Non ancora chiusa la fase emergenziale legata alla drammatica situazione sanitaria causata dal COVID19 Poste Italiane ha deciso di anticipare i tempi della “riapertura” complessiva delle sue attività di servizio. 

Ben prima dell’annuncio dell’avvio ufficiale della così detta fase2 da parte del governo, l’azienda si fa paladina delle istanze più radicali del padronato italiano e dei gruppi di interesse ad esso collegati, anticipando tempi e modi per il ritorno alla “normalità”, supportata dalle decisioni della task force governativa che ha classificato come a Basso Rischio i Servizi Postali e di Corriere, con un indice di Aggregazione sociale (prossimità di più persone) pari a 1, cioè il più basso (ma veramente?).

Per quanto ci è dato conoscere, in questo paese, in questo momento, secondo le cifre fornite dalla Protezione Civile, la normalità si manifesta quotidianamente attraverso centinaia di decessi, e con l’aumento di contagi dell’ordine di migliaia, ciò a fronte di una situazione di lock-down generalizzato.

Sabato 18 aprile dalle ore 17, VIDEO ASSEMBLEA pubblica indetta dal sindacalismo di base delle poste.

In questo periodo non si possono fare assemblee e in generale manca il confronto aperto tra lavoratori sulla situazione emergenziale che stiamo vivendo nei posti di lavoro e nella vita.

Non tutti hanno la possibilità dei mezzi social; ciò non di meno dobbiamo parlarci, confrontarci. E in questa situazione l'assemblea online ci pare uno strumento da utilizzare per dar voce e far intervenire i lavoratori, che non possono essere solo informati dai comunicati governativi, aziendali e sindacali senza potersi esprimere. La voce dei lavoratori, soprattutto in momenti come questi, è decisiva.

Per collegarsi è sufficiente cliccare sul seguente link https://us02web.zoom.us/j/83915973840

L'ordine del giorno è conoscere, confrontarsi sulla nostra condizione di lavoro nell'emergenza pandemia coronavirus e proporre azioni da intraprendere.

COBAS Poste CUB Poste SICOBAS Poste

Azienda e sindacati concertativi vogliono farci credere che siamo tutti sulla stessa barca, impegnati a portare avanti un servizio ritenuto essenziale tanto dalla maggioranza che dall’opposizione parlamentare nonché dai vertici aziendali. 

Invece questa situazione emergenziale mette in evidenza il vergognoso opportunismo di questa classe dirigente che al riparo da reali rischi, da esposizione al contagio, ben protetta e comodamente seduta in quelle stanze dove esplica la gestione strategica, spinge - a suon di comunicati confortanti sulle misure di sicurezza “adottate e rafforzate” - i lavoratori costretti in prima linea a continuare “orgogliosamente” a svolgere il proprio ruolo. E, logicamente, non mancano i ringraziamenti di circostanza nell’ipocrisia più sfacciata. 

In verità, come da continue segnalazioni dai vari territori, la condizione di molti operatori (cmp - recapito - sportelleria) resta a tutt'oggi decisamente critica per le forniture insufficienti dei dpi o non consone (mascherine monouso in confezioni famiglia e non singole e sterili) e fatiscenti sanificazioni degli ambienti di lavoro non coerentemente in linea con le relative norme. Intanto si continua a lavorare con la tensione alle stelle ed il pericolo dietro l'angolo che incombe giorno dopo giorno. Infatti già si cominciano a contare a decine i contagiati e, purtroppo, i primi morti. La “falsa normalità” non è l’arma contro questo contagio, ma il restare a casa modello Cina. 

La diffusione del virus si è estesa al mondo, è “incontrollata”, è dichiarata la pandemia!
Il contagio si propaga per contatti. Non è con misure securitarie contro chi passeggia o va a fare la spesa che si risolve il problema, questa è “colpevolizzazione di massa”, piuttosto il problema è la mobilità e le attività produttive a cui costringono decine e centinaia di migliaia di lavoratori, sacrificabili per la continuazione delle attività economiche (il profitto). Si ammalano e muoiono i lavoratori, gli esposti. Secondo Governo e Aziende noi dovremmo non chiudere tutte le attività per mettere in salvaguardia la vita nostra e delle persone ma dobbiamo convivere con il virus rischiando in prima persona.
Questa “visione sacrificale” va fortemente contrastata, a cominciare dai luoghi di lavoro, dove già decisive sono state le mobilitazioni (scioperi, astensioni, rifiuti...) per indurre le autorità a restringere ulteriormente le produzioni da tenere aperte. Rivendichiamo il pieno diritto alla salute anche per i lavoratori di Poste Italiane attualmente costretti all'esercizio delle proprie funzioni. Nel ribadire che il servizio pubblico erogato dalla stessa S.p.A. non rientra nella globalità delle prestazioni ritenute essenziali in questa fase di pandemia, reputiamo procrastinabile ogni attività attinente alla stessa categoria visto che l'evolversi della situazione ha ormai assunto aspetti altamente preoccupanti in rapporto all'espansione rapida del fenomeno e che si arrivi in tempi brevissimi alla chiusura totale.

Al Presidente del Consiglio dei Ministri - Al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali - Al Ministero della Salute - Presidente Regione Lombardia - Assessore al Welfare Regione Lombardia - Poste Italiane Relazioni Industriali.

Oggetto: Intimazione ad adempiere alle disposizioni dei D.C.P.M. ed alle vigenti normative sulla sicurezza sui luoghi di lavoro in relazione a epidemia corona virus.

Premesso che:

  • la gravità assunta dall'epidemia su tutto il territorio nazionale, la sua virulenza che si manifesta con l'esponenziale aumento dei casi di contagio e di decessi;

  • la criticità in cui già versa il Servizio Sanitario Nazionale delle Regioni del nord Italia (Lombardia in primis) pur essendo considerate al top (?);

  • l'organizzazione del lavoro di Poste Italiane vede nello stesso tempo settori con alta concentrazione di addetti negli stessi ambienti (CMP), capillarità sul territorio, sistematico, quotidiano, diretto contatto con la popolazione (portalettere, sportellisti, consulenti finanziari);

  • la presenza di casi di contagio tra il personale di alcuni uffici e centri del territorio nazionale e il primato lombardo con due morti a Bergamo;

Difesa salute e COVID19

Pubblichiamo un opuscolo prodotto da Medicina Democratica relativo alla situazione generale dei Diritti e Doveri legati alla pandemia da coronavirus, con specifico riferimento all’ambito lavorativo. Riteniamo sia un documento molto importante per tutti i lavoratori che abbiano consapevolezza della loro condizione.

I DIRITTI DEI LAVORATORI E DELLE LAVORATRICI AL TEMPO DEL CORONAVIRUS. 

All’emergenza pandemica si è risposto con numerosi provvedimenti che hanno prima ridotto ed ora (“fase 2”) prevedono una ripresa graduale delle attività produttive. 

Il DPCM 26.04.2020, da ultimo, ha innestato sulle norme vigenti in tema di sicurezza e igiene del lavoro, delle “raccomandazioni” contenute nei protocolli tra le parti sociali (da ultimo quello del 24.04.2020). 

Queste raccomandazioni costituiscono ora delle prescrizioni generalizzate per tutti i datori di lavoro. La maggior parte di queste, pur se configurate appositamente per ridurre i rischi nei luoghi di lavoro dovuti a un rischio non produttivo, proveniente dall’esterno, costituito dalla contagiosità tra persone, non affermano dei principi diversi da quelli già vigenti. Allo stesso modo le prescrizioni anti-Covid non modificano i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici. 

E’ opportuno ricordare che i principali diritti dei lavoratori e delle lavoratrici sono contenute in tre norme in attuazione dei principi costituzionali: 

- L’art. 2087 del Codice Civile che afferma il generale “debito” di sicurezza che il datore di lavoro ha nei confronti del singolo lavoratore/lavoratrice 1; 

- L’art. 9 dello Statuto dei diritti dei lavoratori che sancisce il diritto a intervenire direttamente per la tutela della propria salute nei luoghi di lavoro2, i Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza sono una attuazione, non esclusiva, di tale principio: .

- Il decreto legislativo 81 del 9.04.2008 detto “Testo unico delle leggi sulla sicurezza e l’igiene del lavoro”. 3 

Vi sono ulteriori norme specifiche, per temi particolari (macchine, sostanze chimiche ecc) e per situazioni contrattuali diverse (lavoro distaccato, somministrato, autonomo ecc), ma il Dlgs 81/2008 contiene tutte le risposte ai temi che trattiamo in questo vademecum. 

Va subito ricordato che se la normativa sulla sicurezza sul lavoro italiana può essere considerata tra le migliori d’Europa, anche perché non è stata una concessione ma il risultato dei conflitti sociali in particolare degli anni ’70, l’enunciazione di buoni contenuti è una condizione necessaria ma non sufficiente per la loro attuazione : servono strumenti per la loro esigibilità. E per questo non può bastare un apparato di vigilanza, peraltro in Italia frammentato su diversi enti centrali e regionali come pure con un numero di operatori inadeguato e in costante diminuzione, ma è indispensabile l’autotutela dei lavoratori e delle lavoratrici ovvero la loro organizzazione per esigere l’attuazione delle norme nei singoli luoghi di lavoro. 

Per noi è inoltre chiaro (ma forse non lo è per altri) che quasi tutti i contenuti dei protocolli tra le parti sociali riguardano attuazioni di prescrizioni del dlgs 81/2008 per affrontare il particolare rischio pandemico nei luoghi di lavoro, pertanto trovano una risposta anche di tipo sanzionatorio nel testo unico sulla sicurezza. 

E’ questo anche il caso dei provvedimenti anti-Covid, non basta che la loro mancata attuazione possa determinare una sanzione a fronte di un accertamento degli organi di controllo4 ma occorre che siano i lavoratori e le lavoratrici a promuovere i propri diritti, ne va letteralmente della propria salute. Opuscolo Diritti e Doveri Coronavirus

Qui sotto una piccola bacheca di notiziari oramai "antichi" ma che trattano temi che, sotto vari aspetti, sono all'origine della situazione attuale. Sono collocati nella sezione Download accessibile dal menu pricipale.

Come rispondere poste

notdicpecora

E’, per i postali, il momento di scegliere a quale specie appartenere. In giro ci sono i lupi e il farsi pecora, o continuare ad esserlo, non sembra proprio la soluzione migliore. Non è una provocazione gratuita, c’è però un dato di fatto indiscutibile: Poste, con i fidati amici sindacalisti firmatari, sta portando avanti il suo progetto di ristrutturazione del settore/servizio di recapito.

Sveglia!

notmarzo13

Nelle prossime settimane/mesi i postali dovranno fare i conti con scadenze che li costringeranno una volta per tutte a fare i conti con la realtà del sistema economico, politico e sociale in cui vivono. Dovranno uscire dall’illusione di appartenere ad un mondo a parte, ovattato, immune dai problemi reali che invece, da sempre, toccano la stragrande maggioranza dei lavoratori.

 

La situazione agli sportelli

notsett12

E’ paradossale, ma non troppo, che questi effetti deleteri si ripercuotano a cascata coinvolgendo di volta in volta ogni funzione e ruolo, fino a concentrarsi sull’ultimo anello della catena, cioè il semplice impiegato. I direttori degli uffici, salvo che per coloro che hanno sposato in pieno la politica di Poste, sono nello stesso tempo vittime e carnefici di questo sistema.

Lotta di classe ..... cercasi

notgiugno12

Parlare di lotta di classe alle poste sembrerebbe un insulto alla ragione. E’ un concetto politico alieno in questo ambito, sconosciuto ai lavoratori di questo settore, ma in questo i postali sono in buona compagnia con la maggioranza dei lavoratori italiani. E’ proprio da ciò che deriva la necessità di parlare di questo tema.