grande realtà infrastrutturale del paese, con 400 miliardi di risparmio raccolto, 13 miliardi al 2013 di polizze poste vita. I conti mostrano una duplice natura con una crescita del fatturato ma una flessione della redditività. Applicato ai vari settori questo dato corrisponde ad un andamento stabile nel bancoposta, ad una crescita delle assicurazioni, e ad un declino complessivo dei servizi postali, con un aumento relativo dei pacchi, ma ancora in misura limitata (quota di mercato del 10%). 

Segue una valutazione sull’impianto strategico da porre in atto: la nuova missione gruppo è quella di porsi al servizio della crescita e della competitività del paese, nell’ambito della sfida della trasformazione digitale, e la conseguente crescita in nuovi settori a danno dei tradizionali; un risultato negativo di questa sfida vedrebbe il paese arretrare mancando possibilità di sviluppo. 

Le condizioni di partenza sono difficili: dati relativi all’e-commerce dicono di un 15% per la Gran Bretagna e solo un 4% per l’Italia, con 250 operazioni/cliente/anno in Francia e GB e meno di 100 in Italia; ma nono- stante ciò Poste può essere motore di competitività e crescita, inclusivo per cittadini, imprese e pubblica amministrazione (PA), in grado di fornire servizi di qualità, facili da usare, distribuiti con un mix tra canali digitali e fisici.
Secondo l’ad, grazie alla nostra prossimità (“decine di migliaia di postini che si interfacciano interagiscono ogni giorno con le famiglie in Italia”, e uffici pt diffusi), ed alla fiducia accordataci dagli italiani (400 miliardi risparmio), possiamo diventare agente di alfabetizzazione digitale e sviluppo. 

Difesa salute e COVID19

Pubblichiamo un opuscolo prodotto da Medicina Democratica relativo alla situazione generale dei Diritti e Doveri legati alla pandemia da coronavirus, con specifico riferimento all’ambito lavorativo. Riteniamo sia un documento molto importante per tutti i lavoratori che abbiano consapevolezza della loro condizione.

I DIRITTI DEI LAVORATORI E DELLE LAVORATRICI AL TEMPO DEL CORONAVIRUS. 

All’emergenza pandemica si è risposto con numerosi provvedimenti che hanno prima ridotto ed ora (“fase 2”) prevedono una ripresa graduale delle attività produttive. 

Il DPCM 26.04.2020, da ultimo, ha innestato sulle norme vigenti in tema di sicurezza e igiene del lavoro, delle “raccomandazioni” contenute nei protocolli tra le parti sociali (da ultimo quello del 24.04.2020). 

Queste raccomandazioni costituiscono ora delle prescrizioni generalizzate per tutti i datori di lavoro. La maggior parte di queste, pur se configurate appositamente per ridurre i rischi nei luoghi di lavoro dovuti a un rischio non produttivo, proveniente dall’esterno, costituito dalla contagiosità tra persone, non affermano dei principi diversi da quelli già vigenti. Allo stesso modo le prescrizioni anti-Covid non modificano i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici. 

E’ opportuno ricordare che i principali diritti dei lavoratori e delle lavoratrici sono contenute in tre norme in attuazione dei principi costituzionali: 

- L’art. 2087 del Codice Civile che afferma il generale “debito” di sicurezza che il datore di lavoro ha nei confronti del singolo lavoratore/lavoratrice 1; 

- L’art. 9 dello Statuto dei diritti dei lavoratori che sancisce il diritto a intervenire direttamente per la tutela della propria salute nei luoghi di lavoro2, i Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza sono una attuazione, non esclusiva, di tale principio: .

- Il decreto legislativo 81 del 9.04.2008 detto “Testo unico delle leggi sulla sicurezza e l’igiene del lavoro”. 3 

Vi sono ulteriori norme specifiche, per temi particolari (macchine, sostanze chimiche ecc) e per situazioni contrattuali diverse (lavoro distaccato, somministrato, autonomo ecc), ma il Dlgs 81/2008 contiene tutte le risposte ai temi che trattiamo in questo vademecum. 

Va subito ricordato che se la normativa sulla sicurezza sul lavoro italiana può essere considerata tra le migliori d’Europa, anche perché non è stata una concessione ma il risultato dei conflitti sociali in particolare degli anni ’70, l’enunciazione di buoni contenuti è una condizione necessaria ma non sufficiente per la loro attuazione : servono strumenti per la loro esigibilità. E per questo non può bastare un apparato di vigilanza, peraltro in Italia frammentato su diversi enti centrali e regionali come pure con un numero di operatori inadeguato e in costante diminuzione, ma è indispensabile l’autotutela dei lavoratori e delle lavoratrici ovvero la loro organizzazione per esigere l’attuazione delle norme nei singoli luoghi di lavoro. 

Per noi è inoltre chiaro (ma forse non lo è per altri) che quasi tutti i contenuti dei protocolli tra le parti sociali riguardano attuazioni di prescrizioni del dlgs 81/2008 per affrontare il particolare rischio pandemico nei luoghi di lavoro, pertanto trovano una risposta anche di tipo sanzionatorio nel testo unico sulla sicurezza. 

E’ questo anche il caso dei provvedimenti anti-Covid, non basta che la loro mancata attuazione possa determinare una sanzione a fronte di un accertamento degli organi di controllo4 ma occorre che siano i lavoratori e le lavoratrici a promuovere i propri diritti, ne va letteralmente della propria salute. Opuscolo Diritti e Doveri Coronavirus

Qui sotto una piccola bacheca di notiziari oramai "antichi" ma che trattano temi che, sotto vari aspetti, sono all'origine della situazione attuale. Sono collocati nella sezione Download accessibile dal menu pricipale.

Come rispondere poste

notdicpecora

E’, per i postali, il momento di scegliere a quale specie appartenere. In giro ci sono i lupi e il farsi pecora, o continuare ad esserlo, non sembra proprio la soluzione migliore. Non è una provocazione gratuita, c’è però un dato di fatto indiscutibile: Poste, con i fidati amici sindacalisti firmatari, sta portando avanti il suo progetto di ristrutturazione del settore/servizio di recapito.

Sveglia!

notmarzo13

Nelle prossime settimane/mesi i postali dovranno fare i conti con scadenze che li costringeranno una volta per tutte a fare i conti con la realtà del sistema economico, politico e sociale in cui vivono. Dovranno uscire dall’illusione di appartenere ad un mondo a parte, ovattato, immune dai problemi reali che invece, da sempre, toccano la stragrande maggioranza dei lavoratori.

 

La situazione agli sportelli

notsett12

E’ paradossale, ma non troppo, che questi effetti deleteri si ripercuotano a cascata coinvolgendo di volta in volta ogni funzione e ruolo, fino a concentrarsi sull’ultimo anello della catena, cioè il semplice impiegato. I direttori degli uffici, salvo che per coloro che hanno sposato in pieno la politica di Poste, sono nello stesso tempo vittime e carnefici di questo sistema.

Lotta di classe ..... cercasi

notgiugno12

Parlare di lotta di classe alle poste sembrerebbe un insulto alla ragione. E’ un concetto politico alieno in questo ambito, sconosciuto ai lavoratori di questo settore, ma in questo i postali sono in buona compagnia con la maggioranza dei lavoratori italiani. E’ proprio da ciò che deriva la necessità di parlare di questo tema.