sciopero4giugnoVogliono farci credere che il coronavirus abbia oramai finito la sua azione devastante, che stia dando gli ultimi, deboli colpi, poi si acquieterà. Vogliono far passare il concetto di normalità, di necessità di adattamento, quindi di convivenza col virus. Lo vogliono i governanti, lo vogliono soprattutto i padroni - col nuovo falco di Confindustria Bonomi in prima linea -, lo vogliono i media facendo da eco alle richieste dei primi.

E’ il logico sviluppo di un percorso fondato sulla subalternità della salute - della stessa vita degli esseri umani - ai principi cardine del sistema capitalistico: i mercati e i profitti.

Nel complesso, si sono già dimenticati delle colonne di camion militari carichi di bare per i forni crematori, sulle quali hanno sparso a piene mani ipocrite lamentazioni e turbamenti fasulli; ora bisogna guardare avanti, la vita continua, il sistema richiede di essere mantenuto in attività; si deve produrre, qualunque cosa, ma produrre, altrimenti la macchina si inceppa, e tutti ne patiranno gli effetti.

Quindi dai primi di maggio milioni di lavoratori sono usciti dal lockdown, altri non si erano mai fermati (come i postali), dal 18 tutto si riavvierà.

onda scioperoLa tanto invocata fase2 è qui, è in atto, milioni di lavoratori sono tornati a produrre; i decessi sono in lieve calo (un paio di centinaia); ai già contagiati se ne sono aggiunti solo un migliaio (6 maggio); gli italiani sono tornati nei parchi, i fidanzati sono tornati a frequentarsi. Bene, la convivenza col virus è oramai un dato di fatto. 

Il sistema economico è pronto a ripartire, è ripartito, lungo le stesse strade che hanno portato allo shock della pandemia; è inevitabile, necessario, così deve essere, tutti lo vogliono, soprattutto i padroni (pardon, gli imprenditori), che dicono di avere le tasche vuote.  I lavoratori qualche dubbio ancora lo avanzano avendo sperimentato sulla loro pelle le vere condizioni in cui hanno dovuto lavorare durante la fase acuta della pandemia e lo scarso peso che la loro salute, la loro vita, ha complessivamente nei pensieri dei padroni. Monta con la fase2, l’onda securitaria. 

grilloLibero adattamento per grandi e piccini del Pinocchio di Collodi.

Personaggi ed interpreti: la Volpe: Poste; il Gatto: sindacati firmatari; Pinocchio/i: i postali; Grilli Parlanti: comunisti di ogni sfumatura; la Fata Turchina: il Sindacatodibase; Mangiafuoco: ancora da assegnare ma si pensa a Salvini come miglior candidato.

Nell’anno di grazia 2020, in tutto il mondo conosciuto, accadde un evento di una enorme gravità, una pandemia che sconvolse tutti i paesi. Vi furono centinaia di migliaia di morti e milioni di contagiati a causa di un virus sconosciuto: il coronavirus. Il virus colpì duramente anche gli abitanti di Belpaese con più di 28.000 morti e più di 200.000 infetti all’epoca in cui si narra queststoria.

Ogni aspetto della vita quotidiana venne colpito, si chiusero infatti fabbriche, uffici, negozi; le persone rimasero chiuse in casa per settimane e mesi a causa del divieto delle Autorità di uscire, incontrarsi, salutarsi, andare al cinema, a spasso, dalla fidanzata/o/i…….

Al Ministero del Lavoro e delle P.S - Ministero dell'Economia e delle Finanze - Poste Italiane S.p.A. - INPS - Ispettorato Nazionale del Lavoro.

Oggetto: Fondo di Solidarietà dipendenti Poste Italiane spa D.M 24 gennaio 2014.

In data 30/04/2020, è stato sottoscritto tra codesta società e le rappresentanze sindacali di categoria firmatarie di CCNL un accordo relativo al ricorso al Fondo di cui all’oggetto per la copertura economica delle problematiche legate alla pandemia in atto. Il comma f) del citato accordo recita: “ Analogamente, si ricorrerà alle prestazioni ordinarie di cui all’Art. 5, comma 1, lett. A, punto2) del Fondo di Solidarietà per le giornate di sospensione dell’attività disposte dall’Azienda per l’effettuazione degli interventi  di sanificazione ovvero per la mancanza dei dispositivi necessari a garantire lo svolgimento in sicurezza della prestazione lavorativa”.

notizmaggio20

A oltre due mesi dal primo caso di COVID19 in Italia, dopo aver sperimentato, come tutti, la paura per la propria incolumità, dopo il terrore per le terapie intensive non disponibili, le decine di migliaia di morti, i contagi in crescita esponenziale; dopo aver assitito agli sconci balletti dei vari governatori regionali prodighi nell’affermare la bontà delle loro scelte, della loro regione, della loro sanità, ma incapaci di garantire neppure le mascherine; dopo la sequela di interventi governativi, della protezione civile, di varie task force; dopo il profluvio di parole delle centinaia di scienziati, specialisti, super esperti spesso in contrapposizione gli uni con gli altri; dopo settimane di lockdown, di restrizioni sul piano personale e collettivo, eccoci oramai prossimi alla famosa fase 2. Finalmente, verrebbe da dire, il peggio è passato, sia dal punto di vista sanitario, che per ogni altro aspetto della nostra vita; si può riprendere a lavorare, a muoversi, socializzare, purchè si adottino delle opportune precauzioni; ma è veramente così, è finita, possiamo riprenderci la nostra vita? Crediamo di no, per vari motivi.

Non è finita dal punto di vista sanitario, perchè ogni giorno vi sono ancora centinaia i morti e nuovi contagi si aggiungono alle decine di migliaia degli scorsi giorni, in misura ridotta certo, ma basta non cercarli per non trovarli. Non lo è sul piano economico, sia dal punto di vista generale/statale che dei singoli, sia per quanto riguarda il lavoro che c’era, e forse non ci sarà, che per le condizioni di lavoro, che per i salari falciati dalle chiusure, dalle malattie, dai licenziamenti. Non lo è sul piano dei diritti individuali e collettivi congelati per decreto, per validi motivi (almeno in linea di principio, ma con molte contraddizioni) di interesse pubblico i primi (spostamenti), ma per scelte specifiche di carattere politico i secondi (diritto di sciopero, di attività politica e sindacale).

Difesa salute e COVID19

Pubblichiamo un opuscolo prodotto da Medicina Democratica relativo alla situazione generale dei Diritti e Doveri legati alla pandemia da coronavirus, con specifico riferimento all’ambito lavorativo. Riteniamo sia un documento molto importante per tutti i lavoratori che abbiano consapevolezza della loro condizione.

I DIRITTI DEI LAVORATORI E DELLE LAVORATRICI AL TEMPO DEL CORONAVIRUS. 

All’emergenza pandemica si è risposto con numerosi provvedimenti che hanno prima ridotto ed ora (“fase 2”) prevedono una ripresa graduale delle attività produttive. 

Il DPCM 26.04.2020, da ultimo, ha innestato sulle norme vigenti in tema di sicurezza e igiene del lavoro, delle “raccomandazioni” contenute nei protocolli tra le parti sociali (da ultimo quello del 24.04.2020). 

Queste raccomandazioni costituiscono ora delle prescrizioni generalizzate per tutti i datori di lavoro. La maggior parte di queste, pur se configurate appositamente per ridurre i rischi nei luoghi di lavoro dovuti a un rischio non produttivo, proveniente dall’esterno, costituito dalla contagiosità tra persone, non affermano dei principi diversi da quelli già vigenti. Allo stesso modo le prescrizioni anti-Covid non modificano i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici. 

E’ opportuno ricordare che i principali diritti dei lavoratori e delle lavoratrici sono contenute in tre norme in attuazione dei principi costituzionali: 

- L’art. 2087 del Codice Civile che afferma il generale “debito” di sicurezza che il datore di lavoro ha nei confronti del singolo lavoratore/lavoratrice 1; 

- L’art. 9 dello Statuto dei diritti dei lavoratori che sancisce il diritto a intervenire direttamente per la tutela della propria salute nei luoghi di lavoro2, i Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza sono una attuazione, non esclusiva, di tale principio: .

- Il decreto legislativo 81 del 9.04.2008 detto “Testo unico delle leggi sulla sicurezza e l’igiene del lavoro”. 3 

Vi sono ulteriori norme specifiche, per temi particolari (macchine, sostanze chimiche ecc) e per situazioni contrattuali diverse (lavoro distaccato, somministrato, autonomo ecc), ma il Dlgs 81/2008 contiene tutte le risposte ai temi che trattiamo in questo vademecum. 

Va subito ricordato che se la normativa sulla sicurezza sul lavoro italiana può essere considerata tra le migliori d’Europa, anche perché non è stata una concessione ma il risultato dei conflitti sociali in particolare degli anni ’70, l’enunciazione di buoni contenuti è una condizione necessaria ma non sufficiente per la loro attuazione : servono strumenti per la loro esigibilità. E per questo non può bastare un apparato di vigilanza, peraltro in Italia frammentato su diversi enti centrali e regionali come pure con un numero di operatori inadeguato e in costante diminuzione, ma è indispensabile l’autotutela dei lavoratori e delle lavoratrici ovvero la loro organizzazione per esigere l’attuazione delle norme nei singoli luoghi di lavoro. 

Per noi è inoltre chiaro (ma forse non lo è per altri) che quasi tutti i contenuti dei protocolli tra le parti sociali riguardano attuazioni di prescrizioni del dlgs 81/2008 per affrontare il particolare rischio pandemico nei luoghi di lavoro, pertanto trovano una risposta anche di tipo sanzionatorio nel testo unico sulla sicurezza. 

E’ questo anche il caso dei provvedimenti anti-Covid, non basta che la loro mancata attuazione possa determinare una sanzione a fronte di un accertamento degli organi di controllo4 ma occorre che siano i lavoratori e le lavoratrici a promuovere i propri diritti, ne va letteralmente della propria salute. Opuscolo Diritti e Doveri Coronavirus

Qui sotto una piccola bacheca di notiziari oramai "antichi" ma che trattano temi che, sotto vari aspetti, sono all'origine della situazione attuale. Sono collocati nella sezione Download accessibile dal menu pricipale.

Come rispondere poste

notdicpecora

E’, per i postali, il momento di scegliere a quale specie appartenere. In giro ci sono i lupi e il farsi pecora, o continuare ad esserlo, non sembra proprio la soluzione migliore. Non è una provocazione gratuita, c’è però un dato di fatto indiscutibile: Poste, con i fidati amici sindacalisti firmatari, sta portando avanti il suo progetto di ristrutturazione del settore/servizio di recapito.

Sveglia!

notmarzo13

Nelle prossime settimane/mesi i postali dovranno fare i conti con scadenze che li costringeranno una volta per tutte a fare i conti con la realtà del sistema economico, politico e sociale in cui vivono. Dovranno uscire dall’illusione di appartenere ad un mondo a parte, ovattato, immune dai problemi reali che invece, da sempre, toccano la stragrande maggioranza dei lavoratori.

 

La situazione agli sportelli

notsett12

E’ paradossale, ma non troppo, che questi effetti deleteri si ripercuotano a cascata coinvolgendo di volta in volta ogni funzione e ruolo, fino a concentrarsi sull’ultimo anello della catena, cioè il semplice impiegato. I direttori degli uffici, salvo che per coloro che hanno sposato in pieno la politica di Poste, sono nello stesso tempo vittime e carnefici di questo sistema.

Lotta di classe ..... cercasi

notgiugno12

Parlare di lotta di classe alle poste sembrerebbe un insulto alla ragione. E’ un concetto politico alieno in questo ambito, sconosciuto ai lavoratori di questo settore, ma in questo i postali sono in buona compagnia con la maggioranza dei lavoratori italiani. E’ proprio da ciò che deriva la necessità di parlare di questo tema.