La diffusione del virus si è estesa al mondo, è “incontrollata”, è dichiarata la pandemia!
Il contagio si propaga per contatti. Non è con misure securitarie contro chi passeggia o va a fare la spesa che si risolve il problema, questa è “colpevolizzazione di massa”, piuttosto il problema è la mobilità e le attività produttive a cui costringono decine e centinaia di migliaia di lavoratori, sacrificabili per la continuazione delle attività economiche (il profitto). Si ammalano e muoiono i lavoratori, gli esposti. Secondo Governo e Aziende noi dovremmo non chiudere tutte le attività per mettere in salvaguardia la vita nostra e delle persone ma dobbiamo convivere con il virus rischiando in prima persona.
Questa “visione sacrificale” va fortemente contrastata, a cominciare dai luoghi di lavoro, dove già decisive sono state le mobilitazioni (scioperi, astensioni, rifiuti...) per indurre le autorità a restringere ulteriormente le produzioni da tenere aperte. Rivendichiamo il pieno diritto alla salute anche per i lavoratori di Poste Italiane attualmente costretti all'esercizio delle proprie funzioni. Nel ribadire che il servizio pubblico erogato dalla stessa S.p.A. non rientra nella globalità delle prestazioni ritenute essenziali in questa fase di pandemia, reputiamo procrastinabile ogni attività attinente alla stessa categoria visto che l'evolversi della situazione ha ormai assunto aspetti altamente preoccupanti in rapporto all'espansione rapida del fenomeno e che si arrivi in tempi brevissimi alla chiusura totale.

Al Presidente del Consiglio dei Ministri - Al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali - Al Ministero della Salute - Presidente Regione Lombardia - Assessore al Welfare Regione Lombardia - Poste Italiane Relazioni Industriali.

Oggetto: Intimazione ad adempiere alle disposizioni dei D.C.P.M. ed alle vigenti normative sulla sicurezza sui luoghi di lavoro in relazione a epidemia corona virus.

Premesso che:

  • la gravità assunta dall'epidemia su tutto il territorio nazionale, la sua virulenza che si manifesta con l'esponenziale aumento dei casi di contagio e di decessi;

  • la criticità in cui già versa il Servizio Sanitario Nazionale delle Regioni del nord Italia (Lombardia in primis) pur essendo considerate al top (?);

  • l'organizzazione del lavoro di Poste Italiane vede nello stesso tempo settori con alta concentrazione di addetti negli stessi ambienti (CMP), capillarità sul territorio, sistematico, quotidiano, diretto contatto con la popolazione (portalettere, sportellisti, consulenti finanziari);

  • la presenza di casi di contagio tra il personale di alcuni uffici e centri del territorio nazionale e il primato lombardo con due morti a Bergamo;

COSTITUZIONE ITALIANA poste o vita

Art 32 

La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività. 

Art 39 

L'organizzazione sindacale è libera. 

T.U. per la SICUREZZA sul LAVORO 81/08 (Diritti dei lavoratori in caso di pericolo grave 

e immediato). Il lavoratore che, in caso di pericolo grave, immediato e che non può essere evitato, si allontana dal posto di lavoro o da una zona pericolosa, non può subire pregiudizio alcuno e deve essere protetto da qualsiasi conseguenza dannosa. 

Mentre la commissione di garanzia si preoccupa di imbavagliare le lotte dei lavoratori inibendo di fatto tutte le indizioni di sciopero in corso per il 9 marzo con una pretestuosa violazione in casi di 'stato di emergenza', dall'altra parte Poste come tutte le aziende non usa certo le basilari accortezze per salvaguardare utenti e lavoratori: sono arrivate mascherine, guanti, disinfettanti in tutti gli uffici? Hanno provveduto alle sanificazioni dei locali e degli areatori? Se si fa distinzione tra il virus che è un pericolo per le scioperanti e le manifestanti, ma non risulta essere una pari minaccia per chi lavora e si aggrega nei templi del capitalismo: uffici, fabbriche, stadi e centri commerciali, vuol dire che anche la vicenda infelice del covid19 segue la logica classista e diventa controllo sociale e strumento di repressione più ampio, sociale e politico di cui lo sciopero è, da sempre, il capro espiatorio (o ... l'untore). 

L'8 marzo del 2018 l'omaggio di Poste per le donne è stato una cartolina e quattro francobolli (SIC). L'azienda in questi ultimi anni ha lavorato molto sulla sua immagine pro donna, firmando protocolli d'intesa sulle questioni di genere, sulle pari opportunità. Ma tutto questo concretamente cosa significa per noi lavoratrici? Siamo in un'azienda in cui il 54% dell'occupazione è femminile. 

Oggi come sono le condizioni di lavoro per le donne in questa Poste? 

Pubblichiamo il testo dell'esposto presentato alla Procura della Repubblica di Milano in relazione alla presenza di amiantomalattieamianto al CPD Peschiera B. e Linate Dogana. E' un nuovo passo verso il riconoscimento del diritto alla salute ed alla sicurezza per i lavoratori di Poste, ma non basta, occorre che i lavoratori diventino protagonisti di questa rivendicazione senza più tentennamenti o paure inutili. Non è solo il coronavirus che uccide ma (complessivamente in misura maggiore) anche l'amianto!

Milano 22 febbraio 2020

 

Alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Milano

Via C. Freguglia, 1, 20122 Milano MI

 

UOC Prevenzione e Sicurezza Ambienti di Lavoro Milano Est

Via Giov. Paolo I, 8 - 20070 Vizzolo Predabissi 

Via Don Gnocchi, 62 – 20064 Gorgonzola

 

Poste Italiane SpA

Responsabile C.S. Peschiera B.

Via Archimede 2 - 20068 Peschiera Borromeo

 

Oggetto: situazione amianto, sospetto di grave rischio e pericolo nei centri C.S.I. Linate e C.S. Peschiera Borromeo di Poste Italiane SpA.

 Relativamente al Centro Smistamento Peschiera Borromeo, premesso che:

  1. 1. Nelle scorse settimane nel centro è circolata la notizia (tramite un volantino del sindacato SLG Poste ed un’assemblea del sindacato SLC CGIL) del rinvenimento di amianto in alcuni reparti del centro ad opera di un’azienda esterna durante lavori di manutenzione (?);
  2. 2. Il centro risulta stato edificato sin dagli anni ‘70/’80 e nel corso dei decenni non è stata rilevata/comunicata ufficialmente nessuna presenza di amianto;
  3. 3. Nei documenti di valutazione rischi, noti agli RLS, nel corso degli anni non risultava alcuna indicazione sul tema amianto;
  4. 4. Nelle scorse settimane Poste ha dichiarato di aver effettuato rilevamenti sulla eventuale presenza di amianto disperso nell’ambiente, riportandone un esito negativo;
  5. 5. Poste Italiane, stando alla dinamica nota, a distanza di decenni, è incappata in modo assolutamente accidentale e casuale nel rinvenimento di amianto.

Difesa salute e COVID19

Pubblichiamo un opuscolo prodotto da Medicina Democratica relativo alla situazione generale dei Diritti e Doveri legati alla pandemia da coronavirus, con specifico riferimento all’ambito lavorativo. Riteniamo sia un documento molto importante per tutti i lavoratori che abbiano consapevolezza della loro condizione.

I DIRITTI DEI LAVORATORI E DELLE LAVORATRICI AL TEMPO DEL CORONAVIRUS. 

All’emergenza pandemica si è risposto con numerosi provvedimenti che hanno prima ridotto ed ora (“fase 2”) prevedono una ripresa graduale delle attività produttive. 

Il DPCM 26.04.2020, da ultimo, ha innestato sulle norme vigenti in tema di sicurezza e igiene del lavoro, delle “raccomandazioni” contenute nei protocolli tra le parti sociali (da ultimo quello del 24.04.2020). 

Queste raccomandazioni costituiscono ora delle prescrizioni generalizzate per tutti i datori di lavoro. La maggior parte di queste, pur se configurate appositamente per ridurre i rischi nei luoghi di lavoro dovuti a un rischio non produttivo, proveniente dall’esterno, costituito dalla contagiosità tra persone, non affermano dei principi diversi da quelli già vigenti. Allo stesso modo le prescrizioni anti-Covid non modificano i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici. 

E’ opportuno ricordare che i principali diritti dei lavoratori e delle lavoratrici sono contenute in tre norme in attuazione dei principi costituzionali: 

- L’art. 2087 del Codice Civile che afferma il generale “debito” di sicurezza che il datore di lavoro ha nei confronti del singolo lavoratore/lavoratrice 1; 

- L’art. 9 dello Statuto dei diritti dei lavoratori che sancisce il diritto a intervenire direttamente per la tutela della propria salute nei luoghi di lavoro2, i Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza sono una attuazione, non esclusiva, di tale principio: .

- Il decreto legislativo 81 del 9.04.2008 detto “Testo unico delle leggi sulla sicurezza e l’igiene del lavoro”. 3 

Vi sono ulteriori norme specifiche, per temi particolari (macchine, sostanze chimiche ecc) e per situazioni contrattuali diverse (lavoro distaccato, somministrato, autonomo ecc), ma il Dlgs 81/2008 contiene tutte le risposte ai temi che trattiamo in questo vademecum. 

Va subito ricordato che se la normativa sulla sicurezza sul lavoro italiana può essere considerata tra le migliori d’Europa, anche perché non è stata una concessione ma il risultato dei conflitti sociali in particolare degli anni ’70, l’enunciazione di buoni contenuti è una condizione necessaria ma non sufficiente per la loro attuazione : servono strumenti per la loro esigibilità. E per questo non può bastare un apparato di vigilanza, peraltro in Italia frammentato su diversi enti centrali e regionali come pure con un numero di operatori inadeguato e in costante diminuzione, ma è indispensabile l’autotutela dei lavoratori e delle lavoratrici ovvero la loro organizzazione per esigere l’attuazione delle norme nei singoli luoghi di lavoro. 

Per noi è inoltre chiaro (ma forse non lo è per altri) che quasi tutti i contenuti dei protocolli tra le parti sociali riguardano attuazioni di prescrizioni del dlgs 81/2008 per affrontare il particolare rischio pandemico nei luoghi di lavoro, pertanto trovano una risposta anche di tipo sanzionatorio nel testo unico sulla sicurezza. 

E’ questo anche il caso dei provvedimenti anti-Covid, non basta che la loro mancata attuazione possa determinare una sanzione a fronte di un accertamento degli organi di controllo4 ma occorre che siano i lavoratori e le lavoratrici a promuovere i propri diritti, ne va letteralmente della propria salute. Opuscolo Diritti e Doveri Coronavirus

Qui sotto una piccola bacheca di notiziari oramai "antichi" ma che trattano temi che, sotto vari aspetti, sono all'origine della situazione attuale. Sono collocati nella sezione Download accessibile dal menu pricipale.

Come rispondere poste

notdicpecora

E’, per i postali, il momento di scegliere a quale specie appartenere. In giro ci sono i lupi e il farsi pecora, o continuare ad esserlo, non sembra proprio la soluzione migliore. Non è una provocazione gratuita, c’è però un dato di fatto indiscutibile: Poste, con i fidati amici sindacalisti firmatari, sta portando avanti il suo progetto di ristrutturazione del settore/servizio di recapito.

Sveglia!

notmarzo13

Nelle prossime settimane/mesi i postali dovranno fare i conti con scadenze che li costringeranno una volta per tutte a fare i conti con la realtà del sistema economico, politico e sociale in cui vivono. Dovranno uscire dall’illusione di appartenere ad un mondo a parte, ovattato, immune dai problemi reali che invece, da sempre, toccano la stragrande maggioranza dei lavoratori.

 

La situazione agli sportelli

notsett12

E’ paradossale, ma non troppo, che questi effetti deleteri si ripercuotano a cascata coinvolgendo di volta in volta ogni funzione e ruolo, fino a concentrarsi sull’ultimo anello della catena, cioè il semplice impiegato. I direttori degli uffici, salvo che per coloro che hanno sposato in pieno la politica di Poste, sono nello stesso tempo vittime e carnefici di questo sistema.

Lotta di classe ..... cercasi

notgiugno12

Parlare di lotta di classe alle poste sembrerebbe un insulto alla ragione. E’ un concetto politico alieno in questo ambito, sconosciuto ai lavoratori di questo settore, ma in questo i postali sono in buona compagnia con la maggioranza dei lavoratori italiani. E’ proprio da ciò che deriva la necessità di parlare di questo tema.